La caccia è impura
La caccia è un’attività escrementizia, non solo perché le vittime terrorizzate dei cacciatori si liberano del contenuto degli intestini nel momento in cui stanno morendo, ma anche per l’abitudine che hanno i cacciatori di montagna di eviscerare i cervi e i caprioli dopo averli uccisi, al fine di renderli più leggeri senza la massa degli intestini, per portarli a valle in spalla o anche semplicemente per caricarli sui loro potenti fuori strada. I cacciatori sono esperti di escrementi perché sono essi stessi degli escrementi umani, fatti della stessa materia, scarti di lavorazione, automi senz’anima, fantocci deambulanti senza coscienza, robot bio-organici fatti diventare bio-regolatori, figli di Nimrod, il grande cacciatore della Bibbia. I cacciatori hanno dunque grande dimestichezza con i cataboliti intestinali e anche sui social vi fanno spesso riferimento. Sapendo di essere in torto sul piano della coscienza, molti cacciatori, nel confrontarsi con chi dissente dalla loro escrementizia passione, senza alcun riguardo mandano gli altri utenti a quel paese o li invitano a svuotare l’intestino.
Finché lo fanno con me o con Katia Ruggiero, che siamo due illustri sconosciuti, posso anche capirlo, ma sono così pieni di rabbia che non si fermano neanche di fronte ai V.I.P. Sono già stati mandati a svolgere tale funzione fisiologica Giovanni Storti, Licia Colò, Michela Vittoria Brambilla e, ultima in ordine d’apparizione, Marisa Laurito. Sicuramente ce ne sono anche altri, di personaggi pubblici, che mi sfuggono, ma tutti loro, che si oppongono alla mortifera passione di uccidere, vengono prima accusati di non aver letto il testo del DDL, invitandoli a farlo, e poi, come un mantra, li mandano a svolgere quel necessario compito che riguarda tutti gli organismi dotati di apparato digerente, non esclusi loro stessi, né le amebe con cui condividono la stessa quantità di cellule cerebrali.
Essendo un PAS (persona altamente sensibile), in altri tempi ci sarei rimasto male, cioè gli insulti mi avrebbero ferito, ma ora a volte mi diverto a battere chiodo su chiodo, a controbattere ai loro commenti offensivi e la cosa incredibile è che questo li irretisce, perché raramente c’è qualcuno che mi risponde, mentre la maggior parte, dopo aver sfogato la loro rabbia, termina lì la polemica. Ho come l’impressione che trovare qualcuno che gli risponde per le rime li intimidisca. E questo mi sembra assai strano, visto che dovrebbero essere ripieni di testosterone, oltre che di cataboliti solidi.
Non lo faccio sempre e quando vedo che ci sono già centinaia di commenti salto, vado oltre, ma quando calcolo che le mie risposte saranno lette dagli interessati mi ci butto. Mi succede dopo cena, aiutandomi creativamente con qualche bicchierino di amaro digestivo, visto che siamo in tema. Non sono mai volgare, ma piuttosto uso un tono canzonatorio.
Per esempio, se qualche cacciatore manda qualcuno degli “animalati” o “animalari” ad appartarsi per svolgere il gravoso compito, io gli rispondo: “Vada prima lei, s’accomodi e non spinga ché tanto c’è posto!”. Non mi sembra di essere offensivo. Dopo questa risposta, almeno fino a questo momento, nessuno ha più ribattuto. Questa è una lotta di logoramento e forse li stiamo smontando dove sono più sensibili: il loro amor proprio. Si sono montati la testa, si credono dei padreterni e noi gli diciamo che in realtà sono solo poveri esseri umani come tutti gli altri, costretti quotidianamente a svolgere penose azioni corporali, proprio come le loro disgraziate vittime. Con la differenza che le loro vittime restano pure, mentre loro, carnefici per diporto, sono impuri. Se c’è una persona che può dirsi impura a tutti gli effetti, quella è proprio il cacciatore.

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