Campagne pubblicitarie

 

 

Luca Argentero ci sta fracassando i maroni con la pubblicità dello spazzolino elettrico, aiutato da quell’oca giuliva che fa immaginarie parole crociate chiedendosi “S’infiammano se lavo male i denti”. Giancarlo De Salvo ci ha fracassato i maroni per tutta l’estate, accusando di disonestà le “grandi associazioni” animaliste, aiutato dalla contadinella Michela Bortot. Cosa vende il signor Argentero? Un oggetto di cui non abbiamo mai sentito la mancanza ma che ora, grazie al classico metodo della creazione consumistica dei bisogni, ci manca tantissimo e correremo senz’altro a comprare. Cosa ci voleva vendere il signor De Salvo? L’idea che gli animalisti, che facciano parte di grandi o di piccole associazioni, o che siano dei “cani sciolti” come il sottoscritto, in realtà mirano ad accumulare la vil pecunia e degli animali non gliene importa niente! Ci è riuscito? Con i cacciatori sì, e anzi con loro ha sfondato una porta aperta, ma con gli animalisti? Molti di loro non hanno fatto caso alle calunnie rivolte a LAV, ENPA e OIPA (WWF e Lipu c’entrano con l’animalismo come i cavoli a merenda) e hanno firmato per i due referendum promossi da quell’impostore. 

 

 

Tutti noi ci chiediamo quanti spot pubblicitari dovrà fare ancora Argentero, per contratto, per potersi dire conclusa la campagna pubblicitaria dello spazzolino e la stessa domanda ci viene spontanea con il De Salvo, visto che il 30 settembre è passato, e pure il 15 ottobre, ma il soggetto continua a presentarsi su Facebook, ripetendo il suo mantra della contrapposizione tra firme referendarie e petizioni. Una cosa risaputa, banalissima, che anche i polli allevati dagli animalisti sanno, cioè che le petizioni lasciano il tempo che trovano, mentre le firme referendarie hanno valore giuridico, è stata usata come base per la sua campagna di diffamazione nei confronti degli animalisti, dal momento che i cacciatori non fanno differenza tra grandi e piccole associazioni e per loro siamo tutti degli squilibrati fanatici. Se questo era l’obiettivo del De Salvo, ci è riuscito in pieno, creando una spaccatura insanabile, come nelle migliori tradizioni del “divide et impera”, e un disagio psicologico in tutti, animalisti e cacciatori, poiché, quando questi ultimi lo insultavano, era come se insultassero l’intera categoria e mi sentivo insultato anch’io.

Parole come “Guru dell’animalismo” e “Fuffaguru” stanno meglio in bocca a un cacciatore che a un animalista autentico. Ecco perché fin dall’inizio ho provato un senso di dissonanza, di fastidio, chiedendomi come potesse tale soggetto essere così carente in fatto di strategia comunicativa e di diplomazia. Mi sono chiesto se non fosse per caso pagato dalle associazioni venatorie, al preciso scopo di far credere che gli animalisti sono dei pazzi, mentre i cacciatori rappresentano la parte sana della società. Già lo dicevano prima, ma ora, con “l’operazione De Salvo”, ne hanno trovato conferma.

Quel ciarlatano torinese deve avere un ego grande come una casa, una mania di protagonismo e di grandezza come di solito gli animalisti non hanno, sapendo che il male fatto agli animali è enorme e le nostre forze per difenderli sono scarse e mai sufficienti. Viene spontaneo chiedersi: “Ma chi si crede di essere?”. In poche parole, dimostra di essere un megalomane. Stupisce inoltre il silenzio delle associazioni coinvolte. Perché non si sono mai espresse, in questi ultimi quattro mesi, date le infamanti accuse che venivano loro rivolte? Che impieghino le loro energie per “vendere panettoni”, come argutamente fa notare il ciarlatano, dà fastidio anche a me, perché le pone sullo stesso livello dell’AIRC, che vende le “arance della salute”, e delle altre associazioni fiancheggiatrici di BigPharma e quindi della vivisezione. L’animalismo non può essere ridotto a mero business. Insomma, anche con il truffatore torinese ci chiediamo quanti spot pubblicitari, per contratto, dovrà ancora fare – e noi ci dovremo sorbire – e se dietro l’Argentero c’è la Procter & Gamble, dietro il De Salvo chi c’è?

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