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Visualizzazione dei post con l'etichetta bracconieri

Incomunicabilità profonda

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  Avevo scelto alcune frasi dei cacciatori, insieme a quello che avevo loro risposto, ma il risultato era di uno squallore desolante, per cui ho lasciato perdere. Mi limito a riportare un botta-e-risposta tra me e uno di loro, tale Dino Pardini, che non si capacitava del modo di ragionare, diverso e opposto, che gli animalisti hanno rispetto a lui e ai suoi colleghi. Era un modo per gettare un ponte tra noi e loro, aprire una finestra di dialogo, offrire una sponda per capire quanto è vasto il mondo e come non esista un pensiero unico, il loro, ma si possa vedere la natura e gli animali sotto un’altra angolazione, e non attraverso il mirino di un fucile. Mi sono aperto con una piccola confessione, un aneddoto di vita vissuta, ma ne ho ricevuto “pesci in faccia”, come si suol dire. Nel ricordarvi che “Me ne frego!” era uno slogan del Ventennio fascista, vi riporto questo mio breve scambio di battute.

La caccia è impura

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    La caccia è un’attività escrementizia, non solo perché le vittime terrorizzate dei cacciatori si liberano del contenuto degli intestini nel momento in cui stanno morendo, ma anche per l’abitudine che hanno i cacciatori di montagna di eviscerare i cervi e i caprioli dopo averli uccisi, al fine di renderli più leggeri senza la massa degli intestini, per portarli a valle in spalla o anche semplicemente per caricarli sui loro potenti fuori strada. I cacciatori sono esperti di escrementi perché sono essi stessi degli escrementi umani, fatti della stessa materia, scarti di lavorazione, automi senz’anima, fantocci deambulanti senza coscienza, robot bio-organici fatti diventare bio-regolatori, figli di Nimrod, il grande cacciatore della Bibbia. I cacciatori hanno dunque grande dimestichezza con i cataboliti intestinali e anche sui social vi fanno spesso riferimento. Sapendo di essere in torto sul piano della coscienza, molti cacciatori, nel confrontarsi con chi dissente dalla loro...

Anche le femministe sbagliano

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  Quando seguo le discussioni sui social riguardanti lupi e orsi, trovo che si è creata una spaccatura tra cultura rurale e cultura metropolitana. Non è una novità, ma un fenomeno che esiste da decenni. Da una parte abbiamo una mentalità cittadina che prende le difese della natura, ovvero di lupi e orsi, e dall’altra una mentalità campagnola o montanara che vorrebbe imporre il dominio umano su tutte le specie selvatiche che entrano in conflitto con gli interessi dei contadini, degli allevatori e di chiunque ragioni in termini antropocentrici. L’abisso tra i due mondi sembra incolmabile e ciascuno, posto di fronte ad un determinato problema, sceglie da che parte stare, sulla base della propria cultura, educazione e sensibilità.  

Il troglodita internazionale

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    Due cose so sugli uomini primitivi: che non si sono estinti e che sono diffusi in tutto il mondo, caratterizzando la nostra arrogante specie. Quando le autorità intervengono proteggendo legalmente territori o determinate specie animali, il troglodita lo considera come un affronto personale e si fa bracconiere. Allora, diventa improvvisamente anarchico e rifiuta le imposizioni del governo o delle altre istituzioni. Se il governo gli dice di iniettarsi un siero sperimentale, il troglodita abbassa le orecchie come un cucciolo spaurito e si mette in coda con gli altri trogloditi, ma se il governo gli dice che in una riserva naturale non può cacciare, la prima cosa che fa è imbracciare il fucile e inseguire la selvaggina. E se arrivano i guardacaccia? Per prima cosa bisogna vedere se esistono i guardacaccia, giacché lo Stato è furbo: impone restrizioni, ma non impegna personale adibito a farle rispettare. Quando i guardacaccia esistono, i novelli anarchici scappano...

Storie di storioni

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    Sapevo che c’erano, ma di solito le passeggiate con i cani, partendo a piedi da casa mia, finiscono prima, anche perché per arrivare alla stazione idrobiologica di Ariis, in provincia di Udine, devo attraversare la strada e quindi tenere i cani al guinzaglio. Perciò, oggi è stato un caso eccezionale. Ora che mi sono documentato, so che lo storione comune appartiene alla famiglia degli Acipenseridi , e siccome il suo nome scientifico è Acipenser sturio, gli zoologi hanno creato una famiglia appositamente per lui. In tutto il mondo ve ne sono 2 6 varietà, o sottospecie, ma in Italia è formalmente estinto, benché ve ne siano alcuni esemplari nel Po. I guardapesca ingaggiano vere battaglie con i bracconieri slavi, che agiscono di notte fulmineamente, presumo, e non si accampano come erroneamente ho detto nel video. Devono fare così, toccata e fuga, altrimenti verrebbero arrestati subito. Lo storione è protetto per legge, ma il ricavato è talmente alto, sia per l...