Gli anziani vanno rispettati
Da qualche giorno stavo pensando di scrivere un articolo su quanto le donne siano disturbate mentali. Per lo meno, quelle che ho conosciuto io. Di materiale ce n’è parecchio, anche senza andare troppo indietro nei secoli. Ed ecco che mi capita questo video! Fatto con l’intelligenza artificiale e scritto da un romanziere dilettante, quale io stesso ho la velleità di essere. O almeno, avevo tale velleità fino a poco tempo addietro. Il senso della storia, che ribadisco è totalmente inventata, è farci apprezzare la solitudine. Questo invito, a non disprezzare la vita solitaria, mi chiedo se viene rivolto a tutti gli utenti di internet nel mondo o solo in Occidente, dove negli ultimi cinquant’anni ha imperversato l’emancipazione femminile, giacché, tale manipolazione dei cervelli, applicata principalmente sui social, potrebbe essere messa in relazione con la disgregazione della famiglia cominciata a partire dalla nascita del Femminismo verso la fine degli Anni Sessanta. Potrebbe essere un messaggio lenitivo, un invito a non disperare e a rassegnarsi. Ma potrebbe sottendere anche il messaggio subliminale a non metter su famiglia, cosa che va ad unirsi alle grandi spese e gli altri ostacoli esistenziali che una giovane coppia deve affrontare con la nascita dei figli.
Tuttavia, qui non si parla di giovani coppie, ma di una condizione che riguarda le persone anziane. E quindi, non è solo un medicamento psicologico per giustificare i fallimenti matrimoniali, la delusione che inevitabilmente gli altri ci procurano, ma un fenomeno che riguarda tutti coloro che sono in là negli anni: la perdita degli amici di un tempo, perché la morte non fa sconti, e soprattutto la vedovanza. Di norma, le donne diventano vedove anzitempo per la semplice ragione che gli uomini statisticamente muoiono prima. Non c’è una cospirazione in questo, ma un normale accadimento della vita, raggiunta una certa età. Com’è evidenziato nella poetica di Umberto Saba, “la vecchiaia è un porto dove nessuna nave attracca”.
Ad un certo punto nella vita, senza che quasi neanche ce ne accorgiamo, ci si ritrova soli e già questo implica un certo numero di problemi gestionali, ma la storia raccontata in questo video mostra un lato negativo della psiche femminile, facendo luce, se mi si concede questo ossimoro, sulla parte oscura della donna: la ricerca di una relazione non basata sugli affetti, ma sull’interesse economico. Qui c’è una vedova con un figlio di 35 anni che mira ad impossessarsi della casa dell’anziano protagonista della storia, il quale, una volta aperti gli occhi, fa l’unica cosa giusta da fare: troncare la relazione con la vedova e recarsi dal notaio onde consolidare l’atto di eredità a favore dei due figli.
A me è successo qualcosa di simile, un’esperienza che è tuttora in corso. Mia figlia, trentenne, l’anno scorso si è sposata. La casa nella quale vivo è intestata a lei e, in seguito a una nostra lite, il marito se n’è venuto fuori sussurrando: “Io so come mandarlo via!”, riferendosi a me. Non ero presente quando l’ha pronunciata, ma mi è stata riferita da una fonte attendibile. La trovo non solo maliziosa, ma dettata da cattiveria. Una cattiveria di fondo.
In quanto padre, benché anomalo a causa di un matrimonio andato a rotoli, non potrei fare del male a mia figlia e non mi passerebbe mai per l’anticamera del cervello di farli sloggiare dal miniappartamento in cui vivono e che è intestato a me. Non cerco lotte, guerre e battaglie, anzi preferisco la collaborazione, l’aiuto, il sostegno. Soltanto ieri le ho pagato le ultime due bollette di luce e gas. Non mi tiro indietro quando hanno bisogno, ma avrei preferito che un simile pensiero prepotente nemmeno venisse formulato, nella mente di mio genero.
E’ un pensiero che mi turba, che scava un solco tra me e loro, che raffredda ogni sentimento d’affetto, lasciando in piedi solo il senso del dovere da parte mia, cioè il mio obbligo di aiutare una giovane coppia, una figlia, sangue del mio sangue, con un figlio piccolo e con le spese che questo comporta.
Nel caso del signor Giuseppe, c’era il reale pericolo che la nuova compagna diventasse proprietaria della casa alla sua morte, ma nel mio caso la proprietà della casa dove vivo è già di mia figlia e non c’è bisogno di affrettare gli eventi, per esempio mandandomi d’imperio, con la forza pubblica, in una casa di riposo. Gli basta aspettare che io muoia. E’ nell’ordine naturale delle cose. Non abbiate fretta. E soprattutto non siate avidi. Io non ho urgenza di morire!
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