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La caccia è impura

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    La caccia è un’attività escrementizia, non solo perché le vittime terrorizzate dei cacciatori si liberano del contenuto degli intestini nel momento in cui stanno morendo, ma anche per l’abitudine che hanno i cacciatori di montagna di eviscerare i cervi e i caprioli dopo averli uccisi, al fine di renderli più leggeri senza la massa degli intestini, per portarli a valle in spalla o anche semplicemente per caricarli sui loro potenti fuori strada. I cacciatori sono esperti di escrementi perché sono essi stessi degli escrementi umani, fatti della stessa materia, scarti di lavorazione, automi senz’anima, fantocci deambulanti senza coscienza, robot bio-organici fatti diventare bio-regolatori, figli di Nimrod, il grande cacciatore della Bibbia. I cacciatori hanno dunque grande dimestichezza con i cataboliti intestinali e anche sui social vi fanno spesso riferimento. Sapendo di essere in torto sul piano della coscienza, molti cacciatori, nel confrontarsi con chi dissente dalla loro...

La zucchina come strumento politico

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  A un post di Giovanni Storti che parlava del trattato di non proliferazione sul nucleare, che nessuno vuole firmare, né gli USA, né la Russia, né la Cina, un utente gli ha detto: “Scrivi tu a Trump, magari mandandogli uno dei tuoi video su come coltivare i pomodori”. Al che ho commentato che, se ciascuno si crea la sua realtà, USA, Russia e Cina possono fare quello che vogliono, perché le bombe nucleari per me non esistono. Esistono invece le zucchine che ho raccolto stamattina in serra e che, sebbene di piccole dimensioni, cucinerò in umido. La mia provocatoria presa di posizione non è peregrina, poiché potrebbe darsi che tutte le notizie che ci raggiungono, e che ci fanno star male, ci siano recapitate di proposito, volutamente, proprio allo scopo di cancellare in noi ogni speranza, di avvilirci, abbassandoci le difese immunitarie, situazione propedeutica alla vendita di farmaci da parte delle industrie farmaceutiche.   

Dieci cipolle

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  “Dieci ragazze per me posson bastare” , cantava Lucio Battisti nel 1969. Dieci cipolle per me possono bastare, per ora, considerato che per la prima volta da quando cinque anni fa ho cominciato a fare l’orto ho ricavato questo piccolo raccolto con grande soddisfazione, con sette cipolle di dimensione normale e tre più piccole. Negli anni scorsi sbagliavo qualcosa, perché probabilmente l’acqua con cui le innaffiavo non faceva altro che indurire il terreno, impedendo ai bulbi di espandersi. Stavolta, le piantine hanno ricevuto acqua ogni giorno, ma il bulbo è cresciuto fuori dalla terra, ciascuna in un suo vaso, in un orto rialzato come sono solito fare con tutti gli ortaggi. Non sono cresciute in serra, ma all’aperto, perché in serra non avevo posto dato che ho preferito privilegiare le insalate. Tuttavia, sto avendo problemi di surriscaldamento, anche tenendo la porta spalancata. Credo che dipenda dal gran caldo anomalo di questi giorni, perché un mese fa, prima che ...

La mente come campo di battaglia

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  Avevo già sentito la frase “La terza guerra mondiale si combatterà nelle menti degli uomini”, ma non mi era mai stato chiaro il significato. Ora, ascoltando l’intervento di James Corbett credo di aver capito qualcosa di più. Da un po’ di tempo, frequentando Facebook, vengo inondato di brutture e oscenità che mi procurano uno stato costante di malessere e di amarezza. Essendo animalista, mi piange il cuore vedere scene di maltrattamenti e di cattiveria sfogata su animali indifesi. Mi sento molto turbato e a volte ho anche l’istintivo impulso di passare oltre, evitando di guardare il video in oggetto. E’ questione di una frazione di secondi. Mi è successo con le immagini di accalappiacani marocchini incaricati di catturare e sopprimere cani randagi in vista dei campionati di calcio che si terranno in Marocco. Oppure, scene provenienti da Yulin, quel famigerato buco dell’inferno dove cavernicoli con gli occhi a mandorla divorano il più fedele amico dell’uomo.  

La disumanizzazione prima del genocidio

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  Gli eventi epocali che si stanno svolgendo sotto i nostri occhi, con un’intera nazione dedita allo sterminio di una minoranza, ci fa capire come funziona il meccanismo dei genocidi, sperimentati già molte volte dall’umanità nel corso dei secoli. Per prima cosa va detto che un genocidio può essere attuato solo da uno stato nazionale, ovvero da un’entità organizzata e strutturata con precisi apparati amministrativi. Per disgrazia dell’umanità, tale stato fu fatto sorgere dal nulla nel 1948 e da quella volta non ha mai smesso di compiere stragi e omicidi.   

Ognuno stia con la sua tribù

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  Io sono sia xenofobo che razzista. Lo dico in tutta sincerità. Ma devo fare alcune precisazioni, per chiarire il mio pensiero. Anzitutto, parto da esperienze empiriche, avendo fatto da autista a “stranieri” negli ultimi otto anni. Voglio però, prima, riportare le definizioni che di tali termini dà l’intelligenza artificiale, che ormai è diventata la nostra guida, il nostro Virgilio quotidiano. Ecco il significato ufficiale: “ Xenofobia : è l'avversione per lo "straniero" in quanto tale, basata sulla percezione di estraneità e sul timore dell'ignoto. Razzismo : è un'ideologia vera e propria basata sulla convinzione che esistano "razze" umane biologicamente superiori e inferiori”  

Ospiti non desiderati

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  Quando si è principianti, l’arte dell’orticoltura è tutto un susseguirsi di tentativi ed errori, di fallimenti e successi. Il successo è quando si ricavano abbondanti raccolti, come nel caso delle insalate, che sono cresciute così rigogliose che ho potuto darne più volte anche alla vicina di casa, una pensionata ottantenne, sulla base dei salutari rapporti di buon vicinato. Il fallimento si ha quando le piante muoiono perché si ignora il miglior modo di gestirle. Un certo numero di piantine di insalata gentilina mi sono morte il giorno dopo averle trapiantate, prima di scoprire che il troppo caldo, che si genera all’interno della serra, può uccidere certe piante delicate. Se si fosse trattato di piante grasse non sarebbe successo, ma io non ho l’abitudine di mangiare piante grasse. Alcune muoiono per la troppa acqua, come mi è successo con due sansevierie , dette anche lingue di suocera, ma le tenevo in camera, non in serra.