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Là dove mangiano i cacciatori

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  Se andate in qualsiasi ristorante del Friuli, sia in montagna che in pianura, nel menù potete trovare le pappardelle al ragù di cinghiale o le tagliatelle al ragù di cervo. C’è un business dietro il gran numero di altane da caccia, sparse nel territorio, da cui gli arditi bioregolatori, seduti comodamente all’interno, assassinano caprioli da mettere in congelatore, interi o a pezzi, di modo che nei ristoranti non manca mai nemmeno il capriolo con la polenta. La gente mangia, divora carne in gran quantità, fagocita proteine e s’ingozza spensieratamente, senza scrupolo alcuno e questo succede ogni santo giorno, tranne nelle giornate settimanali di chiusura dei ristoranti. Non c’è poi molta differenza se a finire nei voraci stomachi della gente sono animali d’allevamento o selvaggina nata e vissuta in libertà, per finire morta ammazzata a colpi di fucile, ma ci sono ristoranti che portano in sé un’aura di vergogna e di scelleratezza che i divoratori di carne non colgon...

Cassandre degli anni Settanta

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    “I danni creati dall’uomo al patrimonio naturale sono innumerevoli, in molti casi irreversibili. La situazione è drammatica sotto ogni aspetto. E’ evidente che non si può continuare in tale modo. Occorre modificare la nostra superba filosofia che ci pone padroni assoluti e irresponsabili nella natura e nell’universo, occorre adottare una nuova politica dei rapporti fra l’uomo e la natura. Istruzione, educazione, leggi adeguate sono necessarie se si vuole allontanare lo spettro imminente di catastrofi su scala planetaria” (Mario Pavan, 1970)

Ronda su ronda

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  Lo Stato è debole? No, lo Stato è ladro e assassino. Ma quando diciamo Stato cosa intendiamo di preciso? Io intendo le forze dell’ordine, i magistrati, i politici e i giornalisti. Tutti collusi. Tutti concordi nel tormentare la gente, nell’opprimerla, nel colpevolizzarla. Le forze dell’ordine, per la loro ignavia. I magistrati, per le loro sentenze ingiuste. I politici, per averci fatto invadere. I giornalisti, per propalare la narrazione buonista secondo cui i cattivi siamo noi, il popolo, la gente comune, le persone che chinano la testa e pagano le tasse, mantenendo tutti quanti loro. E’ vero che gli italiani mantengono gli stranieri, per lo meno la maggioranza, ma è anche e soprattutto vero che gli italiani mantengono i politici che si comportano come parassiti, nullafacenti e parolai. L’ignavia delle forze dell’ordine si esprime quando dicono che hanno le mani legate. Le sentenze ingiuste dei magistrati si manifestano quando scarcerano in breve tempo chi è perico...

Vandalismi etici

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    Le prime volte che andai in cerca delle macchine dei cacciatori, per bucar loro le gomme, tornai a casa con un nulla di fatto, cioè senza averne bucata neanche una. La prima volta era un capodanno e, a bordo della mia Fiat 500, girai dalle parti di Latisana per cercare macchine parcheggiate in aperta campagna. Non ne trovai, per la semplice ragione che o si guida o si guarda il paesaggio. Non potevo compiere reati vicino casa, perché ero già conosciuto dalle forze dell’ordine come animalista “estremista”. La seconda volta andai dalle parti di Colloredo di Montalbano, ma anche in quel caso di macchine ferme sotto gli alberi non vidi neanche l’ombra. La terza volta andai a Faedis, in località Poiana, ma mentre camminavo su una strada sterrata, mi trovai improvvisamente faccia a faccia con un cacciatore. Il quale mi chiese: “Cerca qualcosa?”. Preso alla sprovvista, gli risposi che stavo cercando il mio cane. Lui non aggiunge altro e io presi la mia macchina e tor...

La faina non si fida

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Ultimamente, non ho fortuna con le fototrappole. Una non è entrata in funzione per niente, l’altra mi mostra un paio di topolini che si avvicinano alla “scena del delitto”, ma che fuggono subito, spaventati dalla luce accesasi improvvisamente. Alla fine, si vede il muso di una volpe che si porta via il bocconcino prelibato, una fagiana frollata, di quei fagiani d’allevamento che in questi giorni i cacciatori liberano nei campi per soddisfare il loro gioco di tiro al bersaglio. Ma prima della volpe si è avvicinata una faina ad ispezionare la fonte dell’odore cadaverico che percepiva nell'aria. Anche lei ha fatto una...toccata e fuga, senza fermarsi troppo a lungo e dimostrando una certa salutare diffidenza. Giustamente, la loro intelligenza istintiva gli fa sempre sospettare qualche trappola, ma è stata la volpe, poi, a portarsi via la fagiana, confermando il detto: “Chi non risica, non rosica”.

La sconfitta dell’umanità

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  Guardate bene questa faccia! E’ la faccia di un uomo in procinto di suicidarsi. E’ arrivato al capolinea delle speranze e delle illusioni e ormai non trova più alcuna ragione per continuare a vivere. Se si deve vivere in queste condizioni, strisciando e lasciandosi umiliare da un potere ottuso e malvagio, è meglio farla finita. Abbiamo imparato fin da piccoli che esiste il gregge di pecore belanti, che si lasciano condurre al macello, e poi ci sono le pecore nere, che rifiutano le regole e le leggi, per imporre la propria volontà senza far del male a nessuno, ovvero alle altre pecore, quelle bianche che si uniformano, e senza usare violenza verso chicchessia, compreso il potere perfido e malvagio che opprime tutti quanti, pecore nere, bianche e di qualsiasi altro colore. Le maestre ci hanno ripetuto fino allo sfinimento che dovevamo pensare con la nostra testa, ma proprio quando qualcuno le prendeva in parola e cominciava ad opporsi alla narrazione ufficiale, allora...

Animali diffamati dai pagliacci

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  Si attaccano i vegani per mettere in qualche modo a tacere la propria coscienza, chi ce l’ha, affinché non urli troppo quando ci si ritrova nel piatto un pezzo di animale macellato e cucinato. Si attaccano gli animalisti più o meno per la stessa ragione, ovvero per non doversi interrogare sul pessimo rapporto che cacciatori, pescatori o, appunto, carnivoristi, hanno con gli animali, trattati come oggetti e sfruttati in mille modi. Ma gli attacchi a chi ha fatto scelte etiche, cioè vegani e animalisti in genere, possono essere fatti in modo diretto o in maniera subdola. In questo secondo caso, troviamo sia i professionisti come Maurizio Crozza, quando imita il cuoco vegano Simone Salvini, sia i dilettanti, tra cui quel sedicente anticaccia piemontese che risponde al nome di Giancarlo De Salvo e di cui ho già parlato anche troppo.