Ognuno stia con la sua tribù


 

Io sono sia xenofobo che razzista. Lo dico in tutta sincerità. Ma devo fare alcune precisazioni, per chiarire il mio pensiero. Anzitutto, parto da esperienze empiriche, avendo fatto da autista a “stranieri” negli ultimi otto anni. Voglio però, prima, riportare le definizioni che di tali termini dà l’intelligenza artificiale, che ormai è diventata la nostra guida, il nostro Virgilio quotidiano. Ecco il significato ufficiale:

Xenofobia: è l'avversione per lo "straniero" in quanto tale, basata sulla percezione di estraneità e sul timore dell'ignoto.

Razzismo: è un'ideologia vera e propria basata sulla convinzione che esistano "razze" umane biologicamente superiori e inferiori”

 


Quando, all’inizio della mia “carriera di autista” trasportavo zingari, mi mettevo sul loro stesso piano e cercavo di essere amichevole anche se, a bordo della mia macchina, si mettevano a parlare nella loro lingua, in questo modo escludendomi temporaneamente. Quando, a forza di frequentarli e di rispondere alle loro chiamate, mi accorgevo che facevano fatica a pagarmi ciò che chiedevo loro a fine corsa, cominciai a vederli sotto un’altra luce e si insinuò in me il sospetto di essere sfruttato. Mi facevano fare giri lunghissimi, per esempio quando si facevano portare da persone che erano state generose con loro, per chiedere un aiuto economico. Mentre li portavo da tali persone, mi domandavo cosa potevano pensare vedendo che i questuanti arrivavano lì in taxi. La mia passeggera era sempre accompagnata dal suo figlio piccolo, anche lui forse strumento inconsapevole per intenerire i cuori dei “Gagi” generosi, che donavano più volentieri denaro se di mezzo c’era un bambino da nutrire. Lo vediamo anche in quegli zingari che si siedono agli angoli delle strade e hanno sempre un bimbo piccolo con loro e, se non hanno un bambino, hanno un cane.

Non posso dire con certezza che Rom e Sinti siano razzisti nei confronti dei Gagi, cioè di noi sedentari, ma sia io che le persone generose che li aiutavano eravamo visti come “non Gagi” e perciò appartenenti ad un’altra tribù, e quindi sfruttabili. Succedeva, tra gli zingari, quello che più vistosamente succede con i sedicenti ebrei. I quali, secondo il Talmud, si rapportano per forza di cose con i non ebrei, ma costoro, proprio perché non appartenenti alla tribù aschenazita, sono suscettibili di essere sfruttati. Non vorrei dire una cosa sbagliata, perché il Talmud non è fra le mie letture preferite, ma ho sentito dire che perfino uccidere un “Gojim” non ha la stessa valenza che uccidere un ebreo. Non so fino a che punto tale precetto talmudico sia stato interiorizzato dai sedicenti ebrei, ma anni fa Vittoio Arrigoni è stato ucciso, non direttamente dagli ebrei ma dai salafiti, che hanno fatto il lavoro sporco per conto dei loro padroni ebrei. Recentemente, due carabinieri italiani sono stati fatti inginocchiare da un colono ebreo armato, episodio che dimostra chiaramente cosa pensano tali ebrei dei non ebrei. In Italia, chi potrebbe far inginocchiare due carabinieri sotto la minaccia delle armi?

E passiamo agli africani. Si tenga presente che il colore della pelle degli zingari è bianca o abbronzata e geneticamente sono indoeuropei come noi ma, parlando un’altra lingua, è come se fossero di una tribù diversa, cosa che permette loro di mettere in opera comportamenti razzisti nei nostri confronti. Non posso dire che ci odino, ma hanno una spiccata propensione a sfruttarci, forse non senza un larvato disprezzo per noi che ci prodighiamo ad aiutarli, come nel caso di quelle persone buone che elargivano somme di denaro a quella mamma col bambino.

Gli africani, soprattutto donne senegalesi e nigeriane, sono stati miei clienti per diverso tempo. Le portavo a far visite mediche in ospedale e riuscivano sempre a spuntare cifre inferiori a quelle che chiedevo io e che mi sembravano più giuste e oneste. Da parte mia c’è sempre stata accondiscendenza nei loro confronti, proprio perché per natura non sono né razzista né xenofobo, a dispetto di quanto dichiarato all’inizio.

E allora, vi chiederete, deciditi: sei razzista o no? Sei xenofobo o no? Lo sono un po’ dell’uno e un po’ dell’altro, ma entro i limiti fisiologici del corretto comportamento sociale. Quando una sera ho fatto salire in macchina due balcanici, altra tribù poco raccomandabile, per un attimo ho avuto paura, lo ammetto, ma per fortuna il tragitto è stato di breve durata. Le ragazze senegalesi e nigeriane, oltre a portarle a far visite mediche negli ospedali, per un periodo le portavo a Grado, di sera, in estate, per permetter loro di vendere bigiotteria ai turisti tedeschi e austriaci. Chiedevo loro pochissimo dal momento che mi rendevo conto che i guadagni, dopo due ore di vendita di braccialetti e cianfrusaglie etniche, dovevano essere piuttosto scarsi. Da qui, la mia tariffa assai bassa. In quelle occasioni rientravo a casa all’una di notte. Poi, forse accorgendosi che “il gioco non valeva la candela”, le due ragazze africane hanno smesso di chiamarmi per farsi portare a Grado. Fecero un tentativo con Tolmezzo, in montagna, sempre per lo stesso scopo e sempre di sera, ma anche lì gli affari non devono essere andati troppo bene.

Con le ragazze africane non mi sentivo in pericolo come quando ebbi a bordo, una tantum, due balcanici, mentre con gli zingari mi dava fastidio dover discutere il prezzo tutte le volte che li riportavo a casa. Fare quello che in inglese si chiama “bargain”, cioè contrattare, mercanteggiare, è una cosa che ho sempre odiato e, com’è facilmente comprensibile, i clienti migliori sono quelli che pagano senza fare tante storie. Con gli anni ho imparato a selezionare i clienti e via via ho lasciato perdere zingari e africani, perché avevano la tendenza a “piangere il morto”, dicendomi a volte di non avere soldi per pagarmi, oppure chiedendomi se potevano posticipare il pagamento qualche giorno più in là. Anche questa era una situazione che mi creava imbarazzo e stress.

Morale della favola. A dispetto della mia connaturata gentilezza e disponibilità, zingari e africani si sono dimostrati alieni e incompatibili con i miei valori, che sono basati sul rispetto e sul principio che beni e merci si pagano. Ovvero, se sei alla casa del supermercato paghi ciò che ti viene richiesto, proprio come se sei stato da me scarrozzato in giro devi pagare quanto ti viene richiesto. Fare i furbi e non pagarmi il dovuto è una forma di razzismo da parte loro. Pertanto, io sono xenofobo e razzista nella misura in cui preferisco stare lontano da chi usa un codice linguistico diverso dal mio, poiché quasi sempre, oltre ad avere un’altra lingua, ha anche un’altra logica, cosa che ci rende incompatibili. Stranieri, state con la vostra tribù, che io sto con la mia!

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