Chi di spada ferisce…

 


La scena più cruenta del film storico “La terra promessa” è quando il contadino, che aveva raggiunto i gradi di capitano nell’esercito prussiano, e che quindi era avvezzo alle armi, organizza una rappresaglia notturna nei confronti dei galeotti che il signorotto locale aveva ingaggiato per ostacolare il suo progetto di colonia agricola. I galeotti avevano ammazzato molti capi di bestiame della neo colonia e perfino due lavoranti tedeschi, giunti insieme ad altri in aiuto all’ex capitano. Scelti i più coraggiosi tra costoro, si reca presso il casino di caccia del signorotto prepotente, dove erano alloggiati i criminali. E ne sgozza tre o quattro. Con i coltelli gli avanzi di galera avevano ucciso due tedeschi e con i coltelli furono uccisi a loro volta. Questo ci riporta al detto evangelico “Chi di spada ferisce, di spada perisce”. Frase che sembra avere valore universale, che implica una specie di karma e che dimostra come ogni causa possa avere uno o più effetti, positivi o negativi che siano, poiché chi semina vento, miete tempesta. 

 

 

Nel film, romanzato, la scena è verosimile, ma nella realtà diventa vera quando un anziano cacciatore siciliano spara nella nebbia tra le frasche perché vede muoversi un cespuglio e crede che si tratti di un cinghiale. Il cespuglio che si muove ma che nasconde invece un essere umano anziché un capo di selvaggina è un classico degli incidenti di caccia. Tanta è la bramosia di quegli sportivi in mimetica, con il grilletto facile che spesso si ammazzano tra di loro, come nel caso a cui mi sto riferendo, oppure si feriscono da soli sparandosi a un piede o ad altre parti del corpo non vitali.

L’abilità di tiro dell’anziano cacciatore si è manifestata con il risultato: un suo collega di battuta morto sul colpo e il fratello di costui ferito a un fianco. Pensate che sia finita lì? No, il ferito, e qui si resta allibiti chiedendosi quali istinti o ragionamenti (se ce ne sono stati) il ferito abbia elaborato in quella frazione di secondo, nel momento in cui spara a sua volta nella direzione da cui erano partiti i colpi, uccidendo l’anziano seguace di Diana. Ecco, pensate che sia finita lì? No, non è ancora finita. Un loro collega, probabilmente amico dell’anziano cacciatore, spara a sua volta verso il giovane che voleva vendicare la morte del fratello. Risultato: anche il vendicatore cade a terra fulminato, mentre il quarto uomo si dà alla fuga. Gli inquirenti, quando poi arrivarono sul posto trovarono tre cadaveri e in un primo momento non si capacitarono di come l’eccidio possa essere avvenuto. La scena, da film di Quentin Tarantino, non aveva una spiegazione razionale, fino a quando il quarto uomo non è andato a costituirsi. Tre cacciatori morti e un quarto che passerà qualche anno in galera per omicidio volontario. Animalisti, siete pregati di non esultare, se no i cacciatori, così gentili, sensibili e amorevoli, ci restano male. La vendetta è un piatto che si serve freddo, dice il proverbio. Nella finzione cinematografica, il contadino danese ha avuto il tempo di organizzare la sua rappresaglia contro gli scagnozzi del signorotto, mentre i cacciatori siciliani non hanno avuto questo privilegio, avendo reagito a caldo. La terra di Sicilia è storicamente intrisa di sangue, come tutto il mondo del resto, ma stavolta non si è trattato del sangue di qualche animale. Forse un Dio c’è, da qualche parte, magari il Dio dei cinghiali.

Commenti

  1. Mah
    Secondo me era una faida mascherata da battuta di caccia 😉

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    1. Lo sapremo, forse, dall'interrogatorio del quarto uomo, quello che si è costituito.

      Le questure, dunque, rilasciano il porto d'armi ai mafiosi?

      O la polizia era all'oscuro della loro appartenenza alle cosche?

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