Lo zimbello per gli allocchi

 


Vi spiego perché quest’uomo è un impostore. Per prima cosa nasce dal nulla ed è un illustre sconosciuto. Indice, per la terza o quarta volta, una raccolta di firme referendarie senza l’appoggio di un partito. Le associazioni animaliste storiche non vogliono averci nulla a che fare. Rifiuta la mia richiesta di amicizia e cancella sistematicamente tutti i miei commenti con i quali gli chiedevo spiegazioni. Come ha fatto con me, ha fatto la stessa cosa anche con tutti quelli che gli scrivevano. E’ presente assiduamente su Facebook e forse anche su altri social, invitando la gente a firmare on line per il referendum che scade il 30 settembre e che richiede 500mila firme per essere valido, non mandando i moduli cartacei nei Comuni italiani, configurando così una sorta di autosabotaggio. I cacciatori lo odiano, caricandolo di insulti, e gli animalisti non gli danno più retta come i primi giorni della sua personale campagna referendaria. Io ho cominciato ad avere qualche dubbio sulla sua autenticità quando ho notato alcune stranezze. Che ora vi spiego.



All’inizio ci ero cascato anch’io, andando in municipio per firmare e scoprendo che i moduli non c’erano. Nei suoi video su Facebook insiste a chiedere alle grandi associazioni animaliste di appoggiare il referendum, appellandosi ai “guru dell’animalismo”. E già qui cominciamo a sospettare che non sia un vero animalista, perché nessun animalista parlerebbe in questo modo. Anzi, questo è un tipico modo di parlare da cacciatore. Quando il primo ottobre si constaterà che le 500mila firma non sono state raggiunte, potrà tranquillamente dare la colpa alle grandi associazioni animaliste, perché, com’è nella natura umana, la colpa è sempre immancabilmente degli altri.

Ultimamente, ha registrato un video alludendo all’idea che le associazioni animaliste si rifiutano di collaborare con lui perché in fondo in fondo vogliono che la caccia non venga abolita, perché altrimenti non avrebbero più il sostegno degli iscritti e quindi non ci sarebbero più entrate di denaro. Anche questo è un modo di ragionare atipico per gli animalisti, ma caratteristico dei cacciatori e degli altri nemici degli animali.

Se Walter Caporale, degli Animalisti Italiani e Gianluca Felicetti, della LAV, ma io voglio aggiungere anche Max Molteni, dell’ATRA, sono riusciti a ricavare un posto di lavoro come presidenti delle rispettive associazioni, significa solo che sono stati in grado di trasformare in lavoro le loro passioni per gli animali e non c’è niente di cui vergognarsi in questo. Solo gli anarchici dei centri sociali sollevavano anni fa qualche obiezione in merito, ma non fanno testo in quanto persone immature e poco affidabili. Oltretutto, all’epoca in cui manifestavamo contro la Giovanna Soprani, quegli stolti ragazzini criticavano solo Walter Caporale e non anche Gianluca Felicetti. E mi sono sempre chiesto perché.

Giancarlo De Salvo mette a confronto il suo referendum con le iniziative delle associazioni, che inviterebbero a firmare petizioni prive di valore legale e a mandare lettere al presidente Mattarella. Ma quando mai? Vi risulta che le associazioni invitano a scrivere lettere a Mattarella? Se ne siete al corrente, ditemelo perché io non ne so nulla. E in quanto alle petizioni, è del tutto vero che non servono a niente e il loro destino è finire al macero, ma questo lo sappiamo da anni senza che venga a dircelo il signor de Salvo. Anche questo è un atteggiamento tipico dei cacciatori, che pensano che siamo nati ieri e che siamo così ingenui da non conoscere l’efficacia della raccolta firme, nonché la differenza tra una petizione e una raccolta referendaria. Sono molti i pregiudizi che i cacciatori hanno nei confronti degli animalisti, a cui aggiungono “da salotto”. Il De Salvo parla come un cacciatore, travestito da animalista.

In altre parole, secondo me è una quinta colonna, un pinco pallino qualsiasi ingaggiato dalle lobby delle armi e dalle associazioni venatorie, per indire un referendum azzoppato e impossibilitato ad ottenere i risultati sperati. Le ultime volte che ci ha provato, non gli sono state di lezione. De Salvo è stato avvicinato dagli armieri, che gli hanno offerto qualche premio se avesse intrapreso, per la terza o quarta volta, questa inutile raccolta di firme. Cosa gli avranno promesso in cambio? Se solo i cacciatori, che commentano rabbiosamente le sue apparizioni, sapessero che è uno di loro, si eviterebbero rabbia e indignazione. Noi che siamo più intelligenti del cacciatore medio, non ci danniamo l’anima e rimaniamo nella convinzione che il Potere non può e non vuole rinunciare nemmeno al più piccolo introito derivante dalla vendita di fucili da caccia e munizioni, perché i 620mila cacciatori rimasti in Italia sono pur sempre dei consumatori da tenere in buon conto, ragionando come ragionerebbe un amministratore delegato della Beretta, di Benelli, Franchi e Fiocchi, questi sì che muovono ingenti quantità di denaro, non gli stipendi ricavati da Caporale, Felicetti e Molteni, grazie alle donazioni degli iscritti.

Se da una parte, il finto animalista piemontese vi cancella i commenti, nel momento in cui gli chiedete spiegazioni, dall’altra qualche informazione è riuscita a trapelare, più che altro perché il soggetto se l’è lasciata scappare. Ha fatto sapere infatti che le associazioni gli hanno mandato una lettera tramite avvocati, ma se chiedete gli avvocati di chi, non ve lo dice e se gli chiedete il contenuto di tali lettere, probabilmente di diffida, non ve lo dice neanche sotto tortura. Provate! E poi mi dite cosa vi ha risposto.

E veniamo alla tecnica usata. Perché le lobby venatorie dovrebbero servirsi di un paravento (front man), di un manichino, per attuare tutta questa pagliacciata? Intanto, per trasmettere l’idea che la caccia è inattaccabile e demoralizzare ancora di più gli animalisti. I cacciatori si arrabbiano? Pazienza! E’ un prezzo da pagare di poco conto: in ballo ci sono milioni di euro di profitto per le fabbriche d’armi, oltre alla distruzione di migliaia di vite animali di cui ai cacciatori non importa nulla, a dispetto dei loro discorsi retorici e roboanti. Loro sono i veri amanti della montagna, i veri naturalisti, i veri conoscitori della fauna, i veri guardiani della galassia, i controllori delle specie dannose da contenere. Tutti quelli che li contestano sono scappati di casa che non sono mai stati in un bosco e che vivono le loro squallide vite nelle grigie città, circondati da asfalto e cemento.

La tecnica non è nuova. Israele crea Hamas, dopo aver creato l’ISIS e forse anche Hezbollah. Ma tutte le polizie del mondo ne sono al corrente e la mettono in pratica. Si chiama “agente sotto copertura”. Nel luglio del 2001 abbiamo scoperto l’esistenza dei Black Bloc. Chi li aveva ingaggiati? La polizia, è ovvio! Dopo aver incendiato le macchine e sfasciato le vetrine, scappavano, si toglievano la maglietta nera e si confondevano in mezzo ai manifestanti pacifici. Solo a quel punto scattavano le cariche dalle polizia che non colpivano i loro collaboratoti, ma persone innocenti, mandandole all’ospedale.

Quella del signor De Salvo è una guerra psicologica. Lui è il Black Bloc della situazione e non ha bisogno di sfasciare vetrine, ma gli basta fare brevi e puliti appelli a firmare il suo referendum tramite SPID. Voi ce l’avete lo SPID? Sapete usarlo? Gli armieri che lo hanno ingaggiato per fare il finto animalista si sono garantiti la non efficacia del referendum, così da poter dire che gli animalisti sono quattro gatti e che il popolo italiano è favorevole alla caccia, a dispetto di tutti i sondaggi condotti fin qui.

Passerà anche il 30 settembre, e ci toglieremo dalla scatole questo burattino dei cacciatori, i quali faranno salti di gioia, mentre noi torneremo alla nostra quieta disperazione, sapendo di vivere in mezzo ai barbari impenitenti e impuniti. Su questo pianeta Satana regna sovrano.

Commenti

  1. Io credo che la caccia per come la conosciamo noi, sia destinata a sparire o forse meglio, a cambiare. Da bambino, dal mio paese, partivano nugolo di cacciatori a cercare poveri fagiani o lepri, oggi ce n’è uno solo più per tradizione che per motivazione è vicino agli 80. Il rinnovo della licenza costa caro e anche questo toglie motivazione. Vogliamo metterci altri elementi del homo tecnologius? Internet trattiene anche loro sugli schermi. Credo rimarranno coloro che hanno mezzi (soldi) e motivazione di andare a cercare alternative alla loro noia: gli orsi in Croazia, piuttosto che la caccia nella savana. Di fatto nelle nostre campagne appare il lupo, tanti caprioli e qualche cinghiale, la campagna non é più feudo dei cacciatori (qualcuno resiste), ma di trattori grandi come tir e qualche persona che tenta di passeggiare col proprio cane. Al di là delle analisi possibili… sic transit anche per il mondo della caccia…

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dalle mie parti, è pieno di altane da caccia, per caprioli e cinghiali.

      E questo si ricollega alla presenza di "capriolo con polenta" e di "pappardelle al cinghiale" nei menù di tutti i ristoranti della zona.

      Il cacciatore, dopo aver ucciso a tradimento, dalla sua postazione elevata, il capriolo o il cinghiale, li fa a pezzi e li mette nel suo congelatore domestico.

      Poi va dal ristoratore e gli offre le sue prede.

      Il ristoratore, a seconda della stagione e della richiesta da parte dei clienti (è la domanda che crea l'offerta) gli compra la carne di cui ha bisogno.

      Per legge, la fauna è patrimonio indisponibile dello Stato, che ne concede alcune specie per certi periodi, facendosi pagare elevate tasse.

      Quindi, al di là della loro cosiddetta passione, sbandierata dai cacciatori, si tratta di business e ci guadagnano tutti.

      In primis lo stato, poi il cacciatore da appostamento e infine il ristoratore.

      Motore di questo scempio è il buongustaio che va al ristorante.

      Prima che finisca tutto questo giro, deve venire una guerra a sfoltire un po' di gente.

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

La geometria sacra della Natura

Il coltello di ossidiana

Eppur si muove