Le avventure di un povero idiota

 


Ignazio Silone scrisse “L’avventura di un povero cristiano”. Io, riferendomi a me stesso, e non essendo cristiano, potrei scrivere “L’avventura di un povero ingenuo”. Per l’ennesima volta mi sono ritrovato in una pesante situazione emotiva, cioè sono andato ad impantanarmi in un conflitto che non avevo minimamente immaginato, ingenuo come sono, ma in parte è colpa mia, cioè del mio carattere arrendevole e remissivo. La qual cosa, in termini popolareschi, si esprime con il detto: “Tempi duri per i troppo buoni”. Oppure: “Chi pecora si fa, il lupo se la mangia”. Non so quanti di coloro che leggono queste righe si trovano spesso nel ruolo di pecore remissive, ma una domanda ve la voglio porre: “Non vi siete un po’ stancati di fare sempre le pecore alla mercé dei lupi? Qui scendiamo nel campo della metafisica, ovvero ci si chiede perché nella società umana esiste il ruolo del “lupo” che se ne va in giro a caccia di pecore. Perché non possiamo essere tutti pecorelle mansuete che si aiutano l’un l’altra?

 

 

Che Plauto, per primo e, successivamente, Thomas Hobbes, abbiano coniato l’espressione “Homo homini lupus” non ci è di molto aiuto, perché si limita a fotografare un dato di fatto, senza suggerirci la via d’uscita da tale inghippo.

Fatto sta, per entrare nel merito della faccenda, siccome sto vendendo la mia vecchia auto, ho ricevuto molte richieste d’informazioni tramite il sito “Subito.it”, alcune via telefono e altre via mail, come suggerito dalla stessa piattaforma. A queste ultime non ho risposto, né ho intenzione di farlo, ma alle telefonate ho dovuto rispondere, anche perché è la cosa che preferisco. Cioè, parlare direttamente con gli interessati.

La prima telefonata è arrivata nel giro di pochi minuti dalla pubblicazione dell’annuncio e, avendo l’orecchio musicale, ho capito che dall’altra parte del filo c’era (1) uno straniero, un rumeno per la precisione. Poi è arrivata quella di (2) una donna italiana, che mi supplicava di tenerle la macchina da parte perché appiedata e nella situazione di avere urgente bisogno di un’auto. Poi è arrivata quella di (3) un tizio italiano che, quando gli dissi che la macchina aveva bisogno di qualche intervento, risposte che aveva uno zio meccanico. Facendogli notare che ero già in parola con un rumeno, volle, come un bravo giocatore di poker, accaparrarsi la precedenza, che non aveva, offrendomi 200 euro in più e rimandandomi alla sua visita la sera stessa. Infine, mi ha telefonato (4) un altro signore italiano che, saputo che ero in trattative con altri, è rimasto un po’ deluso.

Come è andata a finire? Il rumeno, accompagnato dal figlio, è venuto puntuale ma, avvisato che non gliela avrei venduta perché il tizio numero (3) mi offriva mille euro, mentre con lui telefonicamente avevo concordato 500, cominciò una filippica accusatoria dicendomi che non ero di parola, perché era stato il primo a telefonare e io gliel’avevo promessa. Il che era del tutto vero ma, insistendo con questo ritornello, mi sono reso conto che mi stava colpevolizzando e, com’è noto, colpevolizzare l’interlocutore è la più efficace tecnica manipolatoria. Lui mi stava facendo pressione, colpevolizzandomi, proprio come a volte fanno i governi con i propri cittadini.

Il colpo di scena è venuto però dal figlio, che era rimasto per lo più in silenzio. Siccome l’adulto diceva che avevo fatto perdere a entrambi mezza giornata di lavoro, alla mia ingenua domanda su cosa potessi fare per risarcirli, il ragazzo mi ha chiesto 100 euro a testa. Al che, la mia ingenuità svaporò all’istante e gli risposi: “Scusate, voi vi presentate qui e mi chiedete duecento euro perché dite di aver perso mezza giornata di lavoro e io dovrei dare questi soldi a due sconosciuti?”. Glielo chiesi garbatamente guardandolo negli occhi, e allora capì che stavo mettendo dei paletti. Alla buon’ora! Lui ci aveva provato, trovandosi di fronte un “povero idiota” quale io stesso, guardandomi dall’esterno, a volte mi giudico, ma gli è andata male.

Il povero idiota si era improvvisamente reso conto di essere finito in una trappola. “Vi pago la benzina che avete consumato per venire fin qui inutilmente”, dissi loro. “Trenta euro”, replicò subito il padre. Alla fine, gliene diedi venti. Nessuno dei due volle stringermi la mano che gli porgevo e anche questo, se non sbaglio, rientra nelle tecniche manipolatorie. Coerenti fino in fondo. Offesi dal mio comportamento scorretto. La parte va recitata fino all’ultimo. Chissà perché, quando ho a che fare con gente dell’Est Europa, finisco sempre per rimetterci. Come quella volta che avevo un black out in casa, chiamai un numero di “pronto intervento” trovato su internet e arrivò un elettricista croato. Anche in quel caso, alla fine della sceneggiata con tanto di colpevolizzazione (la corsa a vuoto andava comunque pagata) si prese 100 euro purché se ne andasse.

Morale della favola. Oggi dovrebbe venire a vedere la macchina, ed eventualmente anche a provarla, il tizio numero (4). Se accetterà il prezzo da me proposto, sarò ben felice di cedergliela, e io uscirò da questo incubo, anche se qualche senso di colpa per la donna italiana numero (2) si farà sentire per un po’. Il “giocatore di poker” numero (3) non si è più fatto sentire. Decisamente, fare il mercante non è il mio mestiere!

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