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Visualizzazione dei post da settembre, 2026

Là dove mangiano i cacciatori

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  Se andate in qualsiasi ristorante del Friuli, sia in montagna che in pianura, nel menù potete trovare le pappardelle al ragù di cinghiale o le tagliatelle al ragù di cervo. C’è un business dietro il gran numero di altane da caccia, sparse nel territorio, da cui gli arditi bioregolatori, seduti comodamente all’interno, assassinano caprioli da mettere in congelatore, interi o a pezzi, di modo che nei ristoranti non manca mai nemmeno il capriolo con la polenta. La gente mangia, divora carne in gran quantità, fagocita proteine e s’ingozza spensieratamente, senza scrupolo alcuno e questo succede ogni santo giorno, tranne nelle giornate settimanali di chiusura dei ristoranti. Non c’è poi molta differenza se a finire nei voraci stomachi della gente sono animali d’allevamento o selvaggina nata e vissuta in libertà, per finire morta ammazzata a colpi di fucile, ma ci sono ristoranti che portano in sé un’aura di vergogna e di scelleratezza che i divoratori di carne non colgon...

Cassandre degli anni Settanta

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    “I danni creati dall’uomo al patrimonio naturale sono innumerevoli, in molti casi irreversibili. La situazione è drammatica sotto ogni aspetto. E’ evidente che non si può continuare in tale modo. Occorre modificare la nostra superba filosofia che ci pone padroni assoluti e irresponsabili nella natura e nell’universo, occorre adottare una nuova politica dei rapporti fra l’uomo e la natura. Istruzione, educazione, leggi adeguate sono necessarie se si vuole allontanare lo spettro imminente di catastrofi su scala planetaria” (Mario Pavan, 1970)

Ronda su ronda

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  Lo Stato è debole? No, lo Stato è ladro e assassino. Ma quando diciamo Stato cosa intendiamo di preciso? Io intendo le forze dell’ordine, i magistrati, i politici e i giornalisti. Tutti collusi. Tutti concordi nel tormentare la gente, nell’opprimerla, nel colpevolizzarla. Le forze dell’ordine, per la loro ignavia. I magistrati, per le loro sentenze ingiuste. I politici, per averci fatto invadere. I giornalisti, per propalare la narrazione buonista secondo cui i cattivi siamo noi, il popolo, la gente comune, le persone che chinano la testa e pagano le tasse, mantenendo tutti quanti loro. E’ vero che gli italiani mantengono gli stranieri, per lo meno la maggioranza, ma è anche e soprattutto vero che gli italiani mantengono i politici che si comportano come parassiti, nullafacenti e parolai. L’ignavia delle forze dell’ordine si esprime quando dicono che hanno le mani legate. Le sentenze ingiuste dei magistrati si manifestano quando scarcerano in breve tempo chi è perico...

Vandalismi etici

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    Le prime volte che andai in cerca delle macchine dei cacciatori, per bucar loro le gomme, tornai a casa con un nulla di fatto, cioè senza averne bucata neanche una. La prima volta era un capodanno e, a bordo della mia Fiat 500, girai dalle parti di Latisana per cercare macchine parcheggiate in aperta campagna. Non ne trovai, per la semplice ragione che o si guida o si guarda il paesaggio. Non potevo compiere reati vicino casa, perché ero già conosciuto dalle forze dell’ordine come animalista “estremista”. La seconda volta andai dalle parti di Colloredo di Montalbano, ma anche in quel caso di macchine ferme sotto gli alberi non vidi neanche l’ombra. La terza volta andai a Faedis, in località Poiana, ma mentre camminavo su una strada sterrata, mi trovai improvvisamente faccia a faccia con un cacciatore. Il quale mi chiese: “Cerca qualcosa?”. Preso alla sprovvista, gli risposi che stavo cercando il mio cane. Lui non aggiunge altro e io presi la mia macchina e tor...

La faina non si fida

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Ultimamente, non ho fortuna con le fototrappole. Una non è entrata in funzione per niente, l’altra mi mostra un paio di topolini che si avvicinano alla “scena del delitto”, ma che fuggono subito, spaventati dalla luce accesasi improvvisamente. Alla fine, si vede il muso di una volpe che si porta via il bocconcino prelibato, una fagiana frollata, di quei fagiani d’allevamento che in questi giorni i cacciatori liberano nei campi per soddisfare il loro gioco di tiro al bersaglio. Ma prima della volpe si è avvicinata una faina ad ispezionare la fonte dell’odore cadaverico che percepiva nell'aria. Anche lei ha fatto una...toccata e fuga, senza fermarsi troppo a lungo e dimostrando una certa salutare diffidenza. Giustamente, la loro intelligenza istintiva gli fa sempre sospettare qualche trappola, ma è stata la volpe, poi, a portarsi via la fagiana, confermando il detto: “Chi non risica, non rosica”.

La sconfitta dell’umanità

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  Guardate bene questa faccia! E’ la faccia di un uomo in procinto di suicidarsi. E’ arrivato al capolinea delle speranze e delle illusioni e ormai non trova più alcuna ragione per continuare a vivere. Se si deve vivere in queste condizioni, strisciando e lasciandosi umiliare da un potere ottuso e malvagio, è meglio farla finita. Abbiamo imparato fin da piccoli che esiste il gregge di pecore belanti, che si lasciano condurre al macello, e poi ci sono le pecore nere, che rifiutano le regole e le leggi, per imporre la propria volontà senza far del male a nessuno, ovvero alle altre pecore, quelle bianche che si uniformano, e senza usare violenza verso chicchessia, compreso il potere perfido e malvagio che opprime tutti quanti, pecore nere, bianche e di qualsiasi altro colore. Le maestre ci hanno ripetuto fino allo sfinimento che dovevamo pensare con la nostra testa, ma proprio quando qualcuno le prendeva in parola e cominciava ad opporsi alla narrazione ufficiale, allora...

Animali diffamati dai pagliacci

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  Si attaccano i vegani per mettere in qualche modo a tacere la propria coscienza, chi ce l’ha, affinché non urli troppo quando ci si ritrova nel piatto un pezzo di animale macellato e cucinato. Si attaccano gli animalisti più o meno per la stessa ragione, ovvero per non doversi interrogare sul pessimo rapporto che cacciatori, pescatori o, appunto, carnivoristi, hanno con gli animali, trattati come oggetti e sfruttati in mille modi. Ma gli attacchi a chi ha fatto scelte etiche, cioè vegani e animalisti in genere, possono essere fatti in modo diretto o in maniera subdola. In questo secondo caso, troviamo sia i professionisti come Maurizio Crozza, quando imita il cuoco vegano Simone Salvini, sia i dilettanti, tra cui quel sedicente anticaccia piemontese che risponde al nome di Giancarlo De Salvo e di cui ho già parlato anche troppo.  

Le avventure di un povero idiota

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  Ignazio Silone scrisse “L’avventura di un povero cristiano” . Io, riferendomi a me stesso, e non essendo cristiano, potrei scrivere “L’avventura di un povero ingenuo”. Per l’ennesima volta mi sono ritrovato in una pesante situazione emotiva, cioè sono andato ad impantanarmi in un conflitto che non avevo minimamente immaginato, ingenuo come sono, ma in parte è colpa mia, cioè del mio carattere arrendevole e remissivo. La qual cosa, in termini popolareschi, si esprime con il detto: “Tempi duri per i troppo buoni”. Oppure: “Chi pecora si fa, il lupo se la mangia”. Non so quanti di coloro che leggono queste righe si trovano spesso nel ruolo di pecore remissive, ma una domanda ve la voglio porre: “Non vi siete un po’ stancati di fare sempre le pecore alla mercé dei lupi? Qui scendiamo nel campo della metafisica, ovvero ci si chiede perché nella società umana esiste il ruolo del “lupo” che se ne va in giro a caccia di pecore. Perché non possiamo essere tutti pecorelle ma...

Lupi e lupetti

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  I lupi, in senso metaforico, sono tanti, ma i lupi travestiti da pecora sono molti di più. Farò alcuni esempi per spiegarvi come funzionano le cose. Se poi qualcosa dovesse sfuggirmi, “voi mi corrigerete”, come disse il Papa polacco. Parto dal Daspo, che un tempo si chiamava “Foglio di via”, inflitto a Simone Carabella. I musulmani ci stanno invadendo. Questo è assodato. In quanto ateo, cioè inviso al loro Dio Allah, io sono già potenzialmente decapitato, se solo dovessero raggiungere sempre più potere e comandare al posto dei burattini che abbiamo ora in parlamento. I miei cagnetti, in quanto animali impuri e rigettati dal loro Dio misericordioso, sono già potenzialmente annegati o presi a mitragliate. Simone Carabella compie un’azione di disturbo alle loro insulse preghiere e i giudici nostrani cosa fanno? Danno il foglio di via da Venezia all’italiano disturbatore, anziché provvedere ad allontanare dall’Italia i potenziali assassini maomettani.  

La muerte dei cacciatori

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  Secondo Nietzsche, il popolo che non ha in sé la forza per difendersi dall’aggressione di un altro popolo, più forte e combattivo, non ha nemmeno il diritto di farlo e deve accettare il proprio ruolo storico di vittima e schiavo. Questo principio si può applicare ai palestinesi, abbandonati da tutti, cominciando dagli altri arabi, e lasciato alla mercé di demoni assassini dalla pelle bianca e dai capelli biondi, conosciuti come Aschenaziti, o falsi ebrei. Se però estendiamo tale principio alle altre specie, ne deriva che la fauna selvatica, non avendo in sé la forza di difendersi dai fucili e dalle trappole della specie umana, non ha nemmeno il diritto di vivere e deve accettare il proprio ruolo di vittima predestinata. Nella realtà, c’è una minoranza di esseri umani che, dotati di coscienza, si oppone a questo stato di cose, schierandosi dalla parte delle vittime, siano esse animali o palestinesi.  

Officine meccaniche per relazioni guaste

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  Sull’ingratitudine dei figli sono stati versati nei secoli fiumi d’inchiostro. La questione è annosa, per non dire millenaria, e lo si capisce anche dal fatto che Mosè ha pensato di inserirla nelle cosiddette tavole della legge, conosciute anche come “Dieci comandamenti”. Onora il padre e la madre è il quarto di tali comandamenti, per i cattolici, ma il quinto per gli ebrei. Fatto sta che gli psicologi hanno individuato la ribellione dei figli verso i genitori come una fase fisiologica normale, che si manifesta intorno ai 15 anni. E’ la stessa età in cui molti giovani scappano di casa, quasi per una forma di vendetta o di ritorsione nei confronti dei genitori, per poi fare ignominiosamente ritorno e venire accolti a braccia aperte. Anche qui non possiamo astenerci dal menzionare il riferimento biblico del “figliol prodigo”, su cui sorvoliamo.  

Il pastore errante dell’Italia

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  Leggiamo spesso le geremiadi dei pastori italiani che lamentano le predazioni dei lupi ai danni delle loro greggi. Alla ferale notizia segue tutto un codazzo di cacciatori e altri “rurales” (leggi zotici) che auspicano lo sterminio dell’intera popolazione lupesca in Italia, con un fervore così zelante che sembrano soldati israeliani quando parlano dei bambini palestinesi. Tra la caterva di commenti genocidari, in riferimento ai lupi, si legge ogni tanto qualche commento di persona informata, studiosa di etologia e magari anche facente parte di qualche università, che cerca di spiegare come è inevitabile che i lupi scelgano opportunisticamente le prede più facili e, tra un velocissimo capriolo e una assonnata pecora non c’è partita: il lupo sa cosa scegliere, con grande rabbia del pastore. Ma quando costui chiede l’abbattimento dei lupi sbaglia, s’inganna, si confonde, sgarra, fa un passo falso, prende una cantonata. In poche parole, erra. E quindi lo si può definire...

Il Karma esiste

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  Il Karma esiste e io l’ho sperimentato sulla mia pelle. Da quando quel finto animalista di Giancarlo De Salvo ha indetto una raccolta di firme referendaria, ho partecipato a molte feroci discussioni su Facebook con i cacciatori, che sul tema della caccia hanno i nervi scoperti. Lollobrigida e i suoi complici volevano far loro un piacere, ma le cose sono andate storte e la disapprovazione popolare verso gli sparatori per sport si è manifestata sui social come non era mai successo prima. Fino a pochi giorni fa, anch’io davo il mio contributo all’immane disputa rispondendo alle stupidaggini dei cacciatori e cercando di spiegare perché è immorale considerare gli animali come bersagli, ma soprattutto facendo notare che l’organizzatore del referendum lavorava per loro e quindi non aveva senso insultarlo.