L'armata Brancaleone

 

 

Fui arrestato una prima volta nel 1982 per attività di sabotaggio della caccia e del tiro al piccione. A quell’epoca ero iscritto sia alla LAV che alla LAC, ma mentre la LAV di Alberto Pontillo mi espulse, la LAC di Carlo Consiglio mi nominò delegato regionale. Queste due reazioni opposte furono dovute al fatto che Pontillo non aveva alcun partito di riferimento, come invece accadeva alla LAC, che gravitava nell’orbita del Partito Radicale. In seguito, il povero Pontillo subì l’attacco di tre giovani rampanti, cresciuti sotto la sua ala protettrice, i quali, come si suol dire, gli “fecero le scarpe”, cambiandogli la serratura dell’ufficio e impossessandosi del marchio dell’associazione. Erano Gianluca Felicetti e Walter Caporale, più un terzo che si trasferì in Gran Bretagna e di cui ho dimenticato il nome. Avendo adocchiato il business, dopo un po’ il Felicetti si tenne la LAV e il Caporale se ne andò fondando un’associazione tutta sua: gli Animalisti Italiani. Due galli non potevano stare nello stesso pollaio.


 

Dal 1982 sono passati 44 anni e non nego che in quasi mezzo secolo questi due personaggi, presidenti delle rispettive associazioni, non abbiano fatto cose egregie per gli animali, ma non posso nemmeno far finta di niente quando, leggendo in questi giorni i commenti maliziosi dei cacciatori, viene lanciata l’accusa che agli animalisti non importa niente degli animali, ma solo delle sovvenzioni, cioè del denaro che è possibile ricavare, e in alcuni casi anche delle cariche politiche che potrebbero essere raggiunte. Se nessuno dei due soggetti menzionati ha mai avuto seggi in parlamento, c’è almeno una persona che, partendo dal basso come semplice attivista, è riuscito a farsi eleggere nelle liste del PD. Si tratta di Andrea Zanoni, che non si può definire propriamente un animalista, bensì un ambientalista. Costui è tuttora un membro del parlamento europeo.

Ovviamente, l’accusa di parte venatoria, secondo cui agli animalisti non importa niente degli animali, deve essere respinta in quanto falsa, poiché chiunque abbia avuto a che fare con gli animali sa quanto essi abbiano bisogno di protezione e aiuto, e fare volontariato nei canili, o seguire le colonie feline, o anche togliere dalla strada i rospi durante le loro migrazioni, per non parlare dei banchetti e delle altre attività educative, porta via molto tempo di vita e prosciuga le finanze private, senza alcun compenso da parte delle istituzioni. Anzi, occuparsi di randagismo, per esempio, significa fare il lavoro che dovrebbe essere fatto dai Comuni, se non altro sulla base di quella legge del 1979, a firma Sandro Pertini, che abolì l’ENPA trasferendo i suoi compiti ai sindaci. Oggi abbiamo sindaci che intendono la lotta al randagismo ammazzando i randagi, ed emettono ordinanze di abbattimento di cinghiali, di nutrie o di cornacchie, decreti comunali a cui proprio gli animalisti devono porre un freno, facendo ricorsi al TAR.

In questi giorni sta accadendo una cosa odiosa: le grandi associazioni non aderiscono alla raccolta firme per i due referendum proposti da un “cane sciolto”, come si chiamavano una volta coloro che non facevano riferimento ad alcun partito o gruppo. Si tratta di un illustre sconosciuto, tale Giancarlo De Salvo. Ha promosso l’ennesima racconta di firme referendarie. Se non ho capito male, lo aveva già fatto nel 2021, nel 2024 e nel 2025. In tutti i casi il quorum delle 500.000 firme non fu raggiunto. Sapete cosa fanno le grandi associazioni? Indicono petizioni contro la caccia, che lasciano il tempo che trovano, o invitano i propri iscritti a scrivere lettere a Babbo Natale. Ops, scusate, volevo dire Sergio Mattarella.

Io trovo che questo comportamento sia una forma di sabotaggio. Ma al signor De Salvo vorrei domandare: se negli anni scorsi non si è raggiunto il quorum delle firme, cosa le fa pensare che quest’anno andrà diversamente? Gli ho chiesto l’amicizia su Facebook, domandandogli anche se è possibile seguire l’andamento della raccolta delle firme, ma al momento non ho ricevuto alcun riscontro. Non sarà anche lui uno di quelli che mirano più al business che al raggiungimento degli obiettivi? Nell’ambiente animalista ne ho viste di cotte e di crude e, se anche stavolta dovessimo alla fine trovarci con un pugno di mosche, il signor De Salvo potrà sempre dare la colpa agli altri.

Io sono andato in Comune, non trovandomi a mio agio con SPID e carta d’identità elettronica, ma i moduli non c’erano. L’impiegata, avuto il mio numero di telefono, ha preso l’impegno di telefonarmi non appena arrivano. Ma chi è l’ente preposto in Italia ad inviare i moduli dei referendum ai Comuni? Vedete come siamo messi? Questa domanda vorrei farla all’organizzatore, che non si degna di farsi sentire, e invece devo farla qui, su Facebook, a utenti che non sanno rispondere, ed è come lanciare in mare un messaggio in una bottiglia. Che bella organizzazione! Una vera armata Brancaleone. Poi, ci facciamo ridere dietro dai cacciatori.

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