Panspermia


 

Non ci sono solo gli Elohim, a spiegare come siamo capitati qui sulla Terra, ma c’è dell’altro. Secondo il Vecchio Testamento e altri antichi testi, una razza aliena è venuta sulla Terra migliaia di anni fa, trovandovi forme di vita già sviluppate, tra cui quell’ominide che, una volta sottoposto a manipolazione genetica, è diventato l’Homo sapiens, cioè noi. C’è dell’altro, dicevamo. C’è la teoria della Panspermia, come originariamente formulato da Anassagora, ovvero dell’arrivo dei “mattoni della vita” su un pianeta privo della medesima, a bordo di meteoriti o comete provenienti dallo spazio profondo. Tali mattoni della vita, che potremmo anche chiamare aminoacidi, hanno dato luogo a un’infinità di forme di vita diverse, compresi noi, secondo la teoria darwiniana conosciuta come Evoluzione. Perciò, se la vita si diffonde nell’universo cavalcando sassi o ghiaccio viaggianti a migliaia di chilometri all’ora, possiamo armonizzare Biglino e Sitchin con Darwin, perché l’una cosa non esclude l’altra. Possiamo anche immaginare che gli Elohim biblici, che i sumeri chiamavano Anunnaki, erano tecnologicamente più avanzati rispetto agli ominidi terrestri per la semplice ragione che sul loro pianeta le meteoriti cariche di aminoacidi erano cadute molto tempo prima che cadessero sul nostro. Quindi, quella razza aliena ebbe tutto il tempo di sviluppare la tecnologia necessaria non solo a spostarsi da un pianeta a un altro, ma anche ad operare manipolazioni genetiche proprio come anche i nostri attuali genetisti sono in grado di fare. Che poi, la Panspermia sia stata voluta da un Dio inteso aristotelicamente come “motore primo” è un altro discorso, e io non saprei offrire alcun contributo costruttivo al proposito. Perciò, mi fermo qui.

Commenti

  1. Qualcuno ha detto (non ricordo chi, quindi vado a memoria) "ci sono solo due ipotesi: che la vita sia nata solo sulla terra o che sia diffusa nell'intero universo. Entrambe sono terrificanti".

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