Norvegesi brutta gente!
Mia madre se ne stava seduta su una panchina della stazione, aspettando che arrivasse il suo treno. Non so neanche perché era andata a Udine quel giorno. Stava sbriciolando qualche cracker per terra quando un’ombra le si parò davanti e le fece alzare lo sguardo. Era un ferroviere che si mise a rimproverarla perché secondo lui non si deve dar da mangiare ai piccioni. Molti anni dopo, ero in Sri Lanka e avevo messo ad asciugare al sole alcuni semi da me raccolti, che intendevo portare in Italia per seminarli. Quando ritornai a casa i semi non c’erano più, ma al loro posto c’era il proprietario del bungalow che si mise a rimproverarmi perché secondo lui non si deve dar da mangiare alle scimmie. Scimmie che avevo visto, sugli alberi, ma che non pensavo fossero così ardimentose da avvicinarsi alle abitazioni degli uomini. Avevano aspettato che me ne andassi per far sparire quel magro bottino. Dovetti rinunciare ai semi, ma in cambio incassai il rimprovero di un cingalese.
Quando abitavo in montagna, mettevo semi di girasole e pane su una mensola che sporgeva dalla balaustra del terrazzo. Era un piacere vedere cinciallegre, cinciarelle, cince more e cince dal ciuffo, oltre ai picchi muratori, venire a mangiare le sementi che mettevo. Le ghiandaie non si fermavano a mangiare il pane sul posto, ma lo prendevano e volavano via velocemente: non si fidavano. Per un periodo davo da mangiare croccantini anche a una coppia di volpi.
I naturalisti accademici, quelli che sanno tutto sugli animali ma non si curano del loro destino, sono contrari all’uso delle mangiatoie da giardino e ogni tanto esprimono le loro idee senza per altro trovare grande consenso fra la gente. Hanno delle argomentazioni valide, la principale delle quali è che non si deve rendere dipendenti da noi gli animali selvatici. Tralasciando il fatto che i cacciatori di montagna portano fieno e sale ai cervidi, posso capire che se le volpi cominciano a sedersi sul bordo delle strade, aspettando il cibo degli automobilisti, con il rischio di finire sotto le ruote delle macchine, sia una cosa spiacevole, ma gli uccelli, d’inverno, quando non ci sono insetti, né germogli? Se a portare fieno ai cervi e ai caprioli sono i cacciatori, che spesso sono culo e camicia con i naturalisti accademici, allora va tutto bene, ma se a dare cibo agli animali selvatici sono gli animalisti, allora apriti cielo! E vai con gli improperi!
Io li lascio parlare, li lascio dire le loro ragioni scientifiche, ma continuo caparbiamente per la mia strada e a questo proposito voglio raccontare un aneddoto. Negli anni tra il 2000 e il 2006, quando abitavo in baita, mettendo i semi e il pane per gli uccelli, mi veniva in mente Irene Pivetti, all’epoca presidente del consiglio, che aveva fatto una dichiarazione per me incomprensibile: disse che i migranti andavano presi a remi in testa appena mettevano piede sulla battigia. Ecco, pensavo, i leghisti trattano i disperati con ostilità e infatti molti iscritti al partito del Carroccio sono cacciatori. Io do da mangiare agli animali e non sono un cacciatore. Tutta qui la differenza morale tra me e loro. Poi, con il passare degli anni, mi sono accorto che dietro l’invasione di migranti c’è il Piano Kalergi, e la mia visione delle cose è cambiata, ma non la pessima opinione che ho tuttora per la Lega di Salvini.
Oltre ad esprimere le loro opinioni sui social, i naturalisti accademici a volte le pubblicano anche sulle riviste. In questo articolo veniamo invitati a prendere esempio dai norvegesi, per i quali la fauna selvatica, uccelli compresi, deve vivere la sua vita evitando il più possibile il contatto con gli uomini. Ovvero, principalmente, che se trovano la “pappa pronta” si disabituano a cercarsi il cibo da soli. I norvegesi? Boni quelli! Io dovrei prendere esempio da una nazione che pratica la caccia alle balene? Ma anche no, grazie! Che i discendenti dei vichinghi siano tutto sommato delle brave persone non lo metto in dubbio, ma gli lascio volentieri la loro visione della natura. Io mi tengo la mia e non ho difficoltà ad applicare i principi di amore e solidarietà verso creature che in inverno sono in difficoltà.
Un film che ho visto ieri sera, intitolato "In ordine di sparizione", descrive una situazione di criminalità organizzata presente anche nella civile Norvegia. Ci sono due bande che si spartiscono il mercato della droga, una locale e una d’importazione: serbi. Anche gli Stati Uniti hanno problemi di delinquenza legati ai migranti e anche costoro trafficano droga. Una critica mi sento di farla al regista. Nel film il boss malvagio dice di essere vegano. Non mangia carne ma uccide la gente. Anche questa è una cattiveria inutile che non depone a favore degli sceneggiatori, e che propone un connubio assurdo: i vegani sono persone pacifiche, che hanno fatto una scelta etica nella loro vita e mai farebbero del male a chicchessia. Il film sarà anche ben fatto come genere poliziesco, ma il messaggio ingiurioso che presenta lo squalifica e lo rende inutilmente provocatorio.
n1: il film e' bellissimo e' stato fatto anche un remake americano, ma non so come sia
RispondiEliminan2: ti sei dimenticato di dire che la norvegia e' il primo produttore di salmone allevato con tutti i danni conseguenti
n3: anche tu sei stato un violento anche molto piu' di me che sono quasi carnivoro e la chiesa che predica l' amore per gli altri ha sterminato intere popolazioni, per cui ci sta che un vegano ammazzi le persone, d' altronde lo sterminio dell' uomo mi sembra molto piu' salutare per la Terra
che lo sterminio degli animali