Sono stanco di vivere
Ho imparato una nuova parola: “Burnout”. E, da bravo ipocondriaco, mi ci sono riconosciuto in pieno. Io soffro di “burnout”. Io sono stanco di esistere. Fino a poco tempo fa, mi piaceva portare le mie clienti in giro per ospedali, ambulatori, cimiteri e supermercati, perché scambiavo quattro chiacchiere con qualcuno, sentivo pettegolezzi a proposito di Tizio e Caio e Sempronio, anche se i pettegolezzi mi hanno sempre dato fastidio, ma poi le attese hanno cominciato a pesarmi. Una cliente che entra in un negozio e sta dentro mezzora, poi esce e va in un altro negozio, dove sta un’altra mezzora. E intanto io aspetto seduto in macchina, oppure esco per sgranchirmi un po’ e guardo l’orologio, o guardo un video sul cellulare. E penso alla tariffa da chiedere alla cliente. Interi pomeriggi passati così, da un posto all’altro, e il sole tramonta e i miei cani sono soli a casa, e i lavori restano da fare, pulizie, lavare i piatti, quando poi torno a casa e posso rilassarmi, per prima cosa segno sul calendario, cerchiandolo, il prezzo da me chiesto e ottenuto, con un’occhiata all’impegno del giorno dopo e dei giorni seguenti.
Ma poi arriva il primo giorno di pensione. Ogni mese mi arriva la pensione di maestro su un conto in posta, non in banca perché non ho mai amato avere rapporti con le banche. Con la pensione pago il supermercato e mi chiedo: chi me lo fa fare di continuare a scarrozzare in giro donne mature spesso velenose e pettegole, gentili ma anche acide zitelle. E se si trovassero un altro autista? Ci sono altri autisti a Codroipo? Mah! Ce ne sarebbe uno, di cui fornisco, su richiesta, il cellulare, ma non l’ho mai conosciuto e non so neanche se gli fa piacere che io dia il suo numero a potenziali clienti.
Ora sono stufo. Queste donne che hanno bisogno di me per andare dove devono andare, come dicevano Totò e Peppino a Milano. Le lascio? Smetto? E se smettessi? E se mi godessi la pensione? Più tempo per me, per leggere, scrivere articoli, imparare cose, portare a spasso i cani, tenere pulita la casa (lotta impari). L’inverno 2025/2026. Un inferno per me. Malato, influenzato e sottoposto a telefonate importune. Una casa fredda, dove l’unico posto caldo è sotto le lenzuola. Uscire da sotto le coperte per andare a rispondere al telefono fisso, sapendo chi è che rompe le palle e che mi fa telefonate inutili, tipo: “Si ricorda che sabato mi deve portare a fare la fiala?”. E il giorno dopo di nuovo, stessa domanda. Ma quante volte mi telefoni? Per dirmi cose che già so! Certo che mi ricordo! Non mi sono dimenticato, no! E’ tutto registrato, è tutto segnato sul mio calendario! Quante volte mi devi importunare?! Ora ha imparato, povera. La sua badante l’ha sgridata, facendola piangere. Ma non c’è solo lei, malata. Siamo tutti malati, cronici o acuti, o depressi, con o senza fiale antidepressive. “Sono stanco, capo”, diceva quel grosso negro prima di finire sulla sedia elettrica. Io non finirò sulla sedia elettrica, ma sono stanco lo stesso. Guardo le notizie al mattino sul cellulare. Lupi attaccano gregge, lupi invadono un aeroporto. “Sono stato salvato dal mio cane”, dice il sopravvissuto. Contenimento del lupo. Contenimento dei corvidi. Contenimento delle nutrie. Ammazzare, ammazzare, questo solo sanno fare. Se incontri uno stronzo, dici: Vabbé, può capitare, ma poi passa del tempo e ne incontri un altro. E sono due! Ma dopo un po’ ne incontri un altro: tre stronzi, tre contadini, tre cacciatori, tre ministri dell’agricoltura, uno più stronzo dell’altro! Sembra che si moltiplichino in maniera esponenziale. Non ci si salva! Tutto questo mi toglie energie, mi avvilisce, mi deprime, perché mi porta a concludere che tutti gli uomini, contadini, cacciatori, assessori, ministri, siano stronzi! Che desolazione! Che delusione! Solo ammazzare sanno fare e non parliamo dei prepotenti politici, quello che fa genocidi e quell’altro che invade nazioni e deporta presidenti e abborda navi e minaccia di impossessarsi di terre non sue. Anche loro stronzi, come il peggior cacciatore di provincia. Tutto questo mi toglie energie, non mi permette di ricaricarmi. Perché dovrei continuare a vivere, se il mondo è fatto di questi bastardi? Una volta, gli animali, li andavo a liberare. Avevo uno scopo nella vita, ma ora quello che scavalcava recinti e rompeva gabbie non lo riconosco neanche più. Non credo nemmeno che fossi veramente io, proprio io. Eppure, sì, ero io. Una volta, quando non ero ancora stanco di vivere.
Forse dipende dal fatto che hai sempre cercato lo scopo della tua vita fuori da te, invece di concentrarti sulla cosa davvero importante: te stesso e la tua felicità personale.
RispondiEliminaTi potrà sembrare un ragionamento cinico, il mio, me ne rendo conto.
Ma se ci rifletti sopra, non puoi negare che abbia una sua logica, soprattutto dal punto di vista biologico.
Je te comprend tres bien mon camarade
RispondiEliminaIl mal di vivere è tipico delle società più " evolute "
RispondiEliminaChe si caratterizza in due contesti
Il primo è che chi è inserito bene nel materialismo e perde il lato spirituale ha bisogno sempre di possedere qualcosa in più per dare un senso alla sua vita e non pensare all' angoscia esistenziale che deriva da una vita arida.
L' aspetto opposto riguarda i più sensibili che non si capacitano di tutte le ingiustizie che la società del consumo produce , facendoli sentire a disagio ,corpi estranei , pesci fuori dall' acqua.
Mi immagino un villaggio di nativi in quel territorio che ora si potrebbe chiamare Arizona o Utah, prima che arrivasse il demonio
Si dice che il ritmo naturale della vita , la consapevolezza di avere vissuto una vita piena in armonia con la terra e i suoi ritmi consenta ( abbia consentito ) agli anziani di vivere serenamente gli ultimi anni prima del trapasso , aiutati anche dal contesto intorno , di giovani e adulti che li riveriscono , chiedono i loro consigli e li rispettano.
Tutto l' opposto di questa marcia società in cui viviamo che li considera pesi inutili da emarginare e da sfruttare fino all' ultimo giorno della propria vita.
Io personalmente esorcizzo questa " paura " creando il mio mondo immaginario e , come se vedessi tutto dall' esterno , guardo con ironia e disprezzo la misera vita che conducono tutti gli attori di questa farsa che va in scena nel teatro che puntualmente viene allestito tutti i giorni.
= Mi immagino un villaggio di nativi in quel territorio che ora si potrebbe chiamare Arizona o Utah, prima che arrivasse il demonio
EliminaSi dice che il ritmo naturale della vita , la consapevolezza di avere vissuto una vita piena in armonia con la terra e i suoi ritmi consenta ( abbia consentito ) agli anziani di vivere serenamente gli ultimi anni prima del trapasso , aiutati anche dal contesto intorno , di giovani e adulti che li riveriscono , chiedono i loro consigli e li rispettano.
E' possibile. Ma potrebbe anche essere un mito consolatorio, simile a quello del buon selvaggio di Rousseau.
Come diceva già il grande Leopardi:
"O forse erra dal vero,
mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
forse in qual forma, in quale
stato che sia, dentro covile o cuna,
è funesto a chi nasce il dì natale."
Si si , indubbiamente.
EliminaAnche se piuttosto che a Leopardi , poeta negativo anche per motivi oggettivi , preferisco ispirarmi , che so , ad Oscar Wilde , dissacrante e al tempo stesso godereccio nei confronti della vita.
C' è da dire , comunque , che io ho avuto la fortuna di vivere la condizione mentale che ho attribuito ai nativi
In quanto nato a metà degli anni 50 del secolo scorso , nella pianura padana , da una famiglia patriarcale contadina , con un minimo di luce elettrica , senza gas , auto , strade asfaltate , TV , forse una radio.
I ritmi lenti e naturali della prima infanzia mi hanno accompagnato per tutta la vita e sono un rifugio sicuro in cui andare nei momenti difficili.
Diciamo una ricarica e , forse sarà una deformazione mentale , ma sono attratto da ogni tipo di società che ricalca quello stile.
Anche se enfatizzato o mitizzato
Su questo ti do ragione.
EliminaIn effetti la società moderna dei consumi, con la martellante pubblicità, ha aggiunto molta altra benzina sul fuoco del disagio esistenziale.
Quando sento in un discorso dire "Vorrei avere i miei diciotto anni". Io no, dover ripetere tutto da capo, le esperienze positive (poche) e negative (molte),mi nasce spontaneo nel cuore un "grazie ho già dato" e se potessimo avere in un corpo giovane anche la somma della nostra esperienza attuale ,credo che possa essere anche peggio, ossia accorgersi di tutti gli stupidi che ti circondano già in giovane età. Immaginate per un attimo di poter vivere come i patriarchi biblici centinaia di anni, ma non si scocciavano costoro? Visto che avevano anche una vita molto più semplice della nostra, certo avevano la salute, infatti a qualche centinaio d'anni procreavano, credo che l'età con la salute sia tutta un'altra cosa.
EliminaP.S Penso che il buon dio o chi per esso abbia programmato la vecchiaia con gli acciacchi annessi per farci desiderare l'uscita dal palcoscenico, altrimenti in molti, starebbero ancora a zompare dappertutto ;-))