Un uccellino che tutti conoscono
Un’antica leggenda cristiana spiega perché il pettirosso ha una grande macchia di quel colore sul petto. L’ambientazione è la Giudea, in particolare il Golgota. Stavano crocifiggendo Gesù e fino a quel momento il pettirosso era un uccellino come tanti altri, dai colori smorti e insignificanti. Ma quando vide il Cristo in croce, attorniato dai soldati romani e da una folla di giudei che piangevano senza far niente per alleggerire il dolore del condannato, in quel suo piccolo cuore di volatile decise di intervenire. Volò fin sulla croce e, delicatamente, cercò di togliere una spina dalla corona che i carnefici avevano messo sulla fronte di Gesù. Provò e riprovò, con molti sforzi, finché riuscì ad estrarne una, ma una goccia del sangue del Cristo lo macchiò indelebilmente di rosso. Da quel giorno, tutti i pettirossi nascono con quella colorazione, per ricordarci che anche un piccolo gesto di gentilezza e compassione può servire d’esempio e d’incoraggiamento per tutti, in un oceano di dolore e ingiustizie. In Natura il pettirosso è un uccellino molto territoriale, non accettando all’interno del suo territorio altri pettirossi. Nei rapporti con l’uomo è piuttosto confidente e a volte sembra curioso di vedere cosa fanno le persone, osservandole da vicino. Fa parte dei cosiddetti “uccellini del freddo” perché va in pianura a svernare, scendendo dalle montagne dove ha nidificato. La sua, quindi, è una migrazione verticale, a differenza di quella delle rondini, per esempio, che è una migrazione orizzontale. Essendo un insettivoro, se lo si vuole ospite delle mangiatoie in giardino basta offrirgli le tarme della farina.
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