Divieti e pallottole

 

 

Viene scoperto un cane a Vittorio Veneto, affetto da rabbia, e le autorità sanitarie decidono di abbatterlo. Una cornacchia in fase di riproduzione su un’alberatura stradale a Pordenone difende i suoi pulli dai passanti, cioè da coloro che considera una minaccia, e il sindaco decide di farla abbattere. Qualche decina di mucche vive allo stato brado sui monti Lucretili, che tra l’altro sono anche parco regionale, e il direttore del parco decide di farle abbattere da un cecchino laureato in veterinaria. 

 

 

Quando a Pasteur, a Parigi, si presentarono dei contadini russi affetti da rabbia non decise di abbatterli, ma di sottoporli a cure necessariamente sperimentali, visto che proprio a Pasteur si attribuisce il merito di aver trovato un vaccino adatto. Ma tra un uomo, benché contadino russo, e un cane c’è un abisso, poiché l’uomo è fatto ad immagine di Dio, mentre il cane è fatto al massino ad immagine di Anubi, che non è al momento la divinità vincente e riconosciuta.

La cornacchia forse esagera ad attaccare i pordenonesi perché vive su un piano diverso rispetto alla strada, ma in natura i pericoli per i nidiacei possono arrivare dall’alto, sotto forma di uccelli rapaci, e dal basso, sotto forma di serpenti e bipedi implumi. In questo senso, la cornacchia ha tutte le ragioni a temere un pericolo dal basso, visto che gli uomini sono bravissimi ad ammazzare chiunque si trovi sulla loro strada. Per gli uomini vale la regola “Sparare a vista!”. Viene però anche in mente la poesia del Pascoli studiata a scuola “X agosto”, e questo brano in particolare:

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.”

La cornacchia di Pordenone ha il suo bel daffare a trovare il cibo per i suoi cornacchini e i passanti sono solo una distrazione inutile. Ma, anche qui, s’intravede il reato di Lesa Maestà. L’essere umano è sacro e tutti gli altri esseri sono sacrificabili per lui. La cornacchia potrebbe tutt’al più appellarsi a Toth, il quale, al pari di Anubi, non è un dio riconosciuto a Pordenone.

Le mucche libere nel Lazio ricordano la “Famiglia del bosco”, una brutta storiaccia all’italiana, in cui le autorità rappresentate dalle assistenti sociali hanno deciso di togliere i tre bambini ai legittimi genitori perché a loro dire non venivano educati bene. Evidentemente, c’è qualcuno che decide cosa è bene e cosa è male per i bambini e si arriva perfino ad affermare che i figli non sono dei genitori naturali, ma dello Stato, come succedeva a Sparta. Duemilacinquecento anni di storia e di evoluzione morale buttati via. Assistenti sociali e psicologi governativi di cultura ellenistica. Della serie: “Tutti sono spartani con i figli degli altri”.

Le mucche devono stare nelle stalle, sotto il dominio di un allevatore e i bambini devono stare a scuola, negli asili e rimpinzarsi di merendine e bibite gassate. Lo capite perché uno, poi, diventa anarchico? Lo capite che le cosiddette autorità fanno quello che pare a loro, quasi sempre ai danni delle persone, oltre che ai danni degli animali? Ribellarsi alle autorità, così prodighe ad elargire divieti e pallottole, non è secondo voi una specie di legittima difesa?

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