Collaborar non olet
Ho avuto un breve scambio di battute con il signor Giampaolo Missio a proposito della presenza della base militare di Aviano, riguardo alla quale ho usato il termine di “vassallaggio” in riferimento al nostro essere una colonia americana, cioè uno stato occupato militarmene dalla fine della seconda guerra mondiale. Il signor Missio così mi ha risposto: “Prima di parlare di vassallaggio, dovrebbe tenere conto che la base è un grandissimo "affare" per tutto il territorio di Aviano”. E con ciò ha pragmaticamente evidenziato gli aspetti positivi di tale presenza, inerenti le entrate economiche, dovute alle truppe americane, per le pizzerie, i bar, gli alberghi e altri esercenti locali. Si chiama “indotto” e mi fa venire in mente che quando cadde il muro di Berlino, nel 1989, il Friuli cessò magicamente d’essere il “confine orientale” dell’Italia, ove si concentravano caserme, polveriere e altri manufatti militari, per tacere di Gladio, volti a difenderci dal comunismo. Ebbene, il governo italiano non solo fece chiudere le caserme di Codroipo, ma abolì anche la naja, così che i commercianti codroipesi, disperati, organizzarono una petizione per far tornare gli alpini, cosa che ovviamente non ebbe alcun effetto.
Dunque, si può ben dire che il ricatto occupazionale ha molte sfaccettature, non solo la pressione psicologica esercitata dal datore di lavoro nei confronti del dipendente, ma anche un condizionamento mentale di quei commercianti che si vedono defraudati dalle scelte politiche calate dall’alto, e che nel caso degli alpini fecero piangere i commercianti codroipesi, almeno per breve tempo. Commercianti a cui evidentemente sfuggiva l’aspetto globale della questione, mancando l’analisi politica complessiva.
Io potrei dire la stessa cosa riguardo al signor Missio: “manca l’analisi e poi non ci ho l’elmetto”, come cantava Venditti. C’è infatti una questione dirimente riguardo alla presenza di una base straniera sul territorio italiano, ove si dice siano stipate bombe atomiche, perché in caso di conflitto contro la Russia, Aviano, insieme a Ghedi, in provincia di Brescia, sarebbe spazzata via in una frazione di secondo, con tutto il Friuli e il Veneto orientale, poiché quello occidentale ricadrebbe negli effetti della distruzione dell’aeroporto bresciano. E quindi, nella malaugurata ipotesi di una guerra nucleare tra USA e Russia, un attimo prima di essere polverizzati, gli esercenti di Aviano, e non solo loro, si chiederebbero se era valsa la pena di intrattenere rapporti commerciali con i nostri dominatori.
Sul piano morale, possiamo fare altre considerazioni. Se un esercito nemico ci invade, “eccovi o figli, l’aste, ecco le spade” poetava il Carducci, ma non è detto che tutti gli occupati reagiscano così, con orgoglio, perché storicamente esiste anche la figura del “collaborazionista”. Per esempio, quando i romani occuparono la Palestina duemila anni fa, la classe sacerdotale dei Farisei prese accordi con gli occupanti, rivestendo il ruolo dei collaborazionisti. Non si misero a vendere pizze ai legionari, ma se non altro ebbero salva la vita, cosa che non capitò invece agli Zeloti, impegnati ad eliminare fisicamente la soldataglia straniera. Con la fine che pare gli abbiano fatto fare, anche quel personaggio che, suo malgrado, ha dato origine al cristianesimo potrebbe esser stato uno di loro, un ribelle patriota, un sicario. E, sempre riguardo alla questione morale, vogliamo parlare dei bombardamenti su Belgrado? O di quelli su Tripoli? O del disastro del Cermis?
Ma veniamo ai tempi moderni. In Francia vi fu il governo di Vichy che collaborò con i nazisti dal 1940 al 1945. In Italia, grazie al Maestro di Predappio, fummo collaborazionisti dei tedeschi fin dall’inizio, ma l’otto settembre del ‘43 ci fu un giro di boa, una svolta, un cambio di marcia, che i tedeschi vissero come un tradimento. Una parte dell’esercito italiano rimase fedele al vecchio alleato, con quella che è passata alla storia come Repubblica di Salò. A cominciare da quel giorno, iniziò la guerra civile in Italia, con i partigiani che prendevano di mira soprattutto i collaborazionisti.
Ad Aviano, per tornare in tema, molti esercenti traggono profitto dalla presenza dei militari americani e quindi si possono a tutti gli effetti definire, anche loro, collaborazionisti. Ma gli Zeloti avianesi dove sono? Non ci sono proprio. A meno che non li si voglia individuare nelle Brigate Rosse, almeno quando sequestrarono il generale Dozier, con uno dei suoi carcerieri, tra l’altro, che era mio compaesano, Cesare Di Lenarda, che i suoi 27 anni di carcere se li è fatti tutti, non solo per aver sequestrato un generale americano, ovviamente.
Io personalmente, nonostante mi dichiari non violento, avrei qualche difficoltà ad intrattenere rapporti con gli americani, ma se fossero russi sarebbe la stessa cosa, perché sempre di truppe di occupazione si tratterebbe. Sarà che gli americani mi sono antipatici sotto molti aspetti, ma non smetterò mai di chiedermi fino a quando durerà la nostra sudditanza, il nostro vassallaggio, nei loro confronti. Non può durare in eterno e non lo dico tanto per me, ma per i miei discendenti, per gli italiani del futuro, sempre che la sostituzione etnica non venga a cancellare alla radice ogni forma di italianità, ma è indiscutibile che alle future generazioni stiamo lasciando un’eredità di paese colonizzato. E questa non è una cosa dignitosa.

Questa è una delle migliori conferme che gli interessi dell'ITALIA, intesa come un unicum, non esistono.
RispondiEliminaEsistono tanti interessi quanti sono i gruppi che compongono il nostro paese (così come per qualunque altra nazione) ed ognuno tenterà sempre di tirare l'acqua al proprio mulino.
Magari anche con la vista corta.