Diffamare il nemico

 


Nel Vecchio Testamento Israele viene spesso paragonato a una donna, la “sposa” di Geova, Dio geloso e dispotico. Delle donne in genere non ho capito molto, della loro psicologia intendo, ma mi sono accorto che qualsiasi cosa si dica o si faccia, con loro, si sbaglia. Non gli va mai bene niente. Faccio un esempio. Tra il primo e il secondo divorzio sono stato per un breve periodo il trastullo di una sudafricana, di qualche anno più vecchia di me, nonché danarosa. Un giorno mi regalò una macchina fotografica e quando poi andammo a fare una passeggiata in un parco naturale la portai a tracolla per i primi metri – la macchina fotografica, non la sudafricana – ma mi sentii dire che aveva speso molti soldi e io, ingrato, non la stavo neanche utilizzando. Allora, da quel momento in poi, ad ogni volo di uccello mettevo mano alla macchina fotografica per cercare di fotografarlo. Ma lei subito mi rimproverava dicendo che invece di godere della bellezza della natura mi perdevo dietro uno strumento tecnologico che non sapevo nemmeno usare, alla maniera dei giapponesi che scendono dal pullman, fanno qualche foto in giro e risalgono subito sul pullman. Alla fine della passeggiata le feci notare il suo comportamento contraddittorio, come se avesse cercato lo scontro con me, rimproverandomi prima in un senso e poi nel senso opposto. Lei tacque.

 

 

Israele, dicevamo, era per Geova la sua moglie prediletta, figurativamente parlando. Ne seppero qualcosa Sodoma, Gomorra e altri tre villaggi, distrutti niente meno che con armi nucleari solo perché volevano cambiare Elohim, cioè lasciare Geova per mettersi sotto la protezione di un suo collega. Ma Geova li aveva avvertiti e gliela fece pagare cara. Nell’Israele moderno, che poco o niente ha a che fare con l’Israele antico, se i palestinesi reagiscono e rispondono con le armi ai soprusi del governo israeliano, sono chiamati terroristi, ma se i simpatizzanti dei palestinesi intraprendono azioni disarmate secondo il metodo della Non Violenza vengono arrestati ugualmente, trattati al pari di terroristi e diffamati sui social per neutralizzare ogni anelito di giustizia e libertà, affinché chiunque si metta contro le politiche di Israele sappia che va incontro non solo a trattamenti brutali da parte dell’IDF, ma anche alla gogna mediatica sui social.

Colpiscine uno per educarne cento” è uno slogan sempre verde, che anche Israele sta implementando con questi ultimi arresti dei membri della Flottiglia. La diffamazione del nemico è sempre stata presente negli scenari di guerra. Ci sono degli esempi illustri. Napoleone veniva definito basso di statura, per diffamarlo, mentre per l’altezza media dei francesi dell’epoca rientrava nella normalità. L’equivoco, a quanto pare, dipende dal fatto che i “pollici” inglesi sono diversi da quelli francesi di qualche centimetro.

Giulio Cesare veniva chiamato “la regina di Bitinia” e i contemporanei oggi pensano che fosse un gay a cui piaceva travestirsi. In realtà, da giovane, prima di assumere il potere, si vestì da donna per scherzo, per una scommessa tra amici, ma bastò quello per annoverarlo per l’eternità nel vasto universo LGBT.

Martin Luther King veniva chiamato Martin Luther King Kong, perché il 7 aprile 1933 era uscito nelle sale americane il film “King Kong” e gli africani spesso venivano paragonati alle scimmie. E’ successo recentemente perfino all’ex presidente Obama, di essere paragonato a una scimmia. Martin Luther King era un uomo di fede e conduceva lotte nonviolente, mentre Malcolm X organizzava squadre di neri addestrati al combattimento, senza però mai aver dato seguito a scontri armati di alcun genere. Entrambi furono assassinati, sia il pacifista che il non pacifista e questo ci riporta al finale del film “Mission”, in cui entrambi i gesuiti, sia quello non violento, sia quello che al contrario organizzava le difese degli indios, vengono uccisi dai portoghesi.

Per tornare alla Flottiglia, sia il brasiliano Thiago Avila, che il palestinese Saif Abukeshek potrebbero finire impiccati secondo la recente legge entrata in vigore in Israele, che prevede la pena di morte per i prigionieri palestinesi. In tal caso, il governo israeliano eliminerebbe legalmente due persone sgradite senza bisogno di far ricorso a qualche sicario del Mossad, com’è loro prassi abituale. Né avrebbe bisogno di allestire la sceneggiata del rapimento e successiva uccisione di un attivista umanitario, da parte dei sedicenti Salafiti, come fece con Vittorio Arrigoni.

Infine, se frequentate abitualmente Facebook vi sarete accorti che in questi giorni si sta scatenando...l’ira-di-Dio. Non si erano mai visti tanti piccoli altoparlanti che difendono l’indifendibile governo assassino di Natanyahu. Il che ci porta a chiederci: ma possono essere tutti pagati? O c’è dell’altro? E’ in atto per caso qualche forma di plagio mentale, sul genere dei “candidati manciuriani”? Com’è possibile che ci siano così tanti utenti cattivi, per non dire stupidi, in una percentuale che va ben oltre le normali statistiche? Qualsiasi sia la risposta, l’immagine “dell’unica democrazia in Medio Oriente”, dotata del “più morale esercito del mondo”, dev’essere una cosa molto importante per richiedere spese ingenti di propaganda mediatica, secondo il più classico protocollo dell’Hasbara.

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