La mente come campo di battaglia

 


Avevo già sentito la frase “La terza guerra mondiale si combatterà nelle menti degli uomini”, ma non mi era mai stato chiaro il significato. Ora, ascoltando l’intervento di James Corbett credo di aver capito qualcosa di più. Da un po’ di tempo, frequentando Facebook, vengo inondato di brutture e oscenità che mi procurano uno stato costante di malessere e di amarezza. Essendo animalista, mi piange il cuore vedere scene di maltrattamenti e di cattiveria sfogata su animali indifesi. Mi sento molto turbato e a volte ho anche l’istintivo impulso di passare oltre, evitando di guardare il video in oggetto. E’ questione di una frazione di secondi. Mi è successo con le immagini di accalappiacani marocchini incaricati di catturare e sopprimere cani randagi in vista dei campionati di calcio che si terranno in Marocco. Oppure, scene provenienti da Yulin, quel famigerato buco dell’inferno dove cavernicoli con gli occhi a mandorla divorano il più fedele amico dell’uomo.

 

 

A me piacciono particolarmente i cani e si capisce che le violenze ad essi inflitte mi feriscono profondamente, ma tutti gli animali, domestici e selvatici, sono da sempre sotto il tallone di ferro degli uomini. In questi giorni stiamo assistendo allo scandalo del disegno di legge sulla caccia, approvato dal parlamento di parassiti che siedono a Roma, pagati con i soldi che ci sono stati estorti. Questo scandalo ci riporta ad un livello quasi preistorico di civiltà in Italia, cosa che, unita ad altri fenomeni, quali la presenza di africani selvaggi sul nostro territorio, ci dà il quadro desolante di una nazione in rovina che sta andando alla deriva, per i compagni comunisti una deriva fascista e per i camerati di destra una deriva sinistroide e anarcoide. Le scene di africani che si comportano con violenza nei confronti di persone inermi, e perfino di poliziotti, mi riescono difficili da vedere, ma riesco a vederle fino alla fine, nonostante la nausea che mi procurano.

Da più di due anni a questa parte, dal 7 ottobre 2023 per la precisione, ho assistito prima a bambini portati da adulti di corsa, in braccio, in ospedale, morenti o con ferite sanguinanti, e poi a scene di minori in attesa di qualcosa da mangiare, presi di mira dai diabolici cecchini israeliani. Le scene di civili palestinesi arrestati o ammazzati dagli israeliani sono sempre qualcosa di disturbante, ma quando le vittime sono bambini il disgusto e il dolore si fanno ancora più vividi. Gli israeliani arrivano ad affermare che si tratta di scene ricostruite in modo digitale, anche se a me sono sempre sembrate autentiche. Vengono liquidate come propaganda di Hamas, cioè del tutto false e, con la stessa faccia tosta, si nega perfino che sia in atto un genocidio. Indipendentemente da chi sia il regista e chi sia il cameraman, io vengo colpito nella mia serenità d’animo e mi sento devastato, annichilito. I commenti dei Troll non fanno altro che girare il coltello nella piaga.

Tra animali macellati, bambini palestinesi e altre vittime adulte del fanatico islamista di turno, il risultato è che io sto male, perdo il buon umore, ammesso che l’abbia mai avuto, o comunque tutto questo non mi fa sentire bene sul piano psicofisico. Forse anche le difese immunitarie mi vengono rese più deboli e vulnerabili. Ed ecco che James Corbett mi conferma un sospetto che avevo da tempo: siamo tutti sotto attacco, ognuno nel suo piccolo, con la sua sensibilità, chi nell’animo, chi nel portafoglio, a seconda del livello di spiritualità raggiunto. E il nemico è lo Stato, i politici che hanno chiesto il nostro voto e noi, stupidamente, glielo abbiamo dato. Come disse anche Diego Fusaro, la nostra è una lotta verticale, dall’alto verso il basso, e non orizzontale. Quest’ultima un tempo si chiamava “guerra fra poveri”, dove a vincere erano i padroni del discorso che dividevano la popolazione per comandare più facilmente, tecnica millenaria.

Oggi, il nemico ha sviluppato una tecnologia che dire subdola è poco. Oggi, lo stato, le istituzioni e le organizzazioni ad esse collegate, ci trattano come scarafaggi, spruzzandoci veleni dall’alto, ci vendono cibi poco salutari e ci fanno respirare addirittura nanoparticelle che vanno a creare coaguli nel cervello. Eccola qui la famosa frase riguardante il luogo dove sarebbe stata combattuta la terza guerra mondiale. Dentro le nostre teste, in senso anche letterale. Frase che viene attribuita a Marshall McLuhan, benché il suo aforisma autentico suoni così: “La terza guerra mondiale sarà una guerra di guerriglia dell’informazione, senza divisione tra militari e civili”. Come difenderci? Evitando di navigare su Facebook, mi verrebbe da rispondere, ma nessuno di noi riuscirebbe a farlo, perché ormai siamo dipendenti, come drogati, e la curiosità di sapere come sta andando il mondo è troppo forte. Non ho soluzioni. Perciò, non mi resta che dirvi: “Si salvi chi può!”

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