Tutto torna alla terra

 


Un amico mi ha aiutato a portar furori dal soggiorno un divano. Nella manovra, passando dal soggiorno al corridoio, ha urtato contro la vetrinetta dei fossili e dei minerali, provocando la caduta del ripiano in vetro più alto che, cadendo, ha frantumato anche quello sotto e tutti i minerali che stavano sopra entrambi si sono frammischiati insieme alle schegge di vetro. Molti cristalli, di quarzo e di gesso, si sono spezzati. Si è trattato di un collasso strutturale e poteva capitare anche a me, oppure ai cani quando litigano e con i loro corpi sbattono contro la vetrina. L’evento mi ha portato a fare le seguenti riflessioni, avendolo preso, come si suol dire, con filosofia.

 

 

Quando mi moriva un geco, o una rana precedentemente catturata e messa in un terrario, mi venivano i sensi di colpa. Perciò, per non provare più tale sgradevole sensazione, mi sono buttato sulla botanica, sul giardinaggio e la floricoltura. Infatti, quando mi muore una pianta, sempre per una mia negligenza, non provo più sensi di colpa, ma mi dispiace ugualmente. Nel caso dei campioni di cristallo e degli altri minerali danneggiati nella caduta mi dispiace ancora un po’, ma in maniera del tutto sopportabile.

Di modo che, considerati i tre regni della natura: animale, vegetale e minerale, la dissoluzione dei rappresentanti del primo mi provoca empatia e vivo dispiacere, la dissoluzione di quelli del secondo un po’ meno empatia e un dispiacere contenuto, la dissoluzione di quelli del terzo nessuna empatia e una mesta rassegnazione. Tutti e tre i regni vanno nella stessa direzione e ad un certo punto, nella scala del tempo, si ritrovano in uno stato meno complesso, ovvero più elementare, le loro molecole si scompongono, cambiano forma, passano da uno stato ad un altro e nel caso degli animali e delle piante viene meno quella che conosciamo come vita. Con i minerali è difficile parlare di vita, stando alle nostre attuali conoscenze. Poi, se vogliamo a tutti i costi essere panteisti, allora anche un sasso è vivo, ma a me sembra un’ipotesi piuttosto bizzarra e non supportata scientificamente.

Se ci muore un animale che era sotto la nostra responsabilità, specie se prima del nostro arrivo se ne stava bel bello nel suo ambiente, cioè a casa sua, proviamo un forte dispiacere perché inconsciamente ci rendiamo conto di far parte anche noi del regno animale, cosa che non si può dire in riferimento alle piante, né tanto meno quando parliamo di minerali. Se ci muore un cane è una parte di noi che muore con lui e nella profondità della nostra psiche sappiamo che prima o poi toccherà anche a noi. Anche i nostri corpi sono destinati alla dissoluzione. Lo sappiamo e a volte anche lo vediamo con i nostri occhi.

Non occorre essere induisti o buddisti, giacché anche nella nostra cultura laica, di matrice cristiana, il senso della morte è ben presente e le epigrafi mortuarie sono punti di ritrovo per me e per i miei compaesani meglio di qualsiasi altro manifesto affisso al pubblico. Chi è morto? Quanti anni aveva? E di cosa è morto? L’abbiamo conosciuto o ci è del tutto anonimo?

Dunque, in questo mondo, in quella che potrebbe essere la simulazione di un videogioco, stabilita in certi termini da un misterioso programmatore, l’esito finale è la quiete, la stasi, il passaggio dal complesso al semplice, il ritorno alla terra. La forza di gravità, che ha provocato la caduta delle due mensole della mia vetrinetta, va verso la terra. Le mele di Newton vanno giù e non su. Il corpo umano che muore, da verticale si fa orizzontale. La terra lo chiama. Gli assassini e i necrofili in genere, così solleciti ad elargire la morte, come sono soliti fare soldati e cacciatori, in quest’ottica fanno parte del sistema, del videogioco, della simulazione. Perché il Programmatore abbia scelto questo, non so. So che gli ebrei ammazzano i palestinesi, i russi ammazzano gli ucraini, i musulmani nigeriani ammazzano i cristiani nigeriani e, come esempi, ne avrei in abbondanza, ma mi fermo a questi perché il concetto è chiaro.

Quando Filippo Tommaso Marinetti diceva che la guerra è la sola igiene del mondo, diceva una cosa intrinsecamente corretta, anche se la realizzazione pratica della medesima comporta parecchi disagi per molti “giocatori”. Dopo Dracula l’impalatore, Netanyahu l’igienizzatore. Dobbiamo rassegnarci all’ineluttabilità della morte? Sì, per il momento, finché la scienza non ci avrà liberato da tale antica condanna. Dobbiamo rassegnarci all’ineluttabilità della guerra? No, con tutte le nostre forze, con tutte le nostre fibre: è nostro dovere opporci.

In seguito a Marinetti c’è stato qualcun altro che si è dichiarato favorevole alla guerra? A me viene in mente Edward Luttwak, ma tutti i politici, i capi di governo, di tutte le epoche, lo sono stati, solo che in età moderna non lo possono ammettere, come facevano gli antichi imperatori, perché ne va della loro rielezione nelle cosiddette democrazie, ma nei fatti anche i moderni sono favorevolissimi alla guerra, ché tanto loro non subiscono conseguenze, ma le fanno subire agli altri, persino ai loro stessi popoli. La Giorgia nazionale, per esempio, le armi ad Israele e Ucraina, le ha mandate e ne sta mandando ancora.

Tutto dunque, come dice anche il libro dell’Ecclesiaste, è condannato a dissolversi, a ritornare polvere. I palestinesi, i miei gechi, le mie rane, i miei cristalli e perfino i fossili, ribelli e recidivi, i miei cani e pure io. Ma senza fretta, mi raccomando. A suo tempo!

Commenti

  1. Diciamo che le guerre sono sempre esistite , almeno così ci hanno insegnato e lo testimoniano , oltre che i libri di storia , che comunque sicuramente saranno adattati , anche le statue e le raffigurazioni sparse ovunque , nelle piazze , nei dipinti , nei bassorilievi ...
    Viviamo nella cultura della guerra , ma , se da un lato l' essere umano, essendo duale , ha anche il lato aggressivo e prevaricatore , io penso che la guerra come ce la spiegano e ce la confezionano sia opera di soggetti che come minimo non sono uguali agli umani in cui ci identifichiamo.
    Quindi quando festeggiamo le ricorrenze , onoriamo i caduti ed esaltiamo i grandi condottieri siamo vittime di un rituale magico che ci tiene ancorati al cerchio del rituale stesso , che però è gestito , sia nelle battaglie che nelle celebrazioni da soggetti di un altra specie.

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    1. La guerra è una sovrastruttura della caccia. Una ridondanza. Gli animali predatori devono andare a caccia per sopravvivere. Noi siamo animali, ma perché ci comportiamo come predatori quando non ne avremmo bisogno praticando l'allevamento e l'agricoltura?

      Facciamo le guerre per eliminare il surplus di uomini e di risorse. Le guerre sono il risultato della sovrabbondanza, dell'opulenza, delle ricchezze accumulate in eccesso e della noia.

      I cacciatori si divertono e così pure i soldati in battaglia, con la differenza che i primi amano "vincere facile" e interpretano il solo ruolo di predatori, mentre i secondi interpretano anche il ruolo di prede, oltre che di predatori.
      Per tale ragione, cioè per il rischio di morire in battaglia, nasce la figura dell'obiettore di coscienza, mentre tra i cacciatori tale figura non esiste, se non quando, le rare volte, il singolo matura una coscienza empatica nei confronti della selvaggina e decide di appendere il fucile al chiodo.

      Che l'Homo sapiens sia eterodiretto da una specie aliena non ho difficoltà ad accettarlo, ma rimane sempre da scoprire di che razza si tratti.

      Gli Elohim, che ci hanno creati, non li vedo in questo ruolo perché sono più sfruttatori opportunisti che distruttori sic et simpliciter, a meno che non tengano il "terrario" sotto controllo delle nascite. In tal caso, ci sarebbe una logica nello sfolire gli abitanti del "terrario" mediante le guerre, oltre che con altri mezzi.

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