Post

Vandalismi etici

Immagine
    Le prime volte che andai in cerca delle macchine dei cacciatori, per bucar loro le gomme, tornai a casa con un nulla di fatto, cioè senza averne bucata neanche una. La prima volta era un capodanno e, a bordo della mia Fiat 500, girai dalle parti di Latisana per cercare macchine parcheggiate in aperta campagna. Non ne trovai, per la semplice ragione che o si guida o si guarda il paesaggio. Non potevo compiere reati vicino casa, perché ero già conosciuto dalle forze dell’ordine come animalista “estremista”. La seconda volta andai dalle parti di Colloredo di Montalbano, ma anche in quel caso di macchine ferme sotto gli alberi non vidi neanche l’ombra. La terza volta andai a Faedis, in località Poiana, ma mentre camminavo su una strada sterrata, mi trovai improvvisamente faccia a faccia con un cacciatore. Il quale mi chiese: “Cerca qualcosa?”. Preso alla sprovvista, gli risposi che stavo cercando il mio cane. Lui non aggiunge altro e io presi la mia macchina e tor...

La faina non si fida

Immagine
Ultimamente, non ho fortuna con le fototrappole. Una non è entrata in funzione per niente, l’altra mi mostra un paio di topolini che si avvicinano alla “scena del delitto”, ma che fuggono subito, spaventati dalla luce accesasi improvvisamente. Alla fine, si vede il muso di una volpe che si porta via il bocconcino prelibato, una fagiana frollata, di quei fagiani d’allevamento che in questi giorni i cacciatori liberano nei campi per soddisfare il loro gioco di tiro al bersaglio. Ma prima della volpe si è avvicinata una faina ad ispezionare la fonte dell’odore cadaverico che percepiva nell'aria. Anche lei ha fatto una...toccata e fuga, senza fermarsi troppo a lungo e dimostrando una certa salutare diffidenza. Giustamente, la loro intelligenza istintiva gli fa sempre sospettare qualche trappola, ma è stata la volpe, poi, a portarsi via la fagiana, confermando il detto: “Chi non risica, non rosica”.

La sconfitta dell’umanità

Immagine
  Guardate bene questa faccia! E’ la faccia di un uomo in procinto di suicidarsi. E’ arrivato al capolinea delle speranze e delle illusioni e ormai non trova più alcuna ragione per continuare a vivere. Se si deve vivere in queste condizioni, strisciando e lasciandosi umiliare da un potere ottuso e malvagio, è meglio farla finita. Abbiamo imparato fin da piccoli che esiste il gregge di pecore belanti, che si lasciano condurre al macello, e poi ci sono le pecore nere, che rifiutano le regole e le leggi, per imporre la propria volontà senza far del male a nessuno, ovvero alle altre pecore, quelle bianche che si uniformano, e senza usare violenza verso chicchessia, compreso il potere perfido e malvagio che opprime tutti quanti, pecore nere, bianche e di qualsiasi altro colore. Le maestre ci hanno ripetuto fino allo sfinimento che dovevamo pensare con la nostra testa, ma proprio quando qualcuno le prendeva in parola e cominciava ad opporsi alla narrazione ufficiale, allora...

Animali diffamati dai pagliacci

Immagine
  Si attaccano i vegani per mettere in qualche modo a tacere la propria coscienza, chi ce l’ha, affinché non urli troppo quando ci si ritrova nel piatto un pezzo di animale macellato e cucinato. Si attaccano gli animalisti più o meno per la stessa ragione, ovvero per non doversi interrogare sul pessimo rapporto che cacciatori, pescatori o, appunto, carnivoristi, hanno con gli animali, trattati come oggetti e sfruttati in mille modi. Ma gli attacchi a chi ha fatto scelte etiche, cioè vegani e animalisti in genere, possono essere fatti in modo diretto o in maniera subdola. In questo secondo caso, troviamo sia i professionisti come Maurizio Crozza, quando imita il cuoco vegano Simone Salvini, sia i dilettanti, tra cui quel sedicente anticaccia piemontese che risponde al nome di Giancarlo De Salvo e di cui ho già parlato anche troppo.  

Le avventure di un povero idiota

Immagine
  Ignazio Silone scrisse “L’avventura di un povero cristiano” . Io, riferendomi a me stesso, e non essendo cristiano, potrei scrivere “L’avventura di un povero ingenuo”. Per l’ennesima volta mi sono ritrovato in una pesante situazione emotiva, cioè sono andato ad impantanarmi in un conflitto che non avevo minimamente immaginato, ingenuo come sono, ma in parte è colpa mia, cioè del mio carattere arrendevole e remissivo. La qual cosa, in termini popolareschi, si esprime con il detto: “Tempi duri per i troppo buoni”. Oppure: “Chi pecora si fa, il lupo se la mangia”. Non so quanti di coloro che leggono queste righe si trovano spesso nel ruolo di pecore remissive, ma una domanda ve la voglio porre: “Non vi siete un po’ stancati di fare sempre le pecore alla mercé dei lupi? Qui scendiamo nel campo della metafisica, ovvero ci si chiede perché nella società umana esiste il ruolo del “lupo” che se ne va in giro a caccia di pecore. Perché non possiamo essere tutti pecorelle ma...

Lupi e lupetti

Immagine
  I lupi, in senso metaforico, sono tanti, ma i lupi travestiti da pecora sono molti di più. Farò alcuni esempi per spiegarvi come funzionano le cose. Se poi qualcosa dovesse sfuggirmi, “voi mi corrigerete”, come disse il Papa polacco. Parto dal Daspo, che un tempo si chiamava “Foglio di via”, inflitto a Simone Carabella. I musulmani ci stanno invadendo. Questo è assodato. In quanto ateo, cioè inviso al loro Dio Allah, io sono già potenzialmente decapitato, se solo dovessero raggiungere sempre più potere e comandare al posto dei burattini che abbiamo ora in parlamento. I miei cagnetti, in quanto animali impuri e rigettati dal loro Dio misericordioso, sono già potenzialmente annegati o presi a mitragliate. Simone Carabella compie un’azione di disturbo alle loro insulse preghiere e i giudici nostrani cosa fanno? Danno il foglio di via da Venezia all’italiano disturbatore, anziché provvedere ad allontanare dall’Italia i potenziali assassini maomettani.  

La muerte dei cacciatori

Immagine
  Secondo Nietzsche, il popolo che non ha in sé la forza per difendersi dall’aggressione di un altro popolo, più forte e combattivo, non ha nemmeno il diritto di farlo e deve accettare il proprio ruolo storico di vittima e schiavo. Questo principio si può applicare ai palestinesi, abbandonati da tutti, cominciando dagli altri arabi, e lasciato alla mercé di demoni assassini dalla pelle bianca e dai capelli biondi, conosciuti come Aschenaziti, o falsi ebrei. Se però estendiamo tale principio alle altre specie, ne deriva che la fauna selvatica, non avendo in sé la forza di difendersi dai fucili e dalle trappole della specie umana, non ha nemmeno il diritto di vivere e deve accettare il proprio ruolo di vittima predestinata. Nella realtà, c’è una minoranza di esseri umani che, dotati di coscienza, si oppone a questo stato di cose, schierandosi dalla parte delle vittime, siano esse animali o palestinesi.