Lavori in corso

 


Fino ad oggi abbiamo sempre saputo che Netanyahu vuole realizzare la “Grande Israele”, prendendosi non solo Gaza, ma anche la Cisgiordania e addirittura un pezzo di Egitto, ma ora si affaccia un’altra ipotesi: vuole realizzare il Canale Ben Gurion, che unisca il Mar Rosso al Mediterraneo, così da baipassare il Canale di Suez. Lo scopo, ovviamente, sono gli scambi commerciali con India e Cina. Dunque, oltre a fare la guerra per il petrolio, oppure, come dicono i pacifisti, la guerra per la guerra, c’è una motivazione ancora più forte, che sta alla base della versione più classica e attendibile, cioè la guerra per il business, il commercio. Business che non è solo quello della ricostruzione di Gaza da trasformarsi in un lido balneare di lusso, ma gli scambi commerciali con l’estremo oriente. L’Iran, finanziatore degli Huthi, intralciava la costruzione del Canale Ben Gurion e quindi andava neutralizzato. Si tratterebbe perciò di semplici lavori in corso, come quando una vecchia casa ostacola la costruzione di un’autostrada o di un centro commerciale. Quando i proprietari non si lasciano convincere a sloggiare con le buone, li si sloggia con le cattive. Nel caso dell’attacco israeliano all’Iran le “cattive” comportano migliaia di vittime, da una parte e dall’altra. 

 

 

Pur di realizzare il progetto del Canale, Netanyahu sarebbe disposto a sganciare bombe atomiche sull’Iran? Trattandosi di un demone in sembianze umane, la risposta è purtroppo affermativa. “Muoia Sansone con tutti i Filistei”. Spianare la strada alla costruzione del Canale sarebbe l’ultima cosa che Netanyahu farebbe nella vita. E poi potrebbe morire contento. Lascerebbe un paese distrutto, il suo, oltre a quello dei nemici, nonché milioni di vittime, ma la realizzazione della Grande Israele sarebbe più facile, grazie alle risorse economiche che si aprirebbero con gli scambi commerciali, sempre che nel frattempo gli israeliani non si siano fatti nemici anche i cinesi, i quali, da persone pragmatiche quali sono, anteporrebbero i vantaggi economici a qualsiasi altra considerazione. Gli indiani, con la fame di denaro che hanno, non si porrebbero scrupoli e lascerebbero al loro destino gli iraniani, che hanno una religione aliena rispetto a quella induista, a differenza dei cinesi che di religione non ne hanno alcuna, se non quella del denaro.

E noi, nella Vecchia Europa, che fine faremmo? La fine che fanno tutti i vecchi: l’estinzione, o per le bombe esplosive o per la bomba demografica africana, che è la più probabile. In tutti i casi, siamo condannati a scomparire. Ma perché Israele dovrebbe proprio ora fare ricorso all’arma nucleare? Forse perché è arrivato il momento di un altro Reset, e quale popolo migliore di quello di Israele per scatenare l’ennesima “fine del mondo”? E quale Dio migliore di quello di Israele per portarla a termine? Gli altri Elohim sanno che Geova è un Dio guerriero e lo lascerebbero fare, nel caso fossero d’accordo a sfoltire l’umanità, oppure lo lascerebbero fare anche se non sono d’accordo, ma sanno quanto sia pericoloso mettersi di traverso ai piani di quel vecchio Dio iracondo, e in fondo, agli Elohim, degli uomini, non è mai importato un granché.

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