La muerte dei cacciatori

 


Secondo Nietzsche, il popolo che non ha in sé la forza per difendersi dall’aggressione di un altro popolo, più forte e combattivo, non ha nemmeno il diritto di farlo e deve accettare il proprio ruolo storico di vittima e schiavo. Questo principio si può applicare ai palestinesi, abbandonati da tutti, cominciando dagli altri arabi, e lasciato alla mercé di demoni assassini dalla pelle bianca e dai capelli biondi, conosciuti come Aschenaziti, o falsi ebrei. Se però estendiamo tale principio alle altre specie, ne deriva che la fauna selvatica, non avendo in sé la forza di difendersi dai fucili e dalle trappole della specie umana, non ha nemmeno il diritto di vivere e deve accettare il proprio ruolo di vittima predestinata. Nella realtà, c’è una minoranza di esseri umani che, dotati di coscienza, si oppone a questo stato di cose, schierandosi dalla parte delle vittime, siano esse animali o palestinesi.

 

 

Ci si oppone al genocidio di fauna e palestinesi per una questione di giustizia e non perché gli animali e gli arabi ci debbano essere per forza simpatici. Per la verità, gli animali sono molto più belli degli arabi, dal punto di vista estetico, e come si perdona agli animali di lottare per la vita, predando altre specie, quando si trovano allo stato di natura, così si perdona ai palestinesi di cercare di sopravvivere macellando ciò che ancora resta da macellare, in una situazione di sterminio imposta dai demoni aschenaziti. Definire “pro-pal” chi si schiera dalla parte dei palestinesi, contro i criminali di guerra finti ebrei è sbagliato, perché, lo ribadisco, non si tratta di difendere i palestinesi in quanto minoranza oppressa, ma in quanto vittime di un orrendo sopruso, esattamente come gli animali selvatici che sono, anch’essi, vittime di un orrendo sopruso.

Tuttavia, le posizioni degli astanti, cioè noi che osserviamo, valutiamo e cerchiamo di distinguere la verità dalla propaganda, sono assai diversificate. Vi sono sia quelli che difendono gli israeliani, sia quelli che difendono i cacciatori. Lo fanno perché sono essi stessi dei demoni in fieri, cioè potenzialmente assassini di animali e di palestinesi. Se potessero, cioè se non avessero conseguenze negative, andrebbero in Israele a combattere a fianco dell’IDF, oppure andrebbero a caccia accompagnando i cacciatori, cosa che già fanno i figli e gli amici dei cacciatori stessi.

A volte capita che un soldato israeliano muoia durante un’azione di guerra, oppure che un cacciatore cada in un dirupo o venga impallinato mortalmente da un collega poco attento, facendo la stessa fine. Viene spontaneo esultare quando muore una di tali persone dedite allo sterminio di innocenti, perché è una questione di coerenza: se in carcere viene ucciso un pedofilo dagli altri detenuti, voglio vedere quanti si rattristano. E’ naturale che sia così, una volta che si sceglie da che parte stare. O si fa parte del problema o si fa parte della soluzione. O si sta dalla parte del Bene, o da quella del Male. Tertium non datur.

Dunque, ragionando da persone civili, che non vanno a caccia e che mai sparerebbero in testa a un bambino palestinese, ci si interroga se esultare per la morte di uno di tali demoni sia eticamente corretto o sbagliato. Ognuno deve trovare la risposta dentro di sé, ma per quanto mi riguarda, posto che Nietzsche aveva torto, o almeno non aveva tenuto conto che si può combattere anche per conto terzi, e stabilito che la legalità sta dalla parte del governo genocidario di Israele, proprio come sta dalla parte dei cacciatori, la storia ci spingerebbe a prendere le armi e a combattere a fianco delle vittime, per lo meno qui da noi dove non ci sono soldati che sparano in testa ai bambini. Ma siccome questo è vietato da quella stessa legge che consente ai cacciatori di appropriarsi di un bene di proprietà dello Stato, nessuno di noi osa imbracciare un fucile e fargliela pagare cara a quei mostri che la domenica si sparpagliano nei campi e nei boschi, alla ricerca di bersagli viventi da abbattere.

Nessuno di noi, dotato di senno, farebbe mai una cosa del genere. E dunque, impotenti come siamo, con le mani legate dalla legge, che sta dalla parte dei cacciatori, non ci resta che pregare che ne muoiano quanti più possibile, che cadano nei dirupi o che si sparino tra loro. Penso che sia altamente morale auspicare la loro fine ignominiosa, in qualsiasi modo avvenga, pure per un infarto o perché finiscono sotto una macchina. Anche perché di più non possiamo fare. Molti di loro su Facebook scrivono: "Viva la caccia" e io spesso gli ho risposto: “Viva la muerte!”. La muerte dei cacciatori.

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