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Il cacciatore di babbuini

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    Edoardo Dini : Hanno inventato un nuovo dito da mettere nel culo per agganciare i babbuini scappati e ributtarli nella gabbia. Si chiama Vannacci. Me : Quando le scimmiette fanno danni ai raccolti, il contadino indiano depone un vaso dall'imboccatura stretta, con dentro del riso. La scimmietta infila la mano aperta, ma, richiudendola dopo aver afferrato una manciata di riso, non riesce più ad estrarla e questo permette al contadino di catturarla. Parafrasando, l'elettore entra facilmente in un seggio elettorale ma, dopo aver votato, non riesce più ad uscire, se non diventando l'ingranaggio di un'immensa trappola.

O la borsetta o la vita!

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  Assistiamo alla situazione paradossale in cui la polizia italiana, pagata con i soldi dei contribuenti, perseguita gli italiani per bene e lascia andare i delinquenti di colore. A una magistratura che penalizza gli italiani onesti e lascia liberi di delinquere gli stranieri senza documenti. E a una classe politica esosa che estorce denaro ai lavoratori per mandarlo in Israele e in Ucraina sotto forma di armi. A questo punto, queste tre maledette categorie di prepotenti, che sono conosciute anche con il nome di "istituzioni", tanto varrebbe abolirle, visto che non sono inutili, ma decisamente dannose. Chi vuole una polizia che non fa il suo dovere, tanto sbandierato, di proteggere i cittadini? Chi vuole dei giudici che invece di rendere giustizia a chi ha subito dei torti, esprime sentenze lievi nei confronti dei colpevoli e punisce le vittime? Chi la vuole una classe politica che fa finta di litigare con la parte avversa, ma che parla a vuoto come un disco rott...

Elettricisti, dove siete?

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  E’ sempre colpa degli altri! I quali possono essere colpevoli in tre modi: pensieri, opere e omissioni. Se il tennista Sinner perde a tennis, Fabio Fazio scarica la colpa sui “negazionisti del clima” che non credono alla versione ufficiale e commettono la grave colpa di dirlo. Se in Nigeria i musulmani uccidono i cristiani, c’è sempre qualcuno che chiede: “ProPal, dove siete? Perché difendete i palestinesi e non scendete in piazza per i cristiani nigeriani?”. Se salta fuori lo scandalo delle spose bambine, che in Yemen e in altri paesi musulmani vengono maritate con uomini adulti, c’è sempre qualcuno che chiede: “Femministe, dove siete?”. Ora che i maomettani hanno fatto la festa del sacrificio, radunandosi nelle piazze loro concesse da sindaci di Sinistra, ecco che salta fuori qualcuno a chiedere: “Animalisti, dove siete?”.  

L’assassino sorridente

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  Sarà perché sono un suprematista bianco, disarmato e pacifico, ma non tutte le razze e i popoli hanno raggiunto lo stesso livello di civilizzazione. Le religioni hanno impedito tale processo ed è per questo che il cristianesimo si sta dimostrando superiore alle altre religioni, non perché sia nato superiore all’islamismo, al giudaismo o all’induismo, ma perché è morto e la sua superiorità sta tutta qui. Quando si dice che Dio è morto, e lo abbiamo sentito dire solo in ambito cristiano, non giudaico, non islamico, non induista, né buddista, stiamo dicendo che le forze laiche del pensiero e del raziocinio hanno prevalso e fatto sì che le baggianate del cristianesimo finiscano nel dimenticatoio, anche se tale processo non si è ancora concluso. Se a far morire il cristianesimo è stata la massoneria, a me poco importa, l’importante è che le favole vengano riconosciute come tali e non come verità sacrosanta.  

L’ortaggio misterioso

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Un signore che conobbi sul volo per il Madagascar nel 2006 mi dà spesso del “pirla”, sia nella vita reale in quel periodo in cui ci siamo frequentati sulla grande isola australe, sia nel mondo virtuale di internet. Lo fa in maniera amichevole, per non dire affettuosa, e quindi non mi sento minimamente offeso. Pur abitando a Pavia, gravita nell’area linguistica di Milano, per cui l’uso di tale parolina è caratteristico di entrambe le città. Noi, in Veneto e Friuli diciamo “mona”, che ha lo stesso significato di stupido, ma dal punto di vista anatomico è l’esatto contrario di “pirla”. Questo per dire che, data l’importanza di come ci vedono gli altri, e tenendo conto che non ci si deve far troppo condizionare dal loro giudizio, a volte mi capita di pensare che, in certe situazioni in cui mi sento particolarmente imbranato, sono effettivamente un...”pirla”.   

Le mie fobie

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  Da non molto tempo ho scoperto di soffrire di diverse fobie. Che mi facessero paura i ragni già ne ero al corrente e sapevo che si chiama aracnofobia, ma di altre provavo i disagi tipici di chi ne soffre, in particolari situazioni, senza sapere come si chiamassero. E’ stato così, vedendo un film di “Man in Black” in 3D, cioè tridimensionale, che ho scoperto di avere la paura delle altezze, il cui termine tecnico è acrofobia . E, sempre a causa di un altro film, intitolato “Buried”, sepolto , mi sono accorto di avere anche la claustrofobia, sebbene riesca senza difficoltà ad entrare e a servirmi degli ascensori. Nelle grotte mai e poi mai mi ci intrufolerei, specie se si tratta di stretti cunicoli. Quindi, per tale ragione, non potrei mai fare lo speleologo e nemmeno il minatore. Meglio così, lo lascio fare ad altri, sia l’uno che l’altro. Sono un animale di superficie.  

Il canarino

    Ho avuto qualche reticenza a scrivere questo articolo perché darsi dello stupido da soli non è una cosa sana. Nella vita, ci pensano già gli altri a dirci che siamo stupidi, o che abbiamo bisogno di “uno bravo” o altri insulti più o meno elaborati. Perciò, quando qualcuno, come me in questo momento, dice che è stupido, la gente ci crede subito, senza difficoltà, ma se dicessi che sono intelligente, le persone non ci crederebbero né subito, né in un secondo momento, né mai. Io però devo raccontare le cose che mi succedono e, se sono cose stupide, ovvero se i risultati che ottengo lo sono, come faccio a raccontarle quando esse danno di me un’immagine di persona stupida, imbranata, goffa, impacciata e maldestra, o forse troppo ingenua? Ovvio, potrei stare zitto, ma se invece ne parlo, forse qualcuno potrebbe trarne un insegnamento, almeno per imparare a non fare gli stessi miei errori. Io stesso, spero, dovrei riuscire ad imparare la lezione.