La protezione dei minori


 

Per proteggere il proprio figlioletto, un pugliese trapiantato a Udine ha gettato da un’altezza di quattro metri il cane del vicino, che si stava avvicinando scodinzolando. Il cagnetto è morto sul colpo, si chiamava Pepe. Il nome del troglodita è Alberto Troccoli e mi auguro che su di lui si scateni prima o poi il giusto e doveroso karma.

Per proteggere tre minori figli di una coppia straniera, che viveva in modo non convenzionale, i giudici hanno pensato bene di toglierli ai genitori, facendo una atto di forza sulla base del dittatoriale principio: “Colpiscine uno per educarne cento”.

Per proteggere un minore di 17 anni che come sport aveva scelto la boxe e che ha ucciso con un pugno mortale un uomo a Massa Carrara, i giudici hanno ordinato alla stampa di non divulgare il suo nome, tralasciando il fatto che alla scena del brutale pestaggio era presente un minore di 11 anni, figlio della vittima, il quale si porterà dietro tutta la vita il trauma di aver visto suo padre assassinato a calci e pugni da dieci persone (le chiamo persone per comodità di linguaggio). In questo caso, i giudici hanno protetto il minore sbagliato.

 


Quand’ero maestro elementare un giorno mi capitò di dire ai bambini che i cacciatori non sono persone con cui andrei d’accordo, perché gli animali sono miei amici e io non uccido e non mangio i miei amici. In seguito, una collega maestra mi rimproverò perché la madre di un bambino era andata a protestare e mi disse che quel bambino aveva assistito alla morte di suo padre, rimasto schiacciato dal trattore che si era ribaltato e siccome suo padre era cacciatore, il bambino aveva pensato che stessi parlando male di suo padre. Potevo io sapere com’era morto suo padre? Potevo sapere che fosse cacciatore? E, anche se lo avessi saputo, avrei dovuto astenermi dal manifestare la mia contrarietà alla caccia davanti alla mia scolaresca? In questi casi, c’è sempre qualche anima bella che dice che nella scuola non devono entrare le opinioni personali dell’insegnante, ma io penso che questa sia una grossa sciocchezza, dal momento che a scuola vige la libertà di pensiero e come si fa ad inculcare la libertà di pensiero ai bambini se gli stessi insegnanti non possono usufruirne?

Quel bambino mi fece passare altri guai, in relazione ai miei rapporti con le colleghe maestre e con i cosiddetti superiori, ma non voglio parlarne qui ora. Riporto solo un episodio per far capire quanto la stupidità, che negli ultimi anni è notevolmente aumentata nella società, stava già facendo danni a quell’epoca, di quand’ero un giovane maestro pieno di entusiasmo e di ottimismo circa l’educabilità delle persone, minori o adulte che siano.

Un giorno lo stesso bambino mi chiese di che religione fossi. Gli risposi in tutta tranquillità che avevo delle simpatie per il buddismo. Non gli dissi che ero buddista, ma solo che il buddismo mi era simpatico, in quanto predicava la Nonviolenza. Saltò fuori qualcuno che si lamentò perché la religione di stato è il cattolicesimo e tutte le altre confessioni non possono avere accesso all’interno delle mura scolastiche. Se pensiamo che oggi certe scuole aboliscono il presepe e vengono chiuse quando c’è la festa del Ramadan, si capisce quanto era pretestuoso l’attacco che ricevetti, non ricordo se dalle colleghe, dai cosiddetti superiori o dai genitori rappresentanti di classe, figura che è stata introdotta in anni recenti, facendo più danni che altro e costituendo una delle cause del degrado che ha colpito anche la scuola, oltre ad altri settori della società. Quando al volgo viene data la parola, si ottiene un livellamento verso il basso e questa considerazione è valida anche nei confronti della democrazia in generale.


Infine, attualmente viviamo in una società distopica, schizofrenica e contradditoria, con la casta dei magistrati che ne combina di tutti i colori, rendendo esplicito, nel migliore dei casi, il detto: “L’inferno è lastricato di buone intenzioni” e, nel peggiore, concretizzando violenze di stato inaccettabili, come nel caso della “famiglia del bosco”, tenuto conto che esiste uno stato nostro alleato, e a cui vendiamo armi, che i minori li “protegge” sparandogli in testa, oppure mitragliandoli mentre sono in fila per un pugno di farina.

Si capisce di chi sto parlando e non occorre che lo specifichi. Dico solo che oltre ad essere dei veri criminali professionisti, in confronto ai quali il pugile 17enne è un dilettante, si considerano il popolo eletto e sono così permalosi da non tollerare critiche. E invece, noi le critiche le facciamo, nei confronti di militari, cacciatori e altri cecchini, perché a noi stanno a cuore sul serio gli interessi dei minori e non solo a parole come fanno spesso i giudici.

 
 

 

 

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