L’ortaggio misterioso


Un signore che conobbi sul volo per il Madagascar nel 2006 mi dà spesso del “pirla”, sia nella vita reale in quel periodo in cui ci siamo frequentati sulla grande isola australe, sia nel mondo virtuale di internet. Lo fa in maniera amichevole, per non dire affettuosa, e quindi non mi sento minimamente offeso. Pur abitando a Pavia, gravita nell’area linguistica di Milano, per cui l’uso di tale parolina è caratteristico di entrambe le città. Noi, in Veneto e Friuli diciamo “mona”, che ha lo stesso significato di stupido, ma dal punto di vista anatomico è l’esatto contrario di “pirla”. Questo per dire che, data l’importanza di come ci vedono gli altri, e tenendo conto che non ci si deve far troppo condizionare dal loro giudizio, a volte mi capita di pensare che, in certe situazioni in cui mi sento particolarmente imbranato, sono effettivamente un...”pirla”. 

 

 

Questa sensazione mi è venuta quando mi sono ritrovato tra le mani un ortaggio cresciuto nella mia serra, e che non sapevo se era una zucchina o un cetriolo. Quando andiamo al supermercato non ci si può sbagliare. Zucchine e cetrioli sono ben separati tra loro e in più hanno il cartellino che li definisce, con tanto di prezzi al kilogrammo e di numero da digitare sulla bilancia per stabilirne il prezzo finale.

Il mio ortaggio misterioso era giallo, durissimo che nemmeno il pelapatate è riuscito a scalfire. La superficie era liscia e non aveva le piccole spine dei cetrioli e questo elemento forse è stato determinante per la sua classificazione. Tuttavia, alla fine, gordianamente, ho deciso di tagliarlo a cubetti e di vedere se fosse di gradimento alle tartarughe.

Così è stato infatti, come si può vedere nel breve video qui allegato. Nelle ore seguenti ho raccolto altre zucchine di diverse qualità e le ho cucinate in padella in umido, aggiungendo acqua di tanto in tanto per non farle attaccare al fondo e salandole una tantum durante la cottura. Il risultato è stato accettabile, anche se forse avrei dovuto lasciarle cuocere più a lungo. Il mio massimo desiderio, per ora solo tale, è di fare le zucchine ripiene al forno, e allo scopo presumo di dover usare il granulare di soia, lo stesso che uso per fare il ragù. Ma cos’altro mettere nel ripieno, oltre al ragù di soia? Non so. Dovrò documentarmi.

Al momento, la serra sta dando risultati strabilianti, con insalate gigantesche e così abbondanti che ne ho potuto dare anche alla mia vicina di casa, per onorare i buoni rapporti di vicinato. Poiché la temperatura al suo interno, della serra, non della vicina di casa, è assai elevata, alcune zucchine risulteranno bruciate dal troppo calore, e forse anche dalla poca acqua ricevuta. Osservandole da vicino, le altre piante di zucchina, vedo che otterrò ancora almeno un raccolto di tali ortaggi, ma non subito perché preferisco dar loro il tempo di crescere. Poi, più avanti, mi aspetto di avere raccolti di pomodorini, meloni e zucche, oltre a peperoni e melanzane, ma trattandosi di esperimenti, da parte mia, non posso, in questi ultimi casi, garantire buoni risultati. Vedremo più avanti.

 

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