Crucifige, crucifige!

 

 

Anche stavolta mi sono trovato su una posizione controcorrente e sono riuscito a farmi insultare. Su Facebook funziona così. Se solo si dimostra di avere un pensiero un po’ divergente, subito arrivano i “guardiani della rivoluzione” a sputare veleno e rabbia da tutti i pori. Il post di Francesco Andrisano racconta di come una donna, Elizabet Becker, che durante la guerra aveva fatto da sorvegliante in un campo di concentramento polacco, venisse successivamente catturata dalla polizia, messa in prigione, giudicata colpevole e condannata all’impiccagione, cosa che avvenne pubblicamente il 4 luglio del 1946. Essenzialmente, le cose, così come sono andate, hanno una loro ragion d’essere, quando si esce da una guerra e lo spirito di vendetta agita furiosamente i sopravvissuti. Si pensi che l’ultimo omicidio compiuto per vendetta dai partigiani in Italia è del gennaio 1949, ben quattro anni dopo il 25 aprile del ‘45. 

 

 

Se l’aver collaborato con i nazisti esige la pena di morte, allora c’è poco da eccepire, bisogna lasciare che il tempo lenisca le ferite di chi resta e che la giustizia faccia il suo corso. Ma permettere al pubblico di assistere a un’esecuzione capitale è una cosa che ricorda troppo i patiboli su cui venivano decapitati i parigini durante la rivoluzione francese, nonché i roghi su cui venivano bruciati eretici e streghe per quasi tutto il Seicento in Europa. Sa troppo di barbarie.

Se l’aver aiutato i tedeschi a selezionare donne e bambini da sopprimere, come pare abbia fatto l’imputata, è azione sufficientemente grave da meritare la pena di morte, la si esegua al chiuso, lontano dalla folla, per la quale non sarebbe uno spettacolo edificante dal punto di vista morale. Tutto questo avrei voluto scrivere, se solo l’autore del post non mi avesse bloccato. Capita sempre così: invece di bloccare chi insulta, bloccano quelli che vengono insultati. Misteri dei social!

Commenti

  1. Facebook è una cloaca dove convergono i peggiori istinti repressi di un umanità senza più identità.
    Va preso per quello che è.
    Ieri , riguardo al referendum , avevo scritto che vorrei sapere quanti di quelli che sono andati a votare avessero capito per cosa votavano.
    Devo dire che ho diviso la platea a metà, molte approvazioni ma anche molte critiche sarcastiche , del tipo: tu lo hai capito?
    Al che , con aplomb britannico , ho replicato : io no , infatti non ci sono andato a votare.

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    Risposte
    1. Mi sono disinteressato fin dall'inizio di questo referendum, principalmente perché per me, in base alla mia esperienza giudiziaria, durata parecchi anni, non c'è differenza tra giudici e pubblico ministero.

      In entrambi i casi si tratta di persone che, nonostante le lauree e l'onestà morale che do per scontata, non hanno la capacità di ragionare in termini antispecisti, e non potrebbero neanche farlo, vista l'educazione antropocentrica che hanno ricevuto come tutti.

      Per capirci, se io finisco davanti a un giudice con l'accusa di aver liberato dei visoni da un allevamento, sia il giudice che il P.M. prenderanno in considerazione il danno economico subito dall'allevatore e non la violenza del tenere prigionieri dei mustelidi condannati a morte per farne pellicce.

      Tutt'al più, il giudice potrebbe darmi l'attenuante di aver agito sulla base di motivi etici, ma la condanna sarebbe di poco differente e gli anni di carcere me li farebbero fare comunque.

      A cosa mi è servito che il giudice mi abbia concesso delle attenuanti?

      Io sono sempre e comunque il...cattivo, il delinquente, perché da che mondo è mondo si sono sempre allevati animali per i più svariati scopi, principalmente per l'alimentazione.

      Non è il mio mondo. E' tutto sbagliato. E' tutto da rifare!

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