Abelardo e gli Elohim

 


L’orribile storia di Abelardo presenta diversi aspetti interessanti. Ma procediamo con ordine. Fino ad oggi sapevo, grazie a Mauro Biglino, che il Gesù dei Vangeli fosse un mix di diversi personaggi storicamente esistiti. Era un Esseno, quando predicava pace e amore; era un Nazireo, in quanto portava i capelli lunghi secondo i loro costumi; era uno Zelota, quando finì inchiodato a un palo per aver guidato una cellula terroristica di patrioti come Giuda il Sicario, ammazzando nottetempo i soldati romani. Ma che fosse anche un fariseo non lo avevo considerato, per dirla alla Renato Zero. Tuttavia, non mi stupisco, poiché secondo quanto si legge nel Vangelo di Luca, a dodici anni sosteneva discussioni con i sacerdoti anziani del tempio, dimostrando di avere ottime conoscenze della legge ebraica. E per forza, era un loro studente! Poi, crescendo, divenne dissenziente, un vero rompiscatole come Pietro Abelardo, uno che spaccava il capello in quattro, e quando i sacerdoti seppero che era stato arrestato dalle autorità romane, ne furono contenti. Così, poterono liberarsi di un guastafeste. 

 

 

Anche Pietro Abelardo ebbe un tragico destino, ma senza venir inchiodato a un palo. Il Gesù evangelico ci rimise la vita in quanto Zelota, cioè assassino di soldati romani, mentre ad Abelardo fu riservata una sorte non meno atroce per essersi innamorato di Eloisa. Il cui zio, il canonico Fulberto, mandò i sicari a punire colui che, nonostante fosse un religioso, aveva sedotto, per altro corrisposto, sua nipote, di cui era tutore.

Ciò che avvenne dopo è interessante sul piano psicologico. Abelardo, nelle sue famose lettere a Eloisa, arriva ad affermare che fu volere di Dio che capitasse ciò che gli capitò perché l’atto di fornicazione era un peccato così grave, nella mentalità della Chiesa cattolica dell’epoca, che soltanto Dio avrebbe potuto ristabilire gli equilibri e dare una severa lezione al peccatore Abelardo. Io trovo una tale spiegazione semplicemente abominevole.

Ma ecco un passaggio delle sue lettere: “Tu eri destinata a Dio con il farti chiamare Eloisa (Heloissa) dal suo santo nome Heloim, ed Egli dispose che nella sola mia disgrazia entrambi fossimo salvati, mentre il diavolo cercava di perderci entrambi per quel solo, tremendo vizio che incatenava i nostri corpi”.

Quindi, per l’evirato Abelardo, i rapporti sessuali fra uomo e donna erano dettati dal Demonio, almeno quelli che avvenivano fra uomini e donne di chiesa. Tralasciando l’errore compiuto dal traduttore, poiché la parola corretta è Elohim, è interessante la chiosa a margine del compilatore del testo, intitolato “Il breviario dei laici”, edito da Rizzoli nel 1957. Così viene commentato il passaggio: “Gli Heloim erano gli esseri soprannaturali degli ebrei, simili agli angeli del cristianesimo”.

Qui è spiegato tutto. I teologi cattolici, in venti secoli, non sono riusciti a capire chi fossero gli Elohim, arrivando a paragonarli agli angeli della tradizione, con tanto di ali bianche e, a volte, di spada fiammeggiante. A nessun teologo cattolico è mai venuto in mente che Dio stesso fosse un Elohim e, anche se gli è venuto in mente, hanno scacciato tale idea come blasfema, o almeno come scomoda in funzione della dottrina perché ciò implicherebbe che c’erano una pluralità di Dei e non uno solo come si è sempre preteso.

Infine, se per Abelardo il nome Eloisa ha come radice etimologica EL, quali altri nomi hanno questo divino privilegio? La sua variante Elisabetta sicuramente, ma anche lo stesso Allah, senza che un miliardo di musulmani lo sappiano. AL è un composto di molti nomi arabi, ma gli arabi non sanno da dove derivi. Del resto, agli Elohim della Bibbia poco importa. L’ignoranza è forza, per dirla orwellianamente.

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