Anche i merli hanno le loro preoccupazioni
In questa stagione il merlo è il primo uccello a cantare verso le cinque del mattino. A quell’ora sono già sveglio da un pezzo e mi preparo per fare qualche lavoretto nell’orto, prima di colazione. I merli vanno avanti a cantare fino a sera, come si può vedere in questo breve video. Verso la metà si sente cantare l’usignolo di fiume, e subito dopo un altro che gli risponde. Siamo infatti sulle rive del fiume Stella, in Friuli. Si sentono bene gli schiocchi, che sono principalmente segnali d’allarme. Nel 1916 Eugenio Montale scriveva:
“Meriggiare
pallido e assorto
presso
un rovente muro d'orto,
ascoltare
tra i pruni e gli sterpi
schiocchi
di merli, frusci di serpi”.
Centodieci anni dopo io li ho registrati, quei famosi schiocchi di merli, anche se non siamo in estate e non c’era nessun muro rovente. Se una registrazione video mostra la natura nella sua più intima realtà, la poesia la mostra nel suo aspetto immaginifico, ovvero lasciando largo spazio all’immaginazione. Bastano poche parole per evocare i lati più segreti della natura, e della realtà in genere. Perché i merli di Montale facevano sentire i loro schiocchi? Percepivano un pericolo nella presenza di qualche serpente? E’ plausibile, visto che i colubri di Esculapio, per esempio, sono abili arrampicatori e se trovano uova o pulli, non solo di merli, ma anche di cinciallegre o altri uccelli, non se li lasciano scappare. O forse quei merli vedevano un pericolo proprio nel poeta, benché intorpidito dal caldo estivo. E cosa ci faceva Montale presso quel rovente muro d’orto? Si godeva il fresco, probabilmente, sotto qualche pianta ombrosa. Nel mio video, di soli sessanta secondi, non c’è niente di tutto questo, ma io in ogni caso lo preferisco rispetto alla caterva di video prodotti con l’intelligenza artificiale, una vera inondazione che, su internet, sta superando il livello di guardia. Amo le cose genuine, le foto e i filmati autentici e non contraffatti. E sono sicuro che Montale la penserebbe come me.
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