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L'armata Brancaleone

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    Fui arrestato una prima volta nel 1982 per attività di sabotaggio della caccia e del tiro al piccione. A quell’epoca ero iscritto sia alla LAV che alla LAC, ma mentre la LAV di Alberto Pontillo mi espulse, la LAC di Carlo Consiglio mi nominò delegato regionale. Queste due reazioni opposte furono dovute al fatto che Pontillo non aveva alcun partito di riferimento, come invece accadeva alla LAC, che gravitava nell’orbita del Partito Radicale. In seguito, il povero Pontillo subì l’attacco di tre giovani rampanti, cresciuti sotto la sua ala protettrice, i quali, come si suol dire, gli “fecero le scarpe”, cambiandogli la serratura dell’ufficio e impossessandosi del marchio dell’associazione. Erano Gianluca Felicetti e Walter Caporale, più un terzo che si trasferì in Gran Bretagna e di cui ho dimenticato il nome. Avendo adocchiato il business, dopo un po’ il Felicetti si tenne la LAV e il Caporale se ne andò fondando un’associazione tutta sua: gli Animalisti Italian...

Gli animali selvatici sono a proprio agio

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  Mi verrebbe da pensare che siano una madre di capriolo con il suo cucciolo, ma le dimensioni mi sembrano identiche e quindi potrebbero essere due femmine adulte. Forse però a metà luglio i nuovi nati sono già grandi quanto la madre, anche se di solito sono due i cuccioli che vengono messi al mondo. Dal comportamento rilassato si capisce che in questa zona, denominata “Natura 2000”, non sono minacciati dai cacciatori, ma fuori di qui, nei campi circostanti, è pieno di altane. Del resto, al di là delle dichiarazioni di parte secondo cui la caccia è una passione, fatta di albe incantate, dell’aria frizzantina del mattino e dei variopinti tramonti, in compagnia del fedele amico a quattro zampe, la carne di capriolo è ben quotata sul mercato necrofilo dei cadaveriani e in tutti i ristoranti della zona è possibile mangiare capriolo con polenta. Io mi chiedo, forse ingenuamente, ma se si facesse vedere ai clienti questo breve filmato che mostra la grazia dei movimenti e la bellezza di a...

Incomunicabilità profonda

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  Avevo scelto alcune frasi dei cacciatori, insieme a quello che avevo loro risposto, ma il risultato era di uno squallore desolante, per cui ho lasciato perdere. Mi limito a riportare un botta-e-risposta tra me e uno di loro, tale Dino Pardini, che non si capacitava del modo di ragionare, diverso e opposto, che gli animalisti hanno rispetto a lui e ai suoi colleghi. Era un modo per gettare un ponte tra noi e loro, aprire una finestra di dialogo, offrire una sponda per capire quanto è vasto il mondo e come non esista un pensiero unico, il loro, ma si possa vedere la natura e gli animali sotto un’altra angolazione, e non attraverso il mirino di un fucile. Mi sono aperto con una piccola confessione, un aneddoto di vita vissuta, ma ne ho ricevuto “pesci in faccia”, come si suol dire. Nel ricordarvi che “Me ne frego!” era uno slogan del Ventennio fascista, vi riporto questo mio breve scambio di battute.

Ogni tanto, qualche gioia!

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  Il 7 luglio scorso ho raccolto dalla strada un capriolo investito da un’ auto e invece di fare il mio dovere di bravo cittadino, che sarebbe stato quello di avvisare le autorità, l’ho caricato in macchina e sono subito andato a portarlo in campagna, per usarlo come esca per la mia fototrappola. Tornato oggi sul posto, dopo quattro giorni, ho avuto (1) la piacevole sorpresa di scoprire che l’apparecchio non mi è stato rubato e (2) che fra gli spezzoni che ho registrato ce n’è uno particolarmente interessante, ovvero uno sciacallo dorato che è venuto a portarsi via l’intero capriolo, prendendolo per una zampa. Lo sciacallo è in espansione nella mia regione, come si legge su internet: “In Friuli Venezia Giulia lo sciacallo dorato è presente e monitorato in modo stabile. Le zone di maggiore concentrazione e avvistamento includono il greto del torrente Torre a Pavia di Udine, le Valli del Natisone , la Carnia , il Carso goriziano e triestino, con un picco di densità re...

Merli rifugiati politici

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    Da decenni i merli sono andati a vivere in città. Lo hanno fatto, si dice, perché non si può sparare, a parte i fuochi d’artificio una volta l’anno. In città non ci sono cacciatori armati e questo spiega perché quasi ogni giardino ha la sua coppia di merli, con relativo nido. Ci sono i gatti, però, a conferma del proverbio secondo cui non c’è rosa senza spine. Ma non tutti hanno lasciato l’ambiente naturale, come dimostra il presente video, in cui un merlo maschio fa quello che fanno tutti gli esseri viventi: cerca cibo. Non si tratta di un posto qualsiasi, ma delle rive del fiume Stella e precisamente degli ambiti denominati “Natura 2000”, dove la caccia è vietata. Per colmo della cattiveria, poiché gli italiani hanno un pessimo rapporto con la fauna, sia con la vecchia legge sulla caccia, sia con il DDL in discussione in questi giorni, la specie Turdus merula è e rimane cacciabile. Cosa ci facciano con i cadaveri dei merli francamente non so, anche perché pe...

L'impatto dell'uomo sulla natura

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  Non verranno lupi, non verranno orsi, ma potrebbero venire le volpi. Se avessi fatto intervenire gli operai del Comune, come minimo mi avrebbero fatto perdere tempo, se non addirittura mi avrebbero accusato di esser stato io ad investirlo. In un mondo al contrario, dove la vittima diventa carnefice e il carnefice si fa passare per vittima, mi aspetto di tutto. In ogni caso, preferisco evitare ogni contatto con gente in divisa, perché nel momento in cui un essere umano ne indossa una, la sua natura si trasforma e diventa quel genere di persona che Totò chiamava “Caporali”. Ovvero, si sentono su un gradino superiore al resto della popolazione. Abbiamo avuto troppe prove di questo fenomeno, che potrebbe essere una forma blanda di malattia mentale. Lui, il capriolo, è stato sfortunato perché ha attraversato la strada proprio quando passava un’auto. Il proprietario della quale non si è fermato e forse ha controllato i danni alla mascherina della macchina solo quando è arri...

L'incoerenza insita nelle cose

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    Per fortuna, non tutti gli animalisti sono così, anzi mi riesce difficile definire animalista una donna in pelliccia, che mangia carne, porta scarpe di pelle e, nel contempo, chiama assassino un cacciatore. Quest’ultima cosa mi fa venire in mente che anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno. La donna fa bene a definire assassino un cacciatore, perché questo è, ma dovrebbe rendersi conto che anche il salumiere e il macellaio, a cui lei sta dando i suoi soldi, lo sono e quindi dovrebbe darsi una regolata, fare una scelta etica in fatto di alimentazione, una volta per tutte. Così – e solo così – dimostrerà di aver raggiunto quello stato di grazia chiamato coerenza. Lei non lo sa, ma con il suo stile di vita contraddittorio, sta prestando il fianco ai nemici degli animali, soprattutto ai cacciatori che hanno un Q.I. limitato, a cui verrà agevole accusare gli animalisti, in toto, di incoerenza e ipocrisia. In tal caso, quella donna sta dannegg...