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Animali diffamati dai pagliacci

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  Si attaccano i vegani per mettere in qualche modo a tacere la propria coscienza, chi ce l’ha, affinché non urli troppo quando ci si ritrova nel piatto un pezzo di animale macellato e cucinato. Si attaccano gli animalisti più o meno per la stessa ragione, ovvero per non doversi interrogare sul pessimo rapporto che cacciatori, pescatori o, appunto, carnivoristi, hanno con gli animali, trattati come oggetti e sfruttati in mille modi. Ma gli attacchi a chi ha fatto scelte etiche, cioè vegani e animalisti in genere, possono essere fatti in modo diretto o in maniera subdola. In questo secondo caso, troviamo sia i professionisti come Maurizio Crozza, quando imita il cuoco vegano Simone Salvini, sia i dilettanti, tra cui quel sedicente anticaccia piemontese che risponde al nome di Giancarlo De Salvo e di cui ho già parlato anche troppo.  

Le avventure di un povero idiota

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  Ignazio Silone scrisse “L’avventura di un povero cristiano” . Io, riferendomi a me stesso, e non essendo cristiano, potrei scrivere “L’avventura di un povero ingenuo”. Per l’ennesima volta mi sono ritrovato in una pesante situazione emotiva, cioè sono andato ad impantanarmi in un conflitto che non avevo minimamente immaginato, ingenuo come sono, ma in parte è colpa mia, cioè del mio carattere arrendevole e remissivo. La qual cosa, in termini popolareschi, si esprime con il detto: “Tempi duri per i troppo buoni”. Oppure: “Chi pecora si fa, il lupo se la mangia”. Non so quanti di coloro che leggono queste righe si trovano spesso nel ruolo di pecore remissive, ma una domanda ve la voglio porre: “Non vi siete un po’ stancati di fare sempre le pecore alla mercé dei lupi? Qui scendiamo nel campo della metafisica, ovvero ci si chiede perché nella società umana esiste il ruolo del “lupo” che se ne va in giro a caccia di pecore. Perché non possiamo essere tutti pecorelle ma...

Lupi e lupetti

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  I lupi, in senso metaforico, sono tanti, ma i lupi travestiti da pecora sono molti di più. Farò alcuni esempi per spiegarvi come funzionano le cose. Se poi qualcosa dovesse sfuggirmi, “voi mi corrigerete”, come disse il Papa polacco. Parto dal Daspo, che un tempo si chiamava “Foglio di via”, inflitto a Simone Carabella. I musulmani ci stanno invadendo. Questo è assodato. In quanto ateo, cioè inviso al loro Dio Allah, io sono già potenzialmente decapitato, se solo dovessero raggiungere sempre più potere e comandare al posto dei burattini che abbiamo ora in parlamento. I miei cagnetti, in quanto animali impuri e rigettati dal loro Dio misericordioso, sono già potenzialmente annegati o presi a mitragliate. Simone Carabella compie un’azione di disturbo alle loro insulse preghiere e i giudici nostrani cosa fanno? Danno il foglio di via da Venezia all’italiano disturbatore, anziché provvedere ad allontanare dall’Italia i potenziali assassini maomettani.  

La muerte dei cacciatori

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  Secondo Nietzsche, il popolo che non ha in sé la forza per difendersi dall’aggressione di un altro popolo, più forte e combattivo, non ha nemmeno il diritto di farlo e deve accettare il proprio ruolo storico di vittima e schiavo. Questo principio si può applicare ai palestinesi, abbandonati da tutti, cominciando dagli altri arabi, e lasciato alla mercé di demoni assassini dalla pelle bianca e dai capelli biondi, conosciuti come Aschenaziti, o falsi ebrei. Se però estendiamo tale principio alle altre specie, ne deriva che la fauna selvatica, non avendo in sé la forza di difendersi dai fucili e dalle trappole della specie umana, non ha nemmeno il diritto di vivere e deve accettare il proprio ruolo di vittima predestinata. Nella realtà, c’è una minoranza di esseri umani che, dotati di coscienza, si oppone a questo stato di cose, schierandosi dalla parte delle vittime, siano esse animali o palestinesi.  

Officine meccaniche per relazioni guaste

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  Sull’ingratitudine dei figli sono stati versati nei secoli fiumi d’inchiostro. La questione è annosa, per non dire millenaria, e lo si capisce anche dal fatto che Mosè ha pensato di inserirla nelle cosiddette tavole della legge, conosciute anche come “Dieci comandamenti”. Onora il padre e la madre è il quarto di tali comandamenti, per i cattolici, ma il quinto per gli ebrei. Fatto sta che gli psicologi hanno individuato la ribellione dei figli verso i genitori come una fase fisiologica normale, che si manifesta intorno ai 15 anni. E’ la stessa età in cui molti giovani scappano di casa, quasi per una forma di vendetta o di ritorsione nei confronti dei genitori, per poi fare ignominiosamente ritorno e venire accolti a braccia aperte. Anche qui non possiamo astenerci dal menzionare il riferimento biblico del “figliol prodigo”, su cui sorvoliamo.  

Il pastore errante dell’Italia

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  Leggiamo spesso le geremiadi dei pastori italiani che lamentano le predazioni dei lupi ai danni delle loro greggi. Alla ferale notizia segue tutto un codazzo di cacciatori e altri “rurales” (leggi zotici) che auspicano lo sterminio dell’intera popolazione lupesca in Italia, con un fervore così zelante che sembrano soldati israeliani quando parlano dei bambini palestinesi. Tra la caterva di commenti genocidari, in riferimento ai lupi, si legge ogni tanto qualche commento di persona informata, studiosa di etologia e magari anche facente parte di qualche università, che cerca di spiegare come è inevitabile che i lupi scelgano opportunisticamente le prede più facili e, tra un velocissimo capriolo e una assonnata pecora non c’è partita: il lupo sa cosa scegliere, con grande rabbia del pastore. Ma quando costui chiede l’abbattimento dei lupi sbaglia, s’inganna, si confonde, sgarra, fa un passo falso, prende una cantonata. In poche parole, erra. E quindi lo si può definire...

Il Karma esiste

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  Il Karma esiste e io l’ho sperimentato sulla mia pelle. Da quando quel finto animalista di Giancarlo De Salvo ha indetto una raccolta di firme referendaria, ho partecipato a molte feroci discussioni su Facebook con i cacciatori, che sul tema della caccia hanno i nervi scoperti. Lollobrigida e i suoi complici volevano far loro un piacere, ma le cose sono andate storte e la disapprovazione popolare verso gli sparatori per sport si è manifestata sui social come non era mai successo prima. Fino a pochi giorni fa, anch’io davo il mio contributo all’immane disputa rispondendo alle stupidaggini dei cacciatori e cercando di spiegare perché è immorale considerare gli animali come bersagli, ma soprattutto facendo notare che l’organizzatore del referendum lavorava per loro e quindi non aveva senso insultarlo.