Uno sguardo cattivo
Non ricordo se Fabio Cassola, nel capitolo “Naturalisti calibro 12”, del libro “La caccia in Italia”, o Gianni Rodari, in una delle sue favole, descrivono un naturalista che sa tutto sugli uccelli, per filo e per segno, come si chiamano in latino, cosa mangiano, dove e quanto vivono, quali sono le loro rotte migratorie e poi, quando si apre la stagione della caccia, pim pum! Non se ne fa scappare uno! Purtroppo, figure di tal fatta non si trovano solo nelle favole, ma anche nella realtà. Sono laureati in scienze naturali, trovano lavoro come agronomi, se non addirittura come professori universitari, ma guai a toccargli la loro sadica passione per la caccia. Ci sono anche preti cacciatori, come pure veterinari. Ebbene, navigando su Facebook, sono incappato in uno di questi, un certo Giuliano Milana, che inizia scrivendo che quella degli animalisti è una fede religiosa, che è andata a scalzare il millenario antropocentrismo di matrice cattolica. A parte il fatto che esso non è di matrice unicamente cattolica (semmai giudaico-cristiana), ma coinvolge tutte le religioni, nonché la mentalità stessa dell’Homo sapiens, contro l’antropocentrismo mi sono battuto per una vita intera, e quindi sono un esperto in materia, perché lo considero la radice di tutti i mali, compresi ovviamente anche quelli che affliggono gli esseri umani nei loro rapporti interpersonali. Ovvero, se mi è permesso usare violenza ad un animale che non può difendersi, potrò successivamente, o contemporaneamente, usare violenza anche verso un altro essere umano nelle stesse condizioni, cioè indifeso. Il razzismo nasce dallo specismo, e non viceversa.
Ma il nostro prode scienziato cacciatore prosegue dicendo che “il nuovo credo eleva la natura a divinità da adorare e idolatrare”. Avete capito? Gli animalisti adorano e idolatrano la natura. Infatti, ho la casa piena di altarini con candele, fiori e immaginette sacre di uccelli, pesci e mammiferi. Ho bastoncini d’incenso sempre accesi sotto le icone appese al muro, raffiguranti anfibi e rettili e quando vado in un bosco cammino in silenzio, in punta di piedi, con il binocolo al collo, pronto a puntarlo con devozione verso il primo frullo d’ali che mi dovesse capitare a tiro. Peccato che, come disse Prezzolini, “In Italia gli uccelli non volavo, fuggono!”. Chissà come mai fuggono? Avranno paura dei binocoli? O è proprio il bipede implume camminatore che li terrorizza? Qualunque sia la causa del loro terrore, io trovo difficile anche solo fare “birdwatching”, che sarebbe il mio modo di...idolatrare la natura, osservandone, anche solo per qualche frazione di secondo, alcuni suoi membri molto appariscenti, come sono appunto gli uccelli. Di giorno, i mammiferi dormono o se ne stanno nascosti, proprio per evitare il rischio d’incontrare il famoso bipede implume.
Se, come avrete capito, i cacciatori, spaventando gli animali, ostacolano me e quanti altri vogliano...idolatrare la natura con il binocolo, noi animalisti, parole sue testuali, con la nostra idolatria “ostacoliamo un approccio tecnico-scientifico-razionale volto alla comprensione della natura, al rispetto e alla gestione sostenibile”.
Quando un cacciatore, con o senza laurea in scienze naturali, parla di gestione sostenibile, mi vengono i brividi. Mi fa venire in mente che anche i prigionieri dei campi nazisti venivano sfruttati in modo sostenibile, chi mandato a lavorare nelle fabbriche esterne per sostenere lo sforzo bellico, chi mandato a spaccare pietre in qualche miniera, chi fatto lavorare come sorvegliante Kapò, chi semplicemente fatto passare per il camino, come si sentì dire Vincenzo Pappalettera.
Ma se un laureato in scienze naturali riesce a mistificare la sua sadica passione necrofila, non meno mistificanti sono i suoi utenti abituali, tra cui ne ho scelti due. Cominciamo da Gianluca Varone che parla di “cultura rurale” dicendo che gli animalisti non sanno cosa sia, e Ilenia Ferigo, su cui mi fermerò più a lungo. Il primo confonde la cultura con la ruralità, in cui l’attività principale è quella del contadino. Se le conoscenze agrarie del contadino vengono definite cultura, allora dobbiamo parlare anche di cultura elettrica, negli elettricisti, di cultura idrica, negli idraulici, di cultura ebanistica, nei falegnami e via di seguito, fino ad arrivare alla cultura di quelli che mettono il cartongesso. E della cultura edificatoria dei muratori non ne vogliamo parlare? Sono competenze, signor Varone, solo competenze. La cultura è un’altra cosa. E mi aspetto che si parli anche perfino di cultura venatoria. Magari lo fanno! Magari lo fate!
E veniamo all’altra utente, tale Ilenia Ferigo, di Arsiè, in provincia di Belluno. Per la serie: “Gli occhi sono lo specchio dell’anima”, ha uno sguardo che mi mette un po’ a disagio, come se mi stesse guardando un demone. O un rettiliano. Visto il mio profilo, di me con la carlina Cloe sulle ginocchia, al mio suggerimento, rivolto al dottor Milana, di essere più obiettivo e di non esagerare, così commenta: “detta da uno che usa il suo cane come animale da circo”. Ora, l’utente Ferigo deve sapere che Cloe, quando vede che mi siedo da qualche parte, sul divano o su una sedia, mi viene vicino, mi mette le zampe anteriori sulle ginocchia perché vuole essere presa in braccio. Le piace così e io non ho niente in contrario. Anche l’altra femmina mi viene vicino, quando mi siedo, ma essendo un bulldog inglese di 35 chili, non riesco a mettermela in braccio, né lei ci tiene particolarmente. Anche i due maschietti che ho in casa adorano le coccole e questo fa parte dei normali rapporti che un essere umano, pur senza essere animalista, ha o dovrebbe avere con i propri cani.
Ho sentito molti cacciatori dire che vogliono bene ai loro cani da caccia, ma il commento della ragazza bellunese, il cui profilo è pieno di ungulati da lei uccisi, mi fa capire che non è prassi abituale presso i cacciatori sedersi con i propri cani sulle ginocchia. C’è una spiegazione: sono troppo pesanti, e magari anche un po’ sporchi di fango. Arrivare a dire che un animalista, per il solo fatto di tenere un cane di famiglia sulle ginocchia lo tratta come animale da circo, mi sembra, anche in questo caso, un’esagerazione e quindi non è solo il laureato cacciatore a doversi moderare nelle affermazioni, ma anche gli utenti che lo seguono su Facebook.
Evidentemente, la ragazza cacciatrice non ha ben presente come vengono trattati gli animali nei circhi. Magari i circensi si limitassero a tenere in braccio gli animali! Vorrei proprio vedere il signor Togni che si mette un elefante sulle ginocchia!
Insomma, animalisti e cacciatori sono due mondi inconciliabili. Diavoli, da una parte, che amano versare sangue e sofferenza e angeli dall’altra, che amano nel vero senso della parola. Perché di amore ha bisogno il mondo, animali compresi, non di sangue e sofferenza, roba da demoni, spesso riconoscibili dallo sguardo.

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