Viva Israele!

 


Come anche voi vi sarete accorti, sui social ci sono molti agenti sionisti. Si tratta di italiani, ma non si sa se sono pagati o se sono sinceramente convinti che Israele sia uno stato come tutti gli altri, meritevole di esistere e di fare ciò che sta facendo. Del resto, anche dei Troll non sappiamo molto, cioè non sappiamo che tipo di contratto hanno stipulato con i loro datori di lavoro per fare tutto ciò che fanno i Troll: gettare zizzazia, contraddire anche le evidenze più inequivocabili, e via discorrendo. E inoltre, in Italia ci sono ebrei italiani, Giuliano Ferrara, Enrico Mentana, Gad Lerner, per citarne solo tre, a causa di quel fenomeno etnologico chiamato “Diaspora”. Con la Diaspora – e con l’Olocausto – i sedicenti ebrei ci marciano. Alla grande!

 

 

Per esempio, a proposito degli agenti sionisti su Facebook, ce n’è uno che invita a non usare più il termine “Cisgiordania”, perché secondo lui fuorviante, e a chiamare quei territori con il loro antico nome: Giudea e Samaria. Questo, come presupposto per arrivare a dire che i coloni abitanti in “Giudea e Samaria” fanno bene ad espropriare le case agli occupanti palestinesi, a loro dire, abusivi, che illo tempore rubarono le terre agli ebrei. Fanno bene a tagliare gli ulivi, riempire di cemento i pozzi, bastonare a morte i cani e investire con i fuoristrada capre, pecore e mucche di proprietà dei palestinesi. Tutto ciò, sotto lo stretto controllo, e con l’appoggio, dell’esercito israeliano.

Tra i seguaci di Netanyahu vi sono quelli dotati di capacità espressive, di tempo e di pazienza e scrivono i loro commenti di una o più righe, ma vi sono anche quelli che, per stanchezza o pigrizia sono piuttosto sintetici. Capita, fra questi ultimi, di leggere semplicemente “Viva Israele”. E nient’altro. Detto da un utente italiano, a me personalmente fa ribrezzo. Posso accettare che un presidente della Repubblica finisca i suoi discorsi dicendo: “Viva l’Italia” (Saragat lo faceva sempre), ma se un italiano dice: “Viva Israele” mi ricorda il nostro stato di sudditanza, di paese colonizzato, palestra del Mossad, privo di sovranità nazionale e di orgoglio. D’altra parte, ci sono anche quelli che dicono “Viva gli USA” e posso immaginare che magari siano italiani che lavorano presso la base di Aviano, o di Ghedi, o a Sigonella, avendo quindi il loro tornaconto. Un italiano medio, anche senza essere presidente della Repubblica, dovrebbe in teoria dire: “Viva l’Italia”.

Storicamente, è accettabile che un abitante del Lombardo Veneto, nella prima metà dell’Ottocento, scrivesse sui muri “Viva VERDI”, facendo arrabbiare gli occupanti austriaci, perché ciò significava, per esteso: “Viva Vittorio Emanuele Re Di Italia”. C’era una ragione storica, per questo. Oggi non è più necessario scriverlo perché a partire dal 1861 l’Italia è stata fatta, anche se forse gli italiani non ancora. Mestamente, verrebbe da chiedersi se quelli che scrivevano “Viva Verdi” avessero avuto un’istintiva intuizione, su come le cose sarebbero andate a finire, una volta cacciati gli austriaci, avrebbero continuato a fare i rivoluzionari? Se solo avessero saputo in quale stato l’Italia sarebbe stata ridotta, invasa da tribù africane e asiatiche, Piero Maroncelli e Silvio Pellico forse avrebbero rinunciato a fare i patrioti e non sarebbero finiti in carcere.

Ma lasciamo stare l’ucronia del Risorgimento e veniamo a Magdi Cristiano Allam. Il libro “Viva Israele” è stato pubblicato nel 2007, e quindi molto prima del “giro di boa” del 7 ottobre 2023, che passerà alla storia con la stessa valenza dell’undici settembre 2001. Non conosco la storia personale di quel giornalista, ma Wikipedia dice che sua madre lo fece studiare nelle scuole cattoliche del Cairo e volle chiamarlo Cristiano. Da lì, una brillante carriera in Italia, come giornalista e come uomo politico. Mi chiedo, il padre, musulmano, se mai lo ha avuto, cosa avrà pensato della sua conversione al cristianesimo? Il libro in questione l’ho iniziato ma non l’ho ancora finito, preso da mille altre...tentazioni libresche. In ogni caso, al signor Allam, penso che gliela possiamo perdonare, la sua simpatia per Israele. Le convinzioni, se sono sincere e manifestate senza malizia, vanno sempre rispettate. Le si può criticare, respingere, ma un minimo sindacale di rispetto ci vuole sempre. Questa è la mia filosofia voltairiana, che non mi ha mai deluso. In quanto a “Viva Israele”, non me lo sentirete mai dire. Poco ma sicuro!

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