Lo spettacolo della morte

 


In uno spettacolo ci sono sempre gli attori e il pubblico, ma a volte i ruoli possono essere scambiati e gli attori diventare pubblico, mentre il pubblico diventare attore. Anche il genere di spettacolo può variare, passando dalla tragedia e dalla commedia, con molti colpi di scena, ma sempre allo scopo di attrarre l’attenzione e suscitare emozioni in chi guarda. Lo spettacolo più ambito è quello dove gli attori muoiono, così che il pubblico possa essere investito da forti emozioni. Nella Roma antica tale spettacolo era costituito dai giochi gladiatori e, se vogliamo fare un parallelismo, essi sono rappresentati oggi dalla corrida spagnola, in primis e, successivamente, dai combattimenti di animali. I quali, essendo spendibili come i gladiatori, vengono spesso sacrificati alla brama di morte del pubblico, che è prevalentemente costituito da persone violente, rozze e prive di empatia, com’era nell’antica Roma e com’è in Spagna oggi, tra gli entusiasti “aficionados” della corrida.


 

Questi sono spettacoli programmati e a scadenza fissa, ma a volte assistere alla morte e alla distruzione di oggetti materiali è un’occasione rara ma che può capitare. Gli israeliani che, stando a bordo di barche al largo di Gaza, assistevano ai bombardamenti della città, con la convinzione che quel territorio un giorno sarebbe appartenuto ad Israele, hanno assistito a uno spettacolo adrenalinico, immaginando le vittime schiacciate dai mattoni delle case o colpite dalle schegge delle granate. Normalmente, questo è un privilegio di generali e altri militari d’alto rango, che assistono alle manovre e agli scontri delle loro truppe.


Nella scena iniziale del film “Il gladiatore”, c’è addirittura l’imperatore Marco Aurelio che, dall’alto di una collina, insieme ai suoi attendenti, assiste allo spettacolo messo in atto dal suo generale preferito, Massimo Decimo Meridio. E tale abitudine ha attraversato molti secoli, se pensiamo a Napoleone e ai suoi omologhi che assistevano agli scontri dei loro eserciti rimanendo a distanza di sicurezza. Anch’essi lo facevano stando a cavallo, così da poter scappare velocemente in caso di necessità.


Spettacoli in cui sono esseri umani a morire si possono considerare anche quelli dei cecchini italiani che andavano a Sarajevo a sparare ai bosniaci e il “biglietto d’ingresso” era costituito dalla mazzetta pagata ai serbi per avere questo privilegio. Si trattava di cacciatori che potevano così coronare il sogno di una vita: avere esseri umani come selvaggina.


Ed eccoci arrivati al punto. Lo spettacolo della morte riguarda purtroppo nella quasi totalità gli animali, che sono privi di copertura giuridica. Non solo tori, ma anche asini dati in pasto vivi alle tigri negli zoo cinesi, a differenza degli zoo occidentali dove la carne ai grandi carnivori viene data già morta, benché spesso il pubblico pagante viene anche da noi invitato ad assistere all’ora dei pasti dei grandi felini. Va citato, di sfuggita, quello zoo danese in cui fu invitata una scolaresca a vedere come si ammazzava una giraffa, evidentemente senza che gli organizzatori, personale dello zoo e insegnanti, si preoccupassero di sottoporre i bambini a un trauma psichico indelebile. Viene in mente, sempre riferendomi al film prima citato, che il bambino Lucio, figlio di Lucilla, veniva portato al Colosseo, su ordine di Commodo, per assistere ai cruenti spettacoli, sempre allo scopo di renderlo un uomo forte e non uno smidollato. Un filo rosso sangue unisce l’antica Roma alla moderna Copenaghen.


Ma se agli spagnoli, in fatto di crudeltà sugli animali, si può rimproverare la corrida e le altre feste religiose, agli italiani si può rimproverare la caccia, in cui il soggetto protagonista, il cacciatore, è anche pubblico, lui e i suoi colleghi di battuta. Sono tutti spettatori dominati dal necrofilo “cupio dissolvi”, quella smania di morte e distruzione che accompagna l’animo umano fin dalle sue origini.


Se poi si organizzano le fiere venatorie, allora il pubblico aumenta, non essendo più limitato ai cacciatori impegnati nella battuta, con tanto di mostra finale dei trofei, con foto e sorrisi compiaciuti d’ordinanza. In tal caso, però, essendo uno spettacolo per famiglie, con donne e bambini, non vi saranno uccisioni in diretta, ma solo esposizione di uccelli in gabbia, cani nei recinti e attrezzatura venatoria, atta allo svolgimento di quell’insana passione. Come nell’antichità il pubblico andava in visibilio per i giochi gladiatori, così oggi c’è molta gente malata che porta i bambini alle fiere delle armi ed è capitato che certi comuni rurali organizzassero anche vere macellazioni invernali dei maiali, avendo sempre le scolaresche come pubblico, forse, come nel caso dei danesi, anche qui per rendere i bambini uomini forti e non smidollati.


Nelle fiere delle armi, diverse da quelle classiche venatorie, ai bambini si fanno maneggiare pistole e fucili e io trovo che questo sia molto diseducativo, per non dire malato: poi siamo noi quelli anormali e infatti ci chiamano...”animalati”.


Che ironia, però, dopo tutti questi massacri di animali, fatti per “rendere forti” i bambini, ci ritroviamo con un aumento tra la popolazione di giovani effeminati e una crescita del movimento LGBT. Il quale, affetto come tutti dalla smania di rendersi visibile, organizza i Gay Pride, spettacolarizzando la loro inclinazione sessuale e rendendosi ridicoli, ma senza far del male a nessuno. Verrebbe voglia di sperare che i virili cacciatori nostrani si convertano alla filosofia omosessuale, così da non aver più bisogno di dimostrare la loro mascolinità ammazzando creature innocenti.


Infine, citando ancora “Il gladiatore”, nella scena finale Commodo decide di sfidare a duello l’odiato Massimo Decimo Meridio, ma prima di affrontarlo lo pugnala vigliaccamente tra le scapole per renderlo meno prestante. La stessa tecnica vigliacca viene attuata sui tori prima di farli scendere nell’arena, allorché gli si mette la vasellina negli occhi per appannargli la vista e, una volta entrati, gli si tagliano i muscoli del collo con le “banderillas”, affinché non possano muovere alla perfezione la testa quando dovranno affrontare il torero a piedi. Vigliacco Commodo, vigliacchi gli organizzatori delle corride. Il pubblico sadico, dell’antica Roma o della moderna Spagna, si emoziona soddisfatto.



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