Il futuro che ci aspetta

 


Afonso Goncalves, del partito nazionalista portoghese, ha fatto qualcosa di simile a ciò che fece a Mestre Simone Carabella, nel settembre scorso, ma senza mangiare un panino al prosciutto. Goncalves ha osato sventolare una bandiera del Portogallo in un quartiere abitato prevalentemente da immigrati musulmani, nella città di Figueira da Foz, nel distretto di Coimbra. Ovviamente, gli è stata strappata di mano, mentre i devoti musulmani in preghiera nei giardinetti di Mestre non si sono scomposti più di tanto, limitandosi ad inviare sacri improperi coranici al caucasico provocatore. Ci ha pensato poi il prefetto di Mestre ad applicare il Daspo urbano, detto anche Foglio di Via al nazionalista romano. 

 

 

Questi due episodi, indicanti una certa incompatibilità tra bianchi e islamici, che hanno avuto come esito solo spinte e insulti, mi hanno fatto venire in mente un tragico episodio realmente accaduto in India dopo la dichiarazione d’indipendenza dell’agosto del 1947. Mi riferisco alla spartizione dei territori e alla separazione tra induisti e musulmani, che generò un esodo di massa in direzioni contrarie tra i fedeli delle due religioni, stimato tra i 12 e i 15 milioni di persone, che dovettero lasciare le loro case per spostarsi altrove. L’esito fu disastroso e lo stesso Gandhi si rammaricò di quanto accadde.

Il numero dei morti per gli scontri religiosi che si verificarono va dai 500mila al milione. Nessuno li ha contati, ma gli uni accusavano gli altri di essere stati la causa della migrazione forzata, senza rendersi conto che si trattava di una decisione calata dall’alto e che forse avrebbero potuto continuare a convivere tra fedi diverse, come avevano fatto fino a quel momento, senza dover abbandonare case e terreni. Purtroppo, le forze ultranazionaliste e le religioni, di per sé faziose e intolleranti, hanno provocato un disastro epocale di enormi proporzioni.

Se quanto accaduto in India 79 anni fa può essere preso a paradigma, il futuro che ci aspetta, qui in Europa, è una guerra sanguinosa tra musulmani e nativi europei, con le forze in campo che vanno totalmente a favore degli islamici, considerate l’età avanzata di noi bianchi e, viceversa, la giovane età e il fanatismo dei musulmani. Per cui, se non vogliamo lasciare una pesante ipoteca ai nostri discendenti, è di capitale importanza fermare il flusso in entrata dei migranti, poiché si tratta di sopravvivenza, nostra e dei nostri figli e nipoti. Non è retorica, questa, né razzismo, ma solo buon senso!

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