L'istinto di protezione della prole

 

 

Vi descrivo la scena. Ero a cavallo della bici, sul marciapiede, con Pupetta nel cestino davanti. Stavo parlando con un amico vicino a un negozio. Non mi ero accorto che sul pianale di un pick-up, che era fermo lì da prima che io arrivassi, c’era un cane di grossa taglia, del genere Pitbull. Non mi ero accorto perché stavo parlando con quell’amico e siccome i cani sono miopi, solo quando mi sono avvicinato al pick-up la carlina Pupetta si è messa ad abbaiare al grosso cane. Era lì in piedi, vicino a noi, anche il conducente del mezzo, proprietario del Pitbull. Fu un errore mio quello di avvicinarmi senza immaginare che i due cani si sarebbero messi ad abbaiare l’uno contro l’altro. D’istinto, come gesto automatico, ho allungato il braccio per afferrare il collare del grosso cane, in un gesto protettivo nei confronti della mia cagnetta. Il proprietario, meridionale, non l’ha presa bene, cioè non poteva accettare che un estraneo tenesse il suo cane per la collottola, e ovviamente non ha capito che stavo solo proteggendo la mia carlina di dimensioni molto inferiori rispetto al suo Pitbull. Mi ha gridato qualcosa come: “Non ti permettere di toccare il mio cane!”. Io sono stato zitto e un po’ confuso, perché stavo ancora parlando con l’amico e non badavo né all’uomo del sud Italia, né al suo cane che era stato buono e zitto finché non mi sono avvicinato con Pupetta nel cestino, quasi alla stessa altezza del pianale del camioncino.



 

La cosa è finita lì. Fu un errore mio, ripeto, non immaginare che i due cani si sarebbero “insultati” a vicenda. Mi viene in mente questa storia di una decina d’anni fa perché anche Alberto Troccoli, meridionale di Foggia, in un gesto protettivo nei confronti del suo bambino piccolo, ha afferrato il meticcio Pepe, anziano, scaraventandolo nel vuoto e causandone la morte. Nel mio caso, c’era la reale possibilità che Pupetta venisse morsa, ma quanto reale era il pericolo per il bambino di essere morso dal meticcio, che oltretutto era di un vicino di casa e quindi forse l’avevano già visto? Ciò che voglio evidenziare è che a volte scattano in noi degli automatismi, nella fattispecie gesti protettivi nei confronti della prole. L’esempio classico è quello dell’orsa con i cuccioli, situazione che può rappresentare un pericolo per chi le si avvicina. Nel caso del troglodita foggiano, a morire è stato un cagnetto innocente, che forse si stava avvicinando con la coda scodinzolante, ma la gente è ignorante, non sa che lo scodinzolio della coda è un segnale di socievolezza o, se lo sa, non ci fa caso nei momenti di presunta emergenza. Un po’ come le musulmane che si difendevano con le borse della spesa, ai giardinetti, viste con i miei occhi, dalla mia carlina – sempre lei – che si avvicinava per ricevere coccole. Insomma, tra arabi e terroni, abbiamo il nostro bel daffare a gestire i trogloditi!

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