La disumanizzazione prima del genocidio

 


Gli eventi epocali che si stanno svolgendo sotto i nostri occhi, con un’intera nazione dedita allo sterminio di una minoranza, ci fa capire come funziona il meccanismo dei genocidi, sperimentati già molte volte dall’umanità nel corso dei secoli. Per prima cosa va detto che un genocidio può essere attuato solo da uno stato nazionale, ovvero da un’entità organizzata e strutturata con precisi apparati amministrativi. Per disgrazia dell’umanità, tale stato fu fatto sorgere dal nulla nel 1948 e da quella volta non ha mai smesso di compiere stragi e omicidi. 

 

 

Entrando nei dettagli, prima di cominciare ad uccidere i corpi, lo stato genocidario deve uccidere le anime, cioè disumanizzare il gruppo bersaglio. Come il nazismo del secolo scorso si riferiva agli ebrei chiamandoli ratti, così i sedicenti ebrei moderni hanno altri termini per indicare i palestinesi. Sicuramente, li hanno declassati e resi reietti escludendoli dal consorzio umano. Possono scegliere un qualsiasi animale per riferirsi ai palestinesi, perché di possibilità ce ne sono parecchie. Per fare un esempio, gli americani che combattevano nel Pacifico durante la seconda guerra mondiale, chiamavano “scimmie gialle” i giapponesi.

Sui social, ma ancora prima nel mondo reale, per riferirsi ai comunisti li si chiamava “zecche rosse”. Oppure, nel versante opposto, l’invito che i compagni rivolgevano ai camerati era: “Fascisti, carogne, tornate nelle fogne!”. Il che sottintendeva che il posto adatto a un fascista erano i collettori di liquami delle città, come se si trattasse di ratti. Io stesso, quando parlo dei politici o dei ladri, li chiamo genericamente parassiti. Lo Stato, con le tasse estorte ai cittadini, può essere visto come un enorme insetto ematofago, succhiatore di sangue, quale potrebbe essere una pulce, una cimice o, appunto, una zecca. Se dicessi che lo Stato è una zanzara o un tafano, non mi sembrerebbe di essere sufficientemente incisivo, né tanto meno capito. Ma se sono io, come singolo individuo, a disumanizzare politici e ladri, non c’è alcun rischio che, poi, io possa dare seguito a un genocidio, perché non ho gli strumenti per fare una cosa del genere, mentre lo stato, con esercito e polizia, li ha.

Dicevo che le azioni compiute dai criminali aschenaziti contro i palestinesi e i libanesi, trovano molti parallelismi con il comportamento di una precisa categoria nostrana: i cacciatori. La disumanizzazione degli animali, il cui opposto, l’umanizzazione, ci viene contestato ad ogni piè sospinto, con il classico: “Avete visto troppi film di Walt Disney”, è di vecchia data. Praticamente, considerare gli animali come categoria assolutamente separata dagli uomini, nasce all’alba dell’umanità, sia che l’uomo sia venuto a primeggiare tramite l’evoluzione, sia che sia giunto nel ruolo di “primate”, di padrone supremo del Pianeta, attraverso un intervento divino di qualche genere.

I cacciatori dunque hanno trovato le cose già fatte, un antropocentrismo conclamato, perché anche loro, da bambini, hanno sentito le maestre che dicevano: “La mucca ci dà il latte. La gallina ci dà le uova. Il visone ci dà la pelliccia e del maiale non si butta via niente”. Molti di loro, abitando in zone rurali, vedevano gli adulti, all’approssimarsi dell’inverno, macellare il maiale e trovavano così conferma che degli animali possiamo fare ciò che vogliamo. Con queste premesse, non c’è da stupirsi se, arrivati a diciott’anni, prendono la licenza di caccia. Tuttavia, per non farsi venire dubbi e rimarcare il ruolo suprematista dell’uomo cacciatore, devono continuamente rassicurare se stessi cercando approvazione presso i colleghi e confutando le accuse degli animalisti che li condannano.

In quest’ultimo caso, assistiamo a dichiarazioni offensive e arroganti, proprio come arroganti sono i sedicenti ebrei nei confronti di chi li accusa di commettere genocidi. La differenza tra cacciatori e aschenaziti, benché entrambi stiano sullo stomaco a mezzo mondo, consiste nel fatto che gli israeliani hanno dalla loro parte il potere delle banche, mentre i cacciatori solo quello delle industrie armiere. Se rapportati con il resto del mondo, sia gli israeliani che i cacciatori sono delle minoranze, ma blindate da solide potenti protezioni. Come un cancro in metastasi, o come una piovra, sia gli ebrei che i cacciatori sono riusciti a comprarsi interi parlamenti e interi governi, oltre a detenere le azioni di maggioranza di giornali e televisioni. Quest’ultima parte, ovviamente, è riferita ai presunti ebrei. Se poi, hanno anche il favore dell’opinione pubblica, il gioco è fatto e possono continuare a sterminare palestinesi e selvaggina. Dei malumori della gente per bene, di quanti vorrebbero vivere in pace con gli altri esseri umani e con la natura, poco gli cale.

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