Il pastore errante dell’Italia
Leggiamo spesso le geremiadi dei pastori italiani che lamentano le predazioni dei lupi ai danni delle loro greggi. Alla ferale notizia segue tutto un codazzo di cacciatori e altri “rurales” (leggi zotici) che auspicano lo sterminio dell’intera popolazione lupesca in Italia, con un fervore così zelante che sembrano soldati israeliani quando parlano dei bambini palestinesi. Tra la caterva di commenti genocidari, in riferimento ai lupi, si legge ogni tanto qualche commento di persona informata, studiosa di etologia e magari anche facente parte di qualche università, che cerca di spiegare come è inevitabile che i lupi scelgano opportunisticamente le prede più facili e, tra un velocissimo capriolo e una assonnata pecora non c’è partita: il lupo sa cosa scegliere, con grande rabbia del pastore. Ma quando costui chiede l’abbattimento dei lupi sbaglia, s’inganna, si confonde, sgarra, fa un passo falso, prende una cantonata. In poche parole, erra. E quindi lo si può definire un pastore errante.
Io non sono un esperto di lupi, né faccio parte di qualche università, ma un’ideuzza mi è venuta e la voglio riproporre qui. Propongo di importare dalla Turchia una speciale razza di cane da pastore anti lupo, dall’esperienza collaudata: il Kangal! E’ un bestione enorme e, stando ai filmati che circolano in rete, è capace di tenere testa a un intero branco di lupi, che di solito è composto da cinque o sei individui. Se poi gli si mette il collare a punte antilupo, è impossibile sconfiggerlo. In questo modo si risolverebbe una volta per tutte la questione dei danni da parte dei lupi, o degli orsi, e i pastori erranti d’Italia la smetterebbero di levare alti lai per le loro perdite economiche, visto che per loro pecore e capre sono solo denaro, business, e non esseri viventi dotati di diritti.
Poiché ho già esposto questa mia idea su Facebook, in un post dove si parlava di un vitello ucciso dai lupi, mi sono state già rivolte delle obiezioni, la più seria delle quali è quella riguardante il pericolo per gli escursionisti che, passeggiando nei pascoli montani, spesso si avvicinano alle mandrie o alle greggi per fare dei selfie, venendo a volte attaccati da Maremmani, Bergamaschi e Montagna dei Pirenei, con spiacevoli conseguenze per il pastore proprietario dei cani. Normalmente, i prodi escursionisti non badano ai cartelli di avviso che a volte, ma non sempre, ci sono e finiscono per essere morsicati.
A tale obiezione è facile rispondere perché gli stessi rischi che si possono correre in montagna, con cani che fanno il loro lavoro di protezione del gregge, sono presenti in una qualsiasi città o periferia italiana, laddove cani di grossa taglia, molto più pericolosi di quelli da pastore, scappano e uccidono la gente, come suggerisce il loro istinto manipolato di cani da combattimento. Casi di Dogo argentini, Pittbull e, recentemente, Rottweiler, con esiti fatali, si leggono quasi ogni settimana.
In montagna, benché non mi sia mai trovato in una situazione del genere, ho l’impressione che ci siano più probabilità di cavarsela, senza essere fatti a pezzi. La stessa stazza del Kangal dovrebbe suggerire ad ogni escursionista una doverosa prudenza. Insomma, vogliamo risolvere il problema delle predazioni dei lupi o continuiamo a dare ascolto a quegli psicopatici dei cacciatori?

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