Adiòs amigos!
Film di guerra ne abbiamo visti a iosa. Libri sulla guerra ne abbiamo letti un po’ meno, ma ve ne sono alcuni che hanno avuto così tanto successo che sono stati inseriti dal ministero della pubblica istruzione nei programmi delle scuole medie. Avveniva prima dell’avvento dei personal computer, quando ancora la lettura di libri era considerata importante nella formazione degli studenti. Chi non ha letto, alle medie, “Il diario di Anna Frank”? Chi non ha letto “Marcovaldo”? Poi, il giro di boa. Si stima che l’anno della svolta sia stato il 2010. In quell’anno si è raggiunto il picco dell’intelligenza e, a partire da quel momento, la stupidità ha cominciato la sua ascesa. Sono passati sedici anni e la stupidità ha fatto passi da gigante. Vi siete accorti di quante gente stupida c’è in giro? A partire da quella data – lo dicono studi scientifici attendibili – i giovani hanno messo da parte i libri e hanno cominciato a rincoglionirsi sui cellulari. I risultati non si sono fatti attendere.
Purtroppo per noi, non è solo la stupidità in aumento, ma anche la cattiveria, sua gemella siamese. La cattiveria può avere molte cause e una di queste è l’odio. Il quale è un buon soggetto cinematografico e di morti violente i film di Hollywood sono pieni. A volte, per addolcire la pillola, le morti mostrate nei film trovano giustificazione morale quando sono causate dai “buoni”, per ragioni etiche, ma quando sono causate dai “cattivi”, no, diventa pura malvagità. Sull’odio si può anche scherzare, lo si può rendere patologico, proprio come avviene nel film francese “Vincent deve morire”. E’ un film...strano. Non si capisce se sia di genere horror o fantascienza. O forse una via di mezzo. Mentre la scienza, con Lorenz, ci dice che aggressività non è sinonimo di violenza, nel film la violenza diventa una malattia contagiosa. E non è detto che non sia così anche nella realtà, se la si considera sul piano culturale.
In altre parole, la violenza non è un virus che attacca i corpi, ma le menti. In una famiglia, il cane diventa “cattivo” perché percepisce un clima di tensione e a un bambino capita la stessa cosa. Quel cane, alla prima occasione aggredirà un altro cane, magari uccidendolo, se le dimensioni dell’altro cane lo consentiranno. Un bambino, cresciuto in quella stessa famiglia, una volta diventato adolescente, andrà in discoteca con un coltello in tasca o peggio con una pistola, prima o poi usandola e diventando un assassino. Tutto questo avviene a livello di cultura ed educazione e non si tratta di un virus pestilenziale, come prospettato nel film francese.
Soffrendo di insonnia, stanotte ho letto “Il sergente nella neve”, di Mario Rigoni Stern. E’ uno di quei libri che i professori ci facevano leggere alle medie. Sono raccontati i fatti della ritirata di Russia, diciassette giorni di fuga dal dicembre 1942 al gennaio 1943. E’ un libro autobiografico, che racconta gli orrori della guerra. L’autore spiega che faceva solo il suo dovere, obbedendo agli ordini, ma anche se ammazzava i russi, riusciva a conservare un briciolo di umanità. Quella era una violenza istituzionalizzata, poiché fu Mussolini a mandarli a morire nelle steppe del Don, per compiacere il suo amico Hitler, proprio come Crosetto e la Meloni potrebbero fare con i nostri giovani ripetendo un copione già visto. Dico “potrebbero” perché nessuno sa cosa succederà nei prossimi mesi. Gli alpini di cui parla l’autore non odiavano i russi, ma i russi probabilmente odiavano tedeschi, ungheresi e italiani, in quanto invasori. Se gli italiani degli Anni Quaranta hanno obbedito agli ordini pur non essendo stupidi, quelli di oggi, instupiditi a dovere grazie a internet, obbediranno ancora più facilmente, privati come sono anche di un minimo pensiero critico. Non è detto però che la storia debba ripersi tale e quale ce l’ha raccontata Mario Rigoni Stern, perché tutto potrebbe risolversi in una enorme fiammata atomica. E allora, fine dei giochi! Un olocausto nucleare in cui periranno giovani e vecchi, grassi e magri, belli e brutti, intelligenti e stupidi. Adiòs, amigos!
Mah, a me i ragazzi di oggi, pur con i loro difetti, mi sembrano molto meno bellicoso dei loro nonni.
RispondiEliminaNon ce li vedo a partire per la guerra come se niente fosse. (sperando ovviamente di non dover mai fare la verifica).
Scusa per 'involontario A ME...MI.
RispondiEliminaCitazione:
Elimina"mi sembrano molto meno bellicoso dei loro nonni".
Può essere una questione di testosterone?
Gli appassionati di alimentazione carnea sostengono che è stato proprio grazie alla diffusione del consumo di carne che i giovani di oggi sono aumentati di statura, ma forse è altrettanto vero che è stata proprio l'assunzione involontaria di ormoni della crescita, somministrati ai bovini negli allevamenti, a rendere i giovani di oggi più effemminati.
Studi epidemiologici seri hanno evidenziato che un'intera generazione di giovani americani, cresciuti sul modello McDonald's, si mostrano poco...virili, rispetto ai loro coetanei di qualche anno prima.
Se mettiamo a confronto i ragazzi di Happy Days degli Anni Cinquanta con quelli di oggi, si notano in effetti alcune differenze.
Anche sui social a volte vengono messe a confronto foto con Paul Newman e Marlon Brando da una parte e ragazzi pieni di tatuaggi e piercing dall'altra, con la didascalia che di solito recita: "Cosa è andato storto?".
Le differenze sono evidenti e c'è sempre una nota di rammarico perché le cose siano andate così, non senza una punta di disprezzo verso i giovani moderni.
Purtroppo, la non bellicosità dei giovani d'oggi non li esenterà dall'andare al fronte, qualora richiesto dalle psicopatiche autorità.
Sperando ovviamente di non dover mai fare la verifica.