Incomunicabilità profonda
Avevo scelto alcune frasi dei cacciatori, insieme a quello che avevo loro risposto, ma il risultato era di uno squallore desolante, per cui ho lasciato perdere. Mi limito a riportare un botta-e-risposta tra me e uno di loro, tale Dino Pardini, che non si capacitava del modo di ragionare, diverso e opposto, che gli animalisti hanno rispetto a lui e ai suoi colleghi. Era un modo per gettare un ponte tra noi e loro, aprire una finestra di dialogo, offrire una sponda per capire quanto è vasto il mondo e come non esista un pensiero unico, il loro, ma si possa vedere la natura e gli animali sotto un’altra angolazione, e non attraverso il mirino di un fucile. Mi sono aperto con una piccola confessione, un aneddoto di vita vissuta, ma ne ho ricevuto “pesci in faccia”, come si suol dire. Nel ricordarvi che “Me ne frego!” era uno slogan del Ventennio fascista, vi riporto questo mio breve scambio di battute.
Dino Pardini: Ma tutti i cretini contro questo DDL sono nati cretini o lo stanno facendo per fare casino? Tanto per capire.
Me: Verso i 13 anni ho capito che nel mondo c'era tanta ingiustizia e cattiveria. A 17 ogni colpo di fucile la domenica mattina mi lacerava l'anima. Oggi sono pensionato e gli animali sono ancora miei amici.
Dino Pardini: Allora? Uno sceglie cosa fare della sua vita, poi, dopo che ha detto tutte queste cose a noi che ci frega? Sono problemi suoi.
Me: Frase che denota mancanza di empatia. Ma non voglio fare polemiche. La saluto.
E fin qui, il cacciatore è stato anche gentile. Gli altri ci danno degli ignoranti, invitandoci e leggere l’intero disegno di legge (DDL) sulla riforma della caccia, chiedendoci come intendiamo risolvere il problema dei danni all’agricoltura da parte dei cinghiali, richiamando la nostra attenzione sulla caccia come antica tradizione, praticata in tutto il mondo e invitandoci ad occuparci di cose serie, come l’inquinamento e altri problemi sociali, accusando gli agricoltori di spargere pesticidi che sono, a loro dire, i principali responsabili della rarefazione dell’avifauna, arrivando ad attribuire la stessa colpa ai gatti, ma tralasciando il fatto che i contadini sono loro alleati e amici e che potrebbero essere proprio loro, i cacciatori, a fargli smettere di spargere veleni nei campi.
E ancora, ci mandano a fare la calza o a lavare i piatti, se donne, o semplicemente a svolgere le normali funzioni fisiologiche di evacuazione dei cataboliti, se uomini. In una parola, facendoci capire come vorrebbero farci sparire dalla faccia della terra, usandoci come bersagli al posto degli animali, se solo le leggi lo consentissero. Questo è il loro sogno segreto, che solo cacciatori facoltosi hanno potuto per ora realizzare andando a fare i cecchini a Sarajevo.
Ciliegia sulla torta, dopo aver registrato un’enorme quantità di odio da parte dei cacciatori nei nostri confronti, non sono mancati commenti in cui si mostravano come vittime, dicendo di esser stati bersaglio dell’odio animalista nei loro confronti. Insomma, due mondi paralleli e simmetrici, ma in cui uno dei due mente, inganna e si autoinganna, spacciandosi per qualcun altro, come gli aschenaziti che si spacciano per ebrei. Da oggi si può firmare per la richiesta di due referendum. C’è tempo fino al 30 settembre. Se Dio vuole, gli italiani saranno chiamati ad esprimersi se mantenere o meno la caccia in Italia. E solo allora ci conteremo e riderà bene chi ride ultimo. Io vado a firmare nella segreteria del mio comune lunedì.

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