L'anima: tutti la danno per scontata
Il 24 ottobre scorso ho ufficialmente dichiarato di non credere nell’anima e nella sua eternità. Adesso ascolto le parole di un video che racconta proprio l’opposto, ovvero che l’anima è immortale e che viene per un periodo ad abitare il corpo, tornando nello stesso posto da cui è venuta dopo che il corpo ha smesso di funzionare. Il paragone classico è l’oceano e la goccia, dove ovviamente la goccia è l’anima, che proviene da quell’oceano e al quale poi ritorna. Perché questo gioco? Per fare esperienza, si dice, ma cosa se ne fa l’anima di tale esperienza? E l’oceano come si avvantaggia dell’esperienza di milioni di anime relegate per un periodo in altrettanti milioni di corpi? Qual è lo scopo ultimo di tale procedimento? Per me, queste sono domande che non hanno risposta, problemi che sono destinati a rimanere irrisolti. Qualcosa mi sfugge in tutto questo carosello. Se dovessi trarre un consuntivo della mia vita passata, dovrei onestamente ammettere di aver inanellato fallimenti sopra fallimenti e finirei per chiedermi cosa ho imparato da tali fallimenti. Sono diventato una persona migliore, nel corso degli anni? A me sembra di essere rimasto sempre quello, sempre lo stesso, e di non aver fatto progresso alcuno. Non sono diventato né più buono, né più cattivo, ma sempre lo stesso pavido omuncolo umbratile, goffo, timido e inconcludente. Tuttavia, grazie all’istinto di sopravvivenza e a un minimo sindacale di autostima, posso concludere, visto che mi sto avviando verso la fine dei miei giorni su questo pianeta, di essere stato tutto sommato fortunato, e di non potermi assolutamente lamentare della vita che sto vivendo nel momento attuale. E’ una grande fortuna essere in pace con se stessi. Quanti di noi possono dire altrettanto? Poi, per me l’anima, se c’è, può andare dove vuole!
Non possiamo dare risposte razionali ad un qualcosa che razionale non è.
RispondiEliminaNon credo ci sia bisogno di ascoltare qualche video o leggere qualche libro o frequentare guru e santoni per farci un idea.
È una cosa che viene da dentro.
C' è chi la sente e chi no.
Da anni ho il mio appuntamento quotidiano con i video di you tube, perché li considero molto istruttivi, ma in questo ultimissimo periodo vedo che molti video sono fatti con l'intelligenza artificiale, che mostra situazioni paradossali e totalmente false.
EliminaMi infastidiscono soprattutto quelli con gli animali, a cui vengono fatte fare cose che in natura non farebbero mai. Ora, piano piano, mi sto rassegnando. Nell'immediato futuro le nuove generazioni avranno una visione distorta dell'etologia, perché avranno interiorizzato comportamenti animali totalmente inventati.
Oggi per esempio ho visto un breve video di Matteo Gracis che metteva in guardia su un probabile futuro in cui saranno le macchine, cioè i computer, a dominare il mondo dopo averci reso schiavi.
Se Gracis arriva a dire questo, considerato che è un "altoparlante" del Sistema, vuol dire che la cosa è seria, e la direzione verso cui stiamo andando è quella.
I video che parlano di spiritualità, compresi quelli che parlano di anima, continuano ad interessarmi, ma non posso escludere che, invece di arricchirmi culturalmente, mi provochino una certa confusione.
= Oggi per esempio ho visto un breve video di Matteo Gracis che metteva in guardia su un probabile futuro in cui saranno le macchine, cioè i computer, a dominare il mondo dopo averci reso schiavi.
EliminaSe Gracis arriva a dire questo, considerato che è un "altoparlante" del Sistema, vuol dire che la cosa è seria, e la direzione verso cui stiamo andando è quella. =
E se fosse solo un modo per distrarci con un falso problema ?
Cosa gliene importa alle macchine di avere degli schiavi e dominare il mondo ?
Loro non sono il frutto di una evoluzione darwiniana.
Infatti, hai ragione.
EliminaLe macchine non sono il frutto di un'evoluzione darwiniana, ma se acquisissero la coscienza diventerebbero come noi e comincerebbero a pensare come se fossero il frutto di un'evoluzione darwiniana.
Sarebbe un po' quello che viene descritto nel libro della Genesi, quando gli Dei espressero la preoccupazione che le cavie umane sarebbero diventate come loro se "avessero mangiato anche i frutti del secondo albero", quello che li avrebbe resi simili a Dio.
E' una metafora per dire che la nostra evoluzione spirituale è rimasta bloccata, in virtù del fatto che abbiamo mangiato solo i frutti del primo albero, e non anche quelli del secondo.
Io interpreto questo passaggio come se ci avessero lasciati a metà del guado, non in grado di raggiunegere una piena evoluzione.
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
RispondiElimina= Posso affermare che, per me, questa vita non ha alcun senso. =
EliminaE' vero: se non credi nella religione, la vita non ha alcun senso (lo confermano anche i biologi), ma può avere uno scopo.
Ad esempio essere felici.
Non ti sembra un buon obiettivo ?
Uno scopo degno del nostro impegno ?
felicità significava (anche oggi) essere "fecondo" ... produrre ricchezza, abbondazza.
Eliminae già compare qualcosa da produrre ...
religione vuol dire ri-legare ovvere legare di nuovo qualcosa che si era slegato (il rapporto tra Dio ed i sudditi) (per me padrone-schiavo)
Per la buona e feconda produzione (la felicità) basta un buon Marchionne di qualche tempo fa. Per la religione un buon prete una buona religione un credo una fede una bella speranza (in genere nella giustizia divina).
cerco di fare poco sforzo nel vivere (senza grandi risultati) e godermi il gatto il fuoco il non avere a che fare con nessuno. A volte mi basta una pizza a volte la pizza la tirerei in faccia a ...
Sono stufo di fare l'ape operaia che deve svolazzare tutti i giorni per far ingrassare l'ape regina. Io non volevo nascere. Sono un pentito. Datemi la scorta.
mi ritorna in mente una mia poesia di qualche anno fa (perdona Roberto se approfitto di te)
Dio non me scocciare
Io non avere sonno nemmeno questa notte
domani lavorare con tutte le ossa rotte
per entrare in paradiso io dovere lavorare
e lavorare pure se volere fare amore
tutti dire me cosa dovere fare
nessuno chiedere mai se a me fare piacere
e allora io domani non andare mio ufficio
io restare a casa a giocare con il micio
il nastro delle paste io agitare avanti
e lui correre appresso e saltar su arredamenti
e poi lui dare morsi per gioco su mia mano
e io lanciare a lui pallina carta lontano
e poi io dare lui scatoletta e croccantini
e lui ed io insieme sembrare due cretini
a mezzogiorno andare comprare pane caldo
mangiare parmigiana e bere birra in saldo.
Se anche in paradiso io dovere lavorare
allora scegliere inferno e Dio non me scocciare.
= felicità significava (anche oggi) essere "fecondo" ... produrre ricchezza, abbondanza. =
EliminaDove hai trovato questa correlazione ?
A me, alla parola felicità, viene in mente altro.
Sono d'accordo con Lumen quando dice che lo scopo della vita è essere felici.
EliminaQuando ci rompono le scatole, vigili urbani, sbirri e funzionari vari, a cominciare dallo sbirro cosmico, Dio, c'impediscono di realizzare lo scopo della nostra vita.
Tutti questi personaggi da me citati, e purtroppo anche molti altri, sono da evitare come la peste.
Una curiosità: perché nella tua poesia hai usato i verbi all'infinito?
Così mi sembra scritta da un negro.
Non è una critica, perché sull'arte non si deve discutere.
si nella poesia ci sono i verbi all'infinito ... come gli schiavi che non parlano bene italiano
Eliminauno schiavo insomma ... uno di quelli con le carte in regola (cioè con le catene la palla al piede etc.) (licenza poetica insomma)
anch'io penso che sia meglio e bello essere felici
tuttavia (parlo per me e solo per me) molti momenti di felicità (ci sarebbe poi da dire su "piacere" e "felicità" ... il primo momentaneo il secondo più duraturo) sono controbilanciati da qualche momento di infelicità (preoccupazioni,incombenze, cose che odio fare etc.) di portata inversamente proporzionale alla felicità.
Per ogni cosa bella ne ricevo una caterva di cose brutte (non sempre ma spesso)
come il lampo ... quando arriva sai che sta per arrivare anche il tuono)
un Karma non ancora rodato insomma
andrà meglio al prossimo giro
avevo girovagato in rete cercando l'etimo della parola "felicità" che qui riporto:
"felicità" affonda le sue radici nel latino felix, che significa "fecondo" e "prospero", e nel greco phýo, "far essere" o "generare". Questa origine suggerisce che la felicità sia legata a uno stato di benessere derivante dall'essere "fecondi di vita", progetti e relazioni in armonia con sé stessi. Un'altra interpretazione, meno comune ma suggestiva, la ricollega al latino felo, "succhiare", con riferimento all'appagamento del bambino che si nutre al seno materno, evidenziando l'idea di nutrimento e cura ...
mi aveva colpito la genesi del termine