X animals
In ogni film che si rispetti ci deve essere chi faccia la parte del cattivo. In genere, l’attore che deve interpretare tale ruolo viene scelto fra quelli che hanno una faccia da brutto ceffo. Peter Strauss, per esempio, non fu mai scelto per tale ruolo perché aveva una faccia da bravo ragazzo. Nel film in oggetto, “Animal Kingdom”, non c’è un singolo attore cattivo, ma uno collettivo, ovvero una categoria di uomini che maneggiano armi, quali sono i cacciatori, odiatissimi dalla gente e amati credo solo da chi ha una mentalità violenta e soprattutto antropocentrica. Il tema del film non è nuovo. Esseri umani che si trasformano in animali, quasi a voler evidenziare la nostra parentela con il Regno Animale, di cui facciamo parte, nel bene e nel male, almeno strutturalmente. Già nell’antichità ci furono autori di testi che diedero la parola agli animali, allo scopo di produrre favole con un messaggio morale. Fedro ed Esopo furono fra questi, nonché Apuleio, con il suo “Asino d’oro” e senza dimenticare La Fontaine, venuto secoli dopo. Una disamina su tale argomento non sarebbe completa se non ricordassimo “L’isola del dottor Moreau”, romanzo dell’inizio del XX secolo piuttosto complesso e tendenzialmente horror. E fin qui siamo in ambito letterario. Hollywood ci ha dato anche la serie degli “X men”, in cui figurano umani con sembianze e abilità di tipo animale, primo fra tutti Volverine, nato come fumetto ma diventato famoso con il cinema.
E poi ci sono loro! Centauri, fauni, sirene e minotauri. Vi propongo prima la versione alternativa. Gli Elohim, oltre ad aver creato l’Homo sapiens mediante manipolazione genetica, si trastullarono creando...”mostri”, metà uomini, metà bestie. Perché lo fecero? Così, per divertimento, per capriccio. Infatti, tutti loro morirono in breve tempo, o rimasero sterili senza dare discendenza. La versione ufficiale dice che tali ibridi furono creati dalla fantasia degli autori del passato e che nessuna di quelle creature visse veramente. Ma il complottista fuori dagli schemi aggiunge che questa versione ufficiale è stata imposta e divulgata perché sarebbe stato troppo imbarazzante spiegare chi fossero gli Elohim. Magari si potrebbe scoprire che sono ancora loro, gli Elohim, a governare il mondo anche oggi, sebbene in maniera occulta.
In Animal Kingdom, di produzione franco-belga e uscito nel 2023, una strana malattia colpisce la popolazione trasformando alcuni soggetti in animali, un po’ quello che successe all’attore Jeff Goldblum nel film “La mosca”, del 1986, ma in quel caso si sapeva la causa della lenta trasformazione dello scienziato in un gigantesco dittero, mentre in Animal Kingdom non è specificato il motivo per cui si verificano quelle mutazioni. Non si parla infatti né di virus, né di interventi alieni. I due protagonisti, padre e figlio, vanno alla ricerca di moglie e madre, trasformatasi in una via di mezzo tra un orso e un leone. La permanenza in una clinica specializzata, che il governo aveva messo a disposizione dei mutanti, non era servita alla guarigione della donna, ma anzi l’aveva fatta peggiorare. Per tale motivo il padre del ragazzo, una volta accortosi che anche il figlio stava mutando in qualcosa tra la volpe e il lupo, fa di tutto perché le autorità non lo catturino e anzi lo porta nella foresta e gli dice di scappare, mentre la polizia li stava già tallonando da vicino.
Di modo che, l’uomo, dopo aver perso la moglie, alla fine perde anche il figlio, consolandosi con l’idea che entrambi i congiunti saranno liberi dalle costrizioni della società e delle ammuffite regole morali. Una specie di “famiglia nel bosco” portata alle estreme conseguenze. Il ragazzo, che aveva già subito delle trasformazioni con la perdita dei denti, lo spuntare di zanne e artigli, in un ultimo barlume di lucidità, mentre ha la portiera della macchina aperta, sul limitare del bosco, capisce che il padre gli vuole bene, gliene ha sempre voluto e lo sta lasciando andare al suo destino di bestia selvaggia, avulsa dalle regole della società, vista come una prigione per noi, cosiddetti normali. E’ un film decisamente animalista, con gli animali come personaggi buoni e innocenti e con l’uomo cacciatore, che odia il diverso e tutto ciò che non si può incasellare, giudicato e condannato a un doveroso disprezzo. I cacciatori, reali o virtuali, meritano solo quello!
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