Lecito o non lecito, questo è il dilemma

 


Sospetto che sia un Troll. Si fa chiamare Tony Hannah, ma in ogni modo mi ha posto le seguenti obiezioni: “Se uno vuole andare a caccia avrà il diritto di farlo? Se uno vuole mangiare la carne avrà il diritto di farlo? Etc etc”.

Al che, di getto, gli ho risposto: “Etc etc...se uno vuole violentare una donna avrà il diritto di farlo? Se uno vuole avere rapporti sessuali con un bambino avrà il diritto di farlo? I codici penali sono stati scritti per quello, cioè per porre un freno alla prepotenza degli uomini, altrimenti avremmo quella che da sempre si chiama "legge della giungla". Tutto può essere fatto, se esiste quella cosa chiamata libero arbitrio, ma non tutto è eticamente accettabile. Si può andare a caccia o in guerra, si può mangiare carne umana o animale, ma al di là delle eventuali punizioni stabilite dai codici, quello che fai ti qualifica per quello che sei. Vuoi avere rapporti sessuali? Lascia stare animali e bambini e trova una persona adulta e consenziente! Non hai i soldi? Vai a lavorare, e con il guadagno cercati una professionista del sesso. Hai fame? Idem come sopra: vai a lavorare e con il guadagno vai al supermercato. Se vai a caccia o se mangi cadaveri ti qualifichi come uomo primitivo, troglodita e pericoloso per il resto della società. La quale si è evoluta, nel frattempo, mentre tu vorresti tornare indietro all'età della pietra”.


 

Io però vorrei approfondire la questione su ciò che è legale ma non sempre è lecito. La legalità e la liceità non è detto che coincidano, in quanto variano da paese a paese, da cultura a cultura e cambiano anche nel tempo. Parto da esempi banali, per poi toccare temi scottanti. I cinesi che mangiano cani e gatti per noi italiani sono barbari. Gli italiani che mangiano carne di cavallo per inglesi e statunitensi sono barbari. Gli indiani che NON mangiano carne di mucca, per noi sono dei poveri scemi. Gli arabi che NON mangiano carne di maiale, per noi sono dei poveri sciocchi. Su quest’ultimo punto, c’è un partito politico in Italia che ne fa addirittura battaglie propagandistiche.

Noi occidentali, che non mangiamo insetti, per thailandesi e altri popoli dell’estremo oriente siamo dei poveri schizzinosi che non sanno cosa si perdono. Per un uomo cosiddetto normale, educato in una qualsiasi scuola in Occidente, i vegani che non mangiano carne e derivati sono dei poveri idioti, fastidiosi come i testimoni di Geova che vorrebbero convincerci a cambiare religione.

Da notare che qui le divergenze nascono all’interno di una stessa razza e hanno come base la stessa matrice giudaico-cristiana. Non è quindi una differenza di lingua e di nazione. Se, nel caso di diverse nazioni, si può parlare di “tribù”, nel caso di carnivori e vegani si deve parlare di tribù artificiose, fittizie, ovvero di secondo livello. Succede anche con i tifosi del calcio che si dividono in clan a seconda della squadra tifata. In tali casi a volte scattano vere e proprie guerriglie, anche con morti e feriti.

Tra vegani e carnivori non si è mai verificato fino ad oggi alcuno scontro fisico, con accoltellamenti e autobus presi a sassate. Le premesse purtroppo ci sono tutte, giacché il livore dei carnivori verso i vegani raggiunge spesso vette preoccupanti. La posizione più diffusa da parte dei carnivori verso i vegani è quella sintetizzata nel concetto: “Possono mangiare quello che vogliono, basta che non vengano a rompere le palle a me”. Atteggiamento molto simile a quello in cui al posto dei vegani ci sono gli omosessuali. In tal caso, l’uomo medio, il consumatore beato e sottomesso alle istituzioni, dice: “I gay possono incularsi quanto vogliono, basta che non vengano a rompere le palle a me”.

E veniamo ai casi più brutali. Ho già risposto all’utente troll che se dobbiamo concedere ai cacciatori di ammazzare animali per divertimento o ai carnivori di ammazzare animali per il piacere gustativo dei loro stomachi, allora perché non concedere anche ai pedofili di praticare sesso con i bambini? Ovviamente, è una domanda retorica, che non richiede risposta e che pongo solo a scopo di riflessione. Sul piano morale, per noi occidentali, è sia moralmente che penalmente vietato abusare sessualmente dei minori, ma non lo è per certi musulmani come gli yemeniti, dove i matrimoni con bambine sono sanciti dalle leggi.

Altro esempio, ancora più drammatico, per non dire tragico. L’infibulazione. Per noi occidentali è una pratica orrenda, che sottende l’inferiorità delle femmine rispetto ai maschi, a cominciare da quando sono bambine per proseguire quando sono adulte, benché i musulmani non pratichino l’infibulazione, ma trattino da schiave le loro mogli, obbligandole a mettere il velo e a non uscire di casa se non accompagnate da membri maschi della famiglia.



L’infibulazione è praticata a sud del Sahara e riguarda popolazioni negroidi piuttosto che semitiche. Perché ci sia stata tale differenziazione, visto che in entrambi i casi le femmine sono considerate inferiori ai maschi può dipendere da differenti velocità di civilizzazione. I negri sono grandi consumatori di carne e mangiano animali di tutte le specie, mentre i musulmani si sono dati codici alimentari più particolari. Anche i cinesi mangiano animali di tutte le specie, benché siano principalmente grandi consumatori di riso, ma a differenza degli africani hanno avuto un’evoluzione sociale molto più avanzata.

Insomma, se gli occidentali considerano lecite la caccia e il carnivorismo, perché non dovrebbero considerare lecite l’infibulazione e le spose bambine, visto che i diretti interessati, africani e yemeniti, già lo trovano lecito? “Chi sono io per impedire a due uomini di amarsi?”, si chiese Papa Francesco riferendosi ai gay, mentre era in volo su un aereo. Chi siamo noi per impedire ai musulmani di sposare bambine di nove anni o agli africani di impedire di infibularle?

I nostri antropologi e in particolare gli etnologi, che fin dal Settecento cominciarono a studiare le culture primitive del mondo, si sono posti la regola fondamentale della non interferenza. Cosa da cui i missionari cristiani si sono sentiti esentati. Tanto è vero che dobbiamo ai missionari l’eliminazione del cannibalismo, non senza che molti di loro venissero mangiati dai cannibali che erano andati a convertire. E questo lo si può considerare un tributo di vite all’avanzare della civiltà.

Se da una parte hanno ragione gli etnologi, nell’ottica degli studi antropologici, a non interferire con usi e costumi dei popoli nativi, dall’altra hanno ragione i missionari a far cessare pratiche alimentari obbrobriose e a voler rendere giustizia alle vittime. In questo senso, i vegani sono come i missionari. I primi rompono le palle alle persone cosiddette normali, abituali consumatori di carne, mentre i secondi rompevano le palle alle tribù antropofaghe. Il cannibalismo grazie a Dio è finito. Finirà anche l’altro residuale cannibalismo, che ha per vittime gli animali? Ai posteri l’ardua sentenza!

Commenti

  1. Credo che questo post tocchi uno dei punti più delicati in assoluto dei rapporti umani.
    Se io appartengo ad un gruppo umano che segue determinati codici di vita (che mi dicono cosa devo e cosa non devo fare), posso limitarmi a seguire questi codici o devo anche fare apostolato per diffonderli agli altri ?
    Esistono davvero codici superiori e codici inferiori ?
    Io, senza nessuna pretesa di avere ragione, mi sento in linea con gli antropologi e gli etnologi che sono per il 'non intervento', ma mi rendo conto che una soluzione ottimale, forse, non esiste.

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    1. In linea di massima il "non intervento" è l'atteggiamento giusto, ma se riteniamo - che so - infibulazione e cannibalismo pratiche atroci e inammissibili mi sentirò in dovere di fare il "missionario", cioè cercare di far capire a infibulatori e cannibali che devono "convertirsi". Missione ovviamente delicata e pericolosa, ma giusta secondo me. I missionari annuciavano Cristo perché ritenevano che il cristianesimo fosse l'unica vera religione. Ma non mi risulta che usassero sempre metodi coercitivi e violenti per convertire. Prima di partire missionari dovevano "studiare" nelle scuole di missione e fra le materie principali c'era la psicologia. Per convertire bisogna rispettare chi si vuole convertire e ciò richiede tempo e delicatezza. Uno dei più grandi missionari è stato il gesuita Matteo Ricci in Cina. Per diffondere il cristianesimo Matteo Ricci si fece ... cinese tanto che è venerato come grande maestro dai cinesi.

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    2. Quando Robinson Crusoe vide che alcuni selvaggi sbarcati sull'isola stavano per macellare un loro prigioniero, non ci pensò due volte e sparò ai carnefici, salvando la vita a quello che poi battezzerà Venerdì.

      Robinson Crusoe non era né etnologo, né missionario, ma non ebbe esitazioni e si schierò dalla parte della vittima, proprio come anch'io ho sempre fatto e, come me, fanno tutte le persone dotate di coscienza.

      Quindi, il dilemma se interferire o meno è di facile soluzione. Tutte le situazioni che comportano la presenza di vittime e carnefici richiedono l'intervento degli "uomini di buona volontà".

      I carnefici vanno fermati.
      Tertium non datur.
      Non si scappa dalla propria coscienza.

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    3. Rispetto il tuo pensiero e per certi versi lo ammiro.
      Ma non so se ne sarei capace.

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  2. Allora aggiungiamo un altro dettaglio riallacciandoci a Robinson Crusoe .
    Il romanzo è , appunto , un romanzo , non reale anche se appartiene al filone del realismo.

    Quindi è scritto a scopo educativo , ponendo il solito accento sul colonialismo britannico che ritiene le altre specie umane dei selvaggi.

    Non vedo , quindi , nel Crusoe , il nobile intento etico al di sopra di tutto ma il paragone fra civiltà, ponendone una al di sopra dell' altra e concedendo alla più " sviluppata " il diritto di vita o di morte sugli inferiori.

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    1. Errore dovuto alla fretta.
      Nell' ultima frase, al posto di Crusoe, va ovviamente messo Defoe

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    2. Romanzo o non romanzo, di fronte al compimento di un'ingiustizia, il personaggio ha fatto la scelta giusta. Altrimenti, tutti i nostri missionari uccisi e mangiati dai cannibali, sarebbero morti invano, solo per un ipotetico rispetto per le culture preistoriche.

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