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La ballerina di Paularo

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  Nelle piazze delle città italiane, tra i tavolini dei bar all’aperto, si aggirano i piccioni, salendo a volte anche sui tavoli stessi. La stessa cosa fanno i passeri. I gestori dei locali ove ciò avviene fanno di tutto per allontanarli, chiedendo ai clienti di non dare assolutamente cibo ai volatili. A poco serve tale misura, perché ormai gli uccelli hanno capito che bazzicando quei tavolini qualche briciola si trova sempre. Nelle città di mare i gabbiani si mostrano così ardimentosi da togliere addirittura il cibo di bocca agli avventori di bar e ristoranti. Siccome l’Italia è un paese barbaro, le amministrazioni comunali intervengono spesso ingaggiando i cacciatori per fare strage di piccioni, piuttosto che di passeri, che stanno diminuendo di numero, o di gabbiani, ma altri Comuni hanno predisposto mangiatoie con granone arricchito di sostanze contraccettive, allo scopo almeno di ridurre il numero dei colombi cittadini. A Paularo, località turistica montana in prov...

Le mie fobie

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  Da non molto tempo ho scoperto di soffrire di diverse fobie. Che mi facessero paura i ragni già ne ero al corrente e sapevo che si chiama aracnofobia, ma di altre provavo i disagi tipici di chi ne soffre, in particolari situazioni, senza sapere come si chiamassero. E’ stato così, vedendo un film di “Man in Black” in 3D, cioè tridimensionale, che ho scoperto di avere la paura delle altezze, il cui termine tecnico è acrofobia . E, sempre a causa di un altro film, intitolato “Buried”, sepolto , mi sono accorto di avere anche la claustrofobia, sebbene riesca senza difficoltà ad entrare e a servirmi degli ascensori. Nelle grotte mai e poi mai mi ci intrufolerei, specie se si tratta di stretti cunicoli. Quindi, per tale ragione, non potrei mai fare lo speleologo e nemmeno il minatore. Meglio così, lo lascio fare ad altri, sia l’uno che l’altro. Sono un animale di superficie.  

Ci risiamo!

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    Il ratto è un mammifero notturno come tutti gli altri, come la volpe, la faina, il tasso, il lupo e lo sciacallo. Ciò che lo rende pericoloso per l’uomo è la sua vicinanza con l’uomo stesso, con le sue feci, raccolte nelle fogne, e i suoi scarti alimentari, raccolti nelle discariche a cielo aperto. Tutti gli animali selvatici vanno dove trovano cibo. Il lupo dove ci sono pecore, la faina dove ci sono galline e io aggiungo anche il cormorano, dove ci sono allevamenti di pesci. Il ratto, finché vive nei boschi, è un animale pulito, ma diventa portatore di agenti patogeni nel momento in cui si imbratta dei liquami delle fogne umane. Se quindi c’è qualcuno che merita biasimo e diffidenza, siamo noi stessi, con le nostre deiezioni e le cattive abitudini basate sugli sprechi e la dispersione nell’ambiente di sostanze alimentari. Quello che sta per accadere di nuovo, grazie all’OMS, è una nuova pandemia , secondo la sceneggiatura collaudata a partire dalla fine del 2...

Le contraddizioni della geisha

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  In una delle trasmissioni di successo di qualche anno fa, della serie “Turisti per caso” , Patrizio Roversi entrò in un ristorante giapponese e decise di assaggiare carne di balena. La cameriera, vedendo la sua titubanza, dettata forse da scrupoli di natura etica, gli chiese: “Tu mangi pesce?”. Alla risposta affermativa del Roversi, la donna concluse: “E allora? La balena è un pesce come tutti gli altri!” e l’uomo bianco, civilizzato e tendenzialmente ecologista, chinò il capo e si mise a masticare la carne del cetaceo, cucinata Dio solo sa come.   

Ai selvaggi il Bianco non piace!

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    “ Il 14 febbraio 1779, i marinai, quando furono informati ufficialmente che il loro comandante James Cook aveva fatto la fine dei prigionieri di guerra indigeni, spararono varie cannonate sul villaggio e lo incendiarono. Allora i selvaggi, presi da rimorso, mandarono a bordo, il 21 febbraio, i resti di Cook e cioè le mani, un osso del cranio e qualche osso delle gambe. La sera stessa il tenente Clerke lesse il servizio dei morti su un cofanetto che conteneva quei resti e poi buttò il cofanetto in mare”.  ( H. W. Van Loon – Storia del Pacifico )

Il gusto del pettegolezzo

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    Il bravo Stefano Montanari spiega come nasce la parola “cannibale”. E conclude dicendo che sono molti secoli che le cose funzionano allo stesso modo perché l’uomo è fatto così. Si comincia a diffamare un popolo, per poi avere la giustificazione morale di sterminarlo. Si mette in evidenza la pericolosità di lupi e orsi, per poi avere la giustificazione morale per eradicarli. Cristoforo Colombo, il 12 ottobre 1492, crede di capire che nell’interno dell’isola di Hispaniola, dov’era sbarcato, ci fossero popolazioni dedite al consumo di carne umana, perché qualche indigeno che gli era venuto incontro sulla spiaggia pronuncia una parola simile a “canbal” e Colombo associa tale parola all’antropofagia, di modo che, una volta messi da pare i doni per gli indigeni, i classici perline e specchietti, si possa mettere mano ai moschetti e agli archibugi contro tribù che solo per un pettegolezzo erano state catalogate come antropofaghe. Magari lo saranno anche state, visto che gli etnol...

Genocidi s.p.a.

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    Che cosa hanno in comune Pablo Neruda , il più grande poeta cileno del XX secolo, con Martin Scorsese , regista di fama italoamericano? Entrambi hanno affrontato il tema dei genocidi delle minoranze native da parte degli occidentali. Neruda, benché letterato di lingua spagnola, si identificava con il popolo degli Araucani, meglio conosciuto come Mapuce , di cui si riteneva discendente e che fu in gran parte sterminato dai conquistatori spagnoli, mentre l’ultimo film di Scorsese parla del popolo degli Osage , stanziato in Oklaoma, che per un breve periodo si arricchì grazie alla scoperta del petrolio nei terreni della loro riserva, ma che si attirò le mire di anglosassoni senza scrupoli. Il film che parla di questa storia vera s’intitola “Killers of the flower moon” . La frase: “è più facile che un bianco finisca in prigione per aver preso a calci un cane, che non per aver ammazzato un indiano”, estrapolata dal film, è una spietata sintesi del razzismo che per...

Chi è senza peccato scagli la prima critica

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    Dopo aver pubblicato su Facebook la mia disavventura malgascia, risalente a una decina d’anni fa, in cui da ubriaco mangiavo del pesce fritto, è arrivato il commento dell’imm a ncabile criticona che mi rivolgeva tre, a suo dire, gravi accuse: 1) essermi ubriacato; 2) aver mangiato animali; 3) aver picchiato una donna. Rispondo punto per punto alle tre accuse, premettendo che la tizia che me le ha rivolte non solo ha avuto il commento rimosso, ma è stata anche cancellata dalle amicizie perché le donne stupide, esattamente come gli uomini stupidi, non mi piacciono, poiché hanno la tendenza ad essere cattive e, nel suo caso, essendo da me “illo tempore” stata respinta, anche vendicative. Meglio rimuoverla prima che faccia altri danni.

Giornata mondiale della violenza sui pesci

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    Finora l’ho raccontata a pochi intimi, perché non è una storia edificante. Ma ora voglio renderla pubblica, ché tanto non mi resta molto da campare e se ho toccato il fondo, in quell’occasione, visto che è una storia che mi riguarda, vuol dire che non posso scendere più in basso. Ero in Madagascar, aspettavo la mia seconda moglie Tina, che era andata a vendere vestiti come faceva, grazie ai miei finanziamenti, per guadagnarsi qualche soldino. La spettavo sotto l’albero dei manghi, circondato da galline interessate ai miei salatini, compreso un gallo prepotente che, se non riceveva cibo, mi attaccava. Per ammazzare il tempo, bevevo vino bianco, originario del Sudafrica e comprato nel supermercato di Tulear. Finii la prima bottiglia e attaccai con la seconda. Quando ero a metà della seconda, vidi arrivare Tina con un involto contenente pesce fresco. In men che non si dica, Tina accese la “fatapera”, una specie di fornelletto alimentato a carbonella, sotto l’albero dei manghi...

Il diabolico fanatismo religioso

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Ho questo libro in biblioteca da 45 anni, cioè da quando fu pubblicato nel 1980. La scorsa notte l’ho finito, ma detta così sembra che ci abbia messo 45 anni per leggerlo. In realtà, l’ho letto in tre giorni, poiché è avvincente come tutti i libri di avventure.  Solo che queste sono avventure vere, non inventate.  Non sto qui a fare una recensione del libro perché  si trova in vendita on line.  Per chi fosse interessato.  Voglio però riferire un episodio realmente accaduto e che sfata il mito del monaco buddista nonviolento e pacifico. Correva l’anno 1905 e la Cina aveva, obtorto collo, aperto i suoi co n fini agli stranieri, in primis gli inglesi. Il fatto che la Gran Bretagna sia stata per secoli un paese imperialista e colonialista ha permesso agli scienziati di fare scoperte incredibili e di tra s metterle in Europa. I più maliziosi direbbero che gli esploratori bianchi hanno saccheggiato le risorse dei paesi colonizzati, ma se si può dire questo per mineral...