La montagna che ha partorito un volpino


 

Potrei scrivere un romanzo sulle mie vicissitudini con le fototrappole, ma per ora devo accontentarmi dei 30 secondi di una volpe che non si vede nemmeno per intera. Le mie vicissitudini, per farla breve, cominciarono quando mi fu rubata la prima fototrappola, che avevo lasciato al Tagliamento, avendo usato come esca un capriolo morto. Quando tornai sul posto, il capriolo era ancora lì, non si era mosso, nessun predatore era venuto a banchettare con le sue carni, com’era nelle mie aspettative, ma in compenso la fototrappola non c’era più. 

 

 

Fu una botta psicologica, un pugno allo stomaco, come quando mi rubarono la bicicletta nuova che avevo lasciato sotto casa. E, come nel caso della bici, che mi ero dimenticato di chiudere con un lucchetto, anche con la fototrappola mi accorsi troppo tardi che l’avevo assicurata con una catena ad un ceppo d’albero e non ad un albero intero. Di modo che, i ladri, che Dio li maledica, poterono sfilare il tutto, fototrappola con annessa catena, dall’alto, con estrema facilità. Probabilmente, devono essersi fatti delle grasse risate constatando la mia dabbenaggine, stordito e distratto come sono e fui, per dirla alla Cecco Angiolieri, poiché avevo legato l’apparecchiatura a un elemento non idoneo ad ancorarla, lasciando perciò che fosse asportabile.

Parlo al plurale, riferendomi ai ladri, ma potrebbe essere stato uno solo e siccome “l’occasione fa l’uomo ladro”, al soggetto che mi ha causato dolore e frustrazione, oltre al danno economico, non deve essergli parso vero di potersi portare via un oggetto costoso, di cui forse non conosceva neanche il funzionamento. Oppure, se lo conosceva, poteva essere stato un cacciatore, cioè un individuo dalla mentalità predatoria che ha il brutto vizio di infestare la natura, guastandola con la sua passione assassina. Sul piano giuridico si è trattato di furto aggravato, che si realizza, in contrapposizione al furto semplice, quando l’oggetto rubato è lasciato alla “pubblica fede”, cioè alla mercé del primo che passa, praticamente abbandonato a se stesso.

Con le fototrappole, purtroppo, non può essere diversamente. Tralascio tutti i miei tentativi successivi di procurarmi un’altra fototrappola, facendola arrivare presso il Decathlon, accorgendomi in seguito di aver fatto un errato acquisto, e dovendola restituire. Come ho detto, sono stordito, distratto e, aggiungo, superficiale, cioè sono un “Boomer” e c’è poco da esserne orgogliosi. Sono quindi passati molti mesi da quell’infausto evento fino ad oggi, cioè fino alla realizzazione di questo brevissimo video, che non mi dà alcuna soddisfazione, visto lo scarso risultato ottenuto. Ma questo passa il convento ed è sempre possibile da parte mia migliorarmi ed imparare ad usare come si conviene questo mio nuovo dannato marchingegno.

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