Ho bisogno di una tregua!
Morto il tiranno, inizia la tregua, ben sapendo che prima o poi finirà perché sorgerà un altro tiranno a sostituire quello deposto. La vera festa della Liberazione, in Italia, dovrebbe tenersi il 28 aprile, non il 25, perché fu in tale data del 1945 che il tiranno italiano cessò di vivere. Con il tiranno tedesco le cose si fanno più complicate perché, sebbene la data ufficiale della sua morte sia il 30 aprile del ‘45, non si può escludere che gli sia stata facilitata la fuga verso il Sudamerica, luogo dove effettivamente, finita la guerra, trovarono rifugio molti gerarchi tedeschi. La notizia della morte di Hitler diede la stura a un’euforia incontrollata da parte di migliaia di russi e di prigionieri sopravvissuti ai campi di concentramento, ma anche nel resto dell’Occidente la notizia fu accolta con gioia.
Tra i sopravvissuti dei lager c’era Primo Levi, testimone di quanto gli era accaduto nei mesi di prigionia e durante il ritorno in patria. Nel libro “La tregua”, continuazione di “Se questo è un uomo”, tradotto in più di quaranta lingue, Levi parla dei 35 giorni di viaggio in treno da Auschwitz a Torino, dove giunse inaspettato il 19 ottobre del ‘45. Fu una vera odissea, sotto il blando controllo delle autorità russe, che portò 1.400 italiani ad attraversare i paesi dell’Europa centrale secondo un itinerario assurdo e caotico. Tuttavia, lo stato d’animo di quei profughi era basato sulla speranza, con la consapevolezza di essere sopravvissuti a un terribile evento storico. Fu per Levi e per i suoi compagni di viaggio una tregua tra la fine di un incubo e l’inizio di uno successivo, poiché nessuno sapeva cosa gli aspettava. Ricominciare a vivere, in città devastate, senza una casa, senza un lavoro e spesso senza più familiari, significava iniziare una nuova guerra e quindi la fine della tregua che il viaggio, rocambolesco e non privo di frustrazioni, aveva tutto sommato garantito. Tregua è anche la vita stessa, che finisce quando si “passa a miglior vita”. Cioè, quando la vita finisce.
Ma se per un momento ci illudiamo che la morte del tiranno di turno dia inizio a una nuova tregua, allora, per metà della popolazione, la morte di Putin significherebbe l’inizio di una tregua, di una nuova epoca, per chi lo considera un dittatore moderno, così come la morte di Trump significherebbe l’inizio di una tregua, di una nuova epoca, per l’altra metà del popolo che lo considera nella stessa maniera. Poiché l’Occidente sembra condannato a vivere in un perenne stato di bipolarismo, ora abbiamo due capi di stato che si fronteggiano sullo scenario mondiale, Putin da una parte e Trump dall’altra, entrambi tiranni per la parte avversa, con alcuni leader che fungono da contorno, da spettatori, come il tiranno cinese e altri di minore importanza.
Poiché ci viene spesso prospettata la fine della tregua che dura dal 1945, assieme al paventato inizio di una nuova guerra guerreggiata, sarebbe auspicabile per noi che i guerrafondai venissero messi a tacere e, tra i due dittatori citati, il più guerrafondaio sembra essere l’americano. Noi siamo gente pacifica, non abbiamo fatto niente di male a nessuno, se non agli animali che mangiamo, e non vogliamo trovare i supermercati vuoti. Vogliamo che la tregua delle nostre vite duri il più a lungo possibile.

Io sostengo sempre la tesi del regista che sta dietro tutti questi eventi.
RispondiEliminaC' è sta una regia per arrivare alla seconda guerra mondiale , creare i buoni i cattivi e i liberatori , creare due blocchi contrapposti , distruggere un blocco , tentare di imporre un unico blocco egemone , creare piccoli conflitti locali , aizzare guerre di religione , terrorismo e così via.
Chissà qual' è il fine ultimo del regista occulto , forse è soltanto creare scompiglio affinché noi si rimanga divisi e lui continua in eterno il suo spettacolo.
Citazione:
Elimina"Chissà qual' è il fine ultimo del regista occulto?"
Questo è uno dei grandi misteri dell'universo.
Finita la guerra, Churchill se ne venne fuori dicendo: "Abbiamo ammazzato il maiale sbagliato", riferendosi a Hitler e sottintendendo che il maiale che doveva essere...ammazzato era Stalin.
L'odio che l'Occidente atlantico ha per la Russia è di vecchia data, o almeno risale alla seconda guerra mondiale, se escludiamo Napoleone e le sue campagne di Russia, che però, per la storia alternativa, non furono dirette contro la Russia degli Zar, ma contro i tartari, come già discusso in questo blog in un articolo precedente.
Eppure, tra Russia e America mi pare che le simpatie degli italiani vadano maggiormente verso la prima, se non altro perché della seconda siamo una vilipesa colonia.
Libri come "Centomila gavette di ghiaccio" o "Il sergente nella neve", oppure film come "Italiani brava gente", hanno contribuito a far nascere una certa simpatia tra noi e i russi.
Gli americani cosa ci hanno dato?
Il chewingum e "Happy days". Che altro?